Dalla salute negata alla salute ritrovata I PILASTRI DELLA SALUTE ...

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... dei pasti) accoppiata all'alga clorella o alla zeolite (mezz'ora prima dei pasti). ... dental amalgam[12], è molto più specifico, in quanto riferisce di uno studio in ...
Dalla salute negata alla salute ritrovata

I PILASTRI DELLA SALUTE E LA RETE DI INTERCONNESSIONI

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“I pilastri della salute e la rete di interconnessioni” è un e-book gratuito

È possibile ripubblicarne i contenuti purché la citazione sia testuale e sia specificata la fonte e l’autore.



Versione 4.0 – 10 novembre 2015



Le versioni successive saranno disponibili all’indirizzo

http://scienzamarcia.altervista.org/pilastri.doc



Autore del libro: Corrado Penna

L’autore (benché non sia un medico ma un “paziente informato” con un background scientifico ed una laurea in fisica) ha tradotto i libri “La Sindrome Psico-Intestinale” della dottoressa Natasha Campbell-McBride e “Guarire i sintomi noti come autismo” dell’omeopata Kerri Rivera, nonché numerosi abstract di articoli scientifici; ha inoltre collaborato alla seconda edizione del libro “Il mal di glutine” di Lorenzo Acerra curandone l’impaginazione e scrivendo per esso un’apposita appendice. Dello stesso autore potete leggere il libro Alimentazione, disbiosi intestinale e parassitosi:

http://scienzamarcia.altervista.org/disbiosi.doc

Sommario

Dichiarazione di non responsabilità (disclaimer) 3 1. I pilastri della salute e la rete di interconnessioni 4 2. Disbiosi intestinale (e non solo) 10 3. I parassiti intestinali (ed anche gli altri) 12 4. La tossicità del mercurio (e delle amalgame per otturazioni dentali) 14 5. I denti devitalizzati 16 6 Cavitazioni dell’osso mandibolare 19 7. Residui di radici (e di denti) 20 8. Il problema dei denti del giudizio 20 9. La malocclusione 22 10. Microcorrenti galvaniche (effetto galvanico del bimetallismo in bocca) 23 11. Patologie causate da problemi periodontali 24 12. L’infiammazione 25 13. L’alimentazione 26 13.1 Il glutine 26 13.2 La caseina 29 13.3 La Dieta dei Carboidrati Specifici (dieta paleolitica) 31 13.4 Il crudismo 32 13.5 Dieta a basso tenore di carboidrati (e alto tenore di grassi buoni) 33 13.6 Dieta chetogenica 33 13.7 La dieta Gerson 34 13.8 La dieta del gruppo sanguigno 34 13.9 Il digiuno 35 14. La neural-terapia, le cicatrici ed i campi di disturbo 36 15. La respirazione 37 16. I traumi psichici ed il rapporto mente-corpo 38 17. Il trauma della nascita ed il rebirthing 39 18. I pilastri della malattia (1): i vaccini 40 19. La prevenzione del danno vaccinale 44 19.1 Vitamina C e vaccini 44 19.2 Equilibrio della flora intestinale e vaccini 45 20. I pilastri della malattia (2): le radiazioni elettromagnetiche 45 21. Protezione dalle radiazioni elettromagnetiche e dalle radiazioni ionizzanti 50 22. La radiazione naturali e i danni causati dalla sua schermatura 51

Appendice: un piccolo elenco di libri e siti consigliati 52





Dichiarazione di non responsabilità (disclaimer)

Quanto trovate scritto qui sotto non costituisce in nessun caso una indicazione terapeutica. La lettura delle seguenti informazioni non può sostituire un processo di diagnosi e di valutazione accurata dello stato di salute da parte di uno o più medici di base o medici specialisti. Chi scrive è convinto che non esiste la malattia bensì il malato, ovvero che non esistono rimedi sempre uguali per la stessa malattia, ma percorsi di cura differenziati in base alle caratteristiche peculiari del singolo malato. Qui di seguito trovate semplicemente informazioni, in base alle quali potete rivolgervi presso un professionista qualificato (medico, odontoiatra, naturopata, nutrizionista, osteopata) avendo voi stessi, si spera, una maggior conoscenza di causa. Un paziente informato, secondo chi scrive, ha delle possibilità molto maggiori di guarigione, anche perché (è ben noto) due professionisti con la stessa specializzazione spesso danno della stessa sintomatologia (e delle stesse analisi di laboratorio) o un’interpretazione differente, oppure a parità di interpretazione consigliano due percorsi terapeutici molto differenti. Lo scopo di questo libro è quindi informativo e le informazioni in esso contenuto non vanno intese come consiglio medico o terapeutico. Qualsiasi terapia, anche la più apparentemente semplice e banale può comportare dei rischi; anche una semplice aspirina, è noto, può avere in taluni casi dei gravi effetti collaterali. Le terapie naturali cui qui si accenna possono avere degli “effetti collaterali” dovuti alla disintossicazione; guarire significa anche uccidere dei patogeni e/o dei parassiti e causare il rilascio di tutte le tossine in essi contenuti, con un temporaneo aggravamento di molti sintomi già presenti e la comparsa (temporanea) di sintomi nuovi. Nessuno può dire a priori quale sarà la risposta di una singola persona a questo processo e quanto ciò possa essere debilitante, per temporaneo che sia. Consultatevi quindi con medici di base, specialisti, biologi nutrizionisti prima di fare qualsiasi cambiamento dietetico particolarmente rilevante o di intraprendere un qualsiasi percorso curativo. Per quanto sforzo abbia fatto l’autore del presente e-book, non può garantire in maniera assoluta della correttezza e della completezza di quanto qui scritto, e (lo ripeto) si tratta di un testo informativo; se volete provare a mettere ad utilizzare praticamente alcune delle informazioni in esso contenuto vi prendete la piena responsabilità delle vostre azioni. Se un uso improprio delle informazioni qui contenute, senza previo consulto con medico o altro professionista qualificato dovesse arrecarvi del danni; l’autore non si assume di conseguenza alcuna responsabilità e non offre nessuna garanzia. Lo stesso dicasi per tutti i libri ed i siti internet citati.



1 - I pilastri della salute e la rete di interconnessioni

Immaginate una costruzione che deve la propria solidità a 9 pilastri e 5 travi portanti, e che a un certo punto ha un cedimento strutturale. Immaginiamo pure che tale cedimento strutturale avvenga in una zona dell’edificio prossima al pilastro numero 9; e immaginiamo pure che ispezionando il pilastro numero 9 si scopra che tale pilastro è danneggiato. Pensate forse che il risultato dell’ispezione sia sufficiente per potere concludere che il pilastro 9 sia la sola causa del cedimento strutturale? E se fosse danneggiata anche una trave portante che poggia sul pilastro 9? E se fosse danneggiato anche un pilastro vicino, la cui condizione è corresponsabile del danno a quella zona dell’edificio? Ecco, questo potrebbe essere modello, molto semplificato, del corpo umano, la cui stabilità (la condizione di salute) si basa proprio sulla solidità di un certo insieme di “pilastri” e “travi portanti”. In tal caso il cedimento di un determinato organo o tessuto, o una qualsiasi disfunzione dell’organismo in generale (la condizione di malattia) non può così facilmente essere imputato solo al danneggiamento di uno dei “pilastri” della salute. Il corpo umano in realtà è molto più complesso di una semplice costruzione dal momento che abbiamo anche il sistema sanguigno e quello linfatico, e attraverso di essi alcune sostanze (compreso l’ossigeno e alcuni mediatori chimici) si spostano attraverso il corpo, per non parlare del sistema nervoso attraverso il quale passano le comunicazioni sensoriali e gli “ordini” del sistema nervoso centrale. Messaggi, sostanze chimiche e stimoli elettrici percorrono l’intero corpo, e come se ciò non bastasse, ci sono sollecitazioni meccaniche dell’apparato osseo che hanno notevoli ripercussioni sul funzionamento dell’intero organismo. La medicina tradizionale cinese ha da millenni studiato alcune “strade” che collegano tra di loro dei punti nevralgici (punti di agopuntura o digitopressione), determinati organi, determinati denti; studi moderni hanno verificato una differenza di conducibilità elettrica lungo il percorso di tali meridiani. Adesso esistono persino apparecchi computerizzati (non certo molto noti né molto diffusi) che, misurando la resistività lungo alcuni meridiani energetici, verificano la presenza di un eccesso o una carenza di tensione sui meridiani stessi in modo da pervenire più facilmente ad una diagnosi dello stato energetico dell’organismo e quindi delle cause delle malattie. L’organismo è un insieme di più parti che sono molteplicemente intercorrelate, il suo funzionamento è basato su di una rete di interconnessioni, per cui a volte è davvero difficile isolare una semplice causa di una patologia, di un disturbo, di uno squilibro fisico e psichico. Molte volte bisogna considerare non solo un certo numero di concause, ma un intreccio di cause, e l’intreccio è qualcosa di più, qualcosa di differente dalla semplice somma delle singole cause. Un’altra maniera di visualizzare questa situazione di multi-fattorialità (già usata da Lorenzo Acerra) è quella di un lottatore esperto nelle arti marziali che viene affrontato da un solo nemico, che riesce a tenere benissimo a bada. Poi entra in campo un secondo avversario, ed il lottatore riesce a tenere a bada anche questo, sebbene inizia ad essere più provato, più affaticato, a sprecare troppe risorse per fare fronte alla nuova situazione. Quindi entra in campo un terzo avversario, che lo tiene impegnato anche su un nuovo fronte, ed ecco che il nostro esperto di arti marziali deve finalmente adottare un compromesso che a noi sembra un disturbo di salute. Il nostro corpo è dotato di sistemi di regolazione e di sistemi di auto guarigione, che riescono a volte a fare fronte a diversi “assalti”, ripristinando l’equilibrio, ma poi l’ennesimo fattore negativo, come la classica goccia che fa traboccare il vaso, scatena una condizione patologica. Quest’ultimo fattore negativo che grava sull’equilibrio del nostro corpo, essendo l’ultimo in ordine di tempo, viene facilmente scambiato per la causa della malattia, cosa che spesso non è. Anni fa, facendo degli esercizi alla sbarra restati bloccato, con la spalla dolorante a causa di una infiammazione al legamento, sviluppando un problema che, seppur rientrato con un poco di riposo (e di estratto di artiglio del diavolo), mi perseguitò in maniera più o meno fastidiosa, con periodico riacutizzarsi, per una decina d’anni, rendendomi difficili alcuni movimenti, come quello di pulirmi la schiena. Poi d’improvviso, facendo una iniezione di procaina in corrispondenza del sito di estrazione del molare, il fastidio quasi scomparve (la procaina è una sostanza anestetica che ha il “miracoloso” effetto di neutralizzare, a volte in maniera permanente, i problemi causati da diversi tipi di focalità legate ai denti e/o alle cicatrici, della cui natura discuteremo più in dettaglio più avanti nel presente testo). Con il senno di poi posso affermare che non fu necessariamente lo stress dell’esercizio alla sbarra a causare l’infiammazione (l’ultimo fattore negativo in ordine di tempo che si era presentato a livello dell’articolazione), ma un “focus dentale” che aveva pesantemente condizionato lo stato di salute della spalla, la quale poi cedette al momento in cui la sottoposi ad uno sforzo di una certa entità. Anche la filosofia della osteopatia (forma di “medicina complementare” ideata dal medico chirurgo Andrew Taylor Still, che usa particolari manovre di manipolazione di muscoli organi e articolazioni, stimolando anche il corretto scambio di fluidi all’interno dell’organismo) si basa su principi fondamentali molto simili a quelli appena enunciati, due dei quali sono i seguenti: “L’essere umano è un’unità dinamica di funzioni” e “Il corpo possiede dei meccanismi di autoregolazione e autoguarigione”. Secondo tale disciplina, per esempio, le tecniche di manipolazione articolari, craniali e viscerali possono aiutare anche a riequilibrare la psiche. Per esempio è vero che la postura è influenzata dalla psiche, ma è vero anche il contrario, ovvero che tramite il riequilibrio della postura si può riequilibrare la psiche. È la stessa storia del sorriso e della serenità. Se non si è sereni non si sorride, ma a volte sforzandosi a sorridere, a focalizzarsi su di un pensiero positivo, si fa un passo avanti nella direzione di una maggiore serenità. In effetti il concetto di trasformare il circolo vizioso in un circolo virtuoso è fondamentale in queste ed in altre situazioni. Se la medicina allopatica (la medicina “ortodossa” ovvero quella “ufficiale”) ha il grosso difetto di essere così specializzata da non vedere la rete di interconnessioni su esposta, spesso anche la medicina naturale (naturopatia, omeopatia, erboristeria, etc.) appare un po’ dimentica dell’importanza di alcune delle “colonne e travi portanti” della salute del nostro organismo. Sono ben pochi, purtroppo, i medici a conoscenza del fatto che una condizione patologica detta disbiosi intestinale possa essere causa non solo di disturbi gastro-intestinali (reflusso, gastrite, ulcera), ma anche di autismo, disturbi dell’apprendimento, depressione e altre malattie mentali, sclerosi multipla ed altre malattie autoimmuni; sono pochi i medici consapevoli che alla disbiosi spesso si accompagna la presenza di vermi parassiti (intestinali e non solo) la quale può essere concausa delle condizioni su elencate, ma anche di ansia, aggressività, autolesionismo, anemia, fibromialgia, etc. Sono pochi i medici che conoscono a fondo il rapporto tra alimentazione e salute, in quanto la scienza dell’alimentazione nelle università di medicina al giorno d’oggi una materia facoltativa; i naturopati e gli omeopati in genere conoscono un po’ meglio tale questione, ma pochi osano suggerire la possibilità di tornare alla dieta dei nostri antenati, che non conoscevano ancora né il riso né la pasta, ad una dieta che, in maniera del tutto naturale, può curare la disbiosi intestinale ed anche la parassitosi. E se al giorno d’oggi inizia ad esserci un po’ più di informazione su diete crudiste, fruttariane, o “paleo” (abbreviazione di paleolitica), che sono poi tutte diete senza cereali, ben poche persone, sia medici che pazienti, sono sfiorate dal dubbio che un dente devitalizzato (che non essendo più vitale rappresenta per l’appunto un tessuto morto lasciato a marcire dentro una mascella ancora viva, una sorta di potenziale cancrena) possa creare malattie croniche, autoimmuni, degenerative, per non parlare del problema delle cavitazioni che spesso si creano in corrispondenza di un dente estratto senza la contemporanea rimozione del legamento del periodonto. Precisiamo subito che ben pochi dentisti rimuovono tale legamento (operazione per altro molto rapida ed indolore, che si esegue con una breve fresatura) lasciando così un tessuto morto dentro un osso vivo che si richiude inglobandolo (un’altra cancrena potenziale che a lungo andare può causare infezione dell’osso). Molti rapporti causali tra denti e malattie sono ampiamente ignorati al giorno d’oggi, mentre solo 70 o 100 anni fa erano ben noti e studiati. Ogni dente è collegato ad un ben preciso meridiano energetico ed a precisi organi o tessuti, il che aiuta a spiegare come un problema ad un particolare dente possa causare una precisa malattia ad un certo organo o tessuto. Altro problema spesso ignorato o sottovalutato è quello della malocclusione, la chiusura imperfetta dell’arcata dentale superiore contro quella inferiore, che si può presentare a causa di problemi ortodontici, denti mancanti, otturazioni imprecise e che può causare tra l’altro emicrania, mal di schiena, ansia, disturbi psichici, aritmia, tachicardia, ernia. Più note sono le relazioni tra malattia ed intossicazione da metalli pesanti (alluminio, mercurio, piombo, etc.) ed ultimamente si fa un gran parlare della psicosomatica, della psico-neuro-endocrino-immunologia, ovvero dei rapporti tra psiche, sistema neurologico, sistema endocrino, sistema immunitario, ma pochi si spingono fino a sospettare che persino il cancro possa essere causato (o con-causato) da un forte shock psicologico. Che dire invece della respirazione? Sono pochi, persino nell’ambito della medicina “alternativa” o della naturopatia i medici che puntano sull’importanza di una corretta respirazione, nonostante il lavoro pionieristico del dottor Buteyko[1] il quale dimostrò che asma, glaucoma, problemi di pressione ed altri disturbi ancora possono essere curati (o quanto meno fortemente mitigati) con dei semplici esercizi di respirazione che correggono la cattiva abitudine all’iperventilazione. La respirazione serve a fornire ossigeno a tutti i nostri organi e tessuti, e l’ossigeno serve alla produzione di energia; una cattiva respirazione significa una cattiva resa energetica ad ogni livello. Quello che spesso manca però è una visione d’insieme, l’abitudine di guardare a 360 gradi indagando la consistenza di tutti i “pilastri della salute” e le interconnessioni che esistono tra i vari sistemi del corpo umano, che generano un’intricata rete di interrelazioni e retroazioni. Sono pochi ad esempio i medici olistici che per prima cosa mandano il paziente da un dentista di fiducia che indaga sui denti devitalizzati, le cavitazioni e otturazioni in amalgama (di mercurio!) ed altri problemi di sua competenza, operando una bonifica di tale situazione, oltre ad intervenire con dieta, digiuno, rimedi erboristici e omeopatici, neural- terapia (iniezioni di procaina), osteopatia, fisioterapia etc. I più bravi, oltre a riconoscere l’importanza dei focus dentali e dei focus da cicatrici (anche piercing e tatuaggi in quest’ottica sono dei possibili focus, dal momento che possono essere posti su punti e circuiti nevralgici del sistema dei meridiani energetici) sono esperti anche nel riconoscere il segno delle problematiche di natura psicologica che si riflettono sulla salute. Per fare un esempio è pur vero che un fattore stressante, come una crisi di rabbia, un lutto o qualsiasi altro evento spiacevole può causare un attacco (o un’aggravarsi) di una forma di dermatite, ma non tutti quelli che sono sottoposti a fattori ugualmente stressanti soffrono di dermatite. Presumibilmente queste cose capitano solo a chi soffre di disbiosi intestinale (carenza di batteri benefici e proliferazione di quelli patogeni e dei lieviti del genere Candida). Si può quindi in maniera semplicistica incolpare lo stress della patologia in questione? Non necessariamente, anche perché il terzo molare (o dente del giudizio) è in relazione con l’intestino tenue, ed un problema a tale dente (inclusione parziale o totale del dente nell’osso mandibolare, cavitazione in corrispondenza del dente estratto, residuo radicolare, dente devitalizzato) può inficiare il funzionamento dell’intestino e quindi concorrere al problema. Similmente può concorrere la presenza di mercurio nel corpo (che riduce la capacità del corpo di smaltire le tossine e danneggia i batteri benefici causando disbiosi). Ma possiamo escludere che una malocclusione faccia la sua parte? O che una cicatrice all’addome possa avere un effetto focale? E se il paziente ha subito in passato una rimozione dell’appendice, che secondo alcuni studi recenti sarebbe un “sacchettino” dove l’organismo immagazzina dei batteri benefici che servono a ripopolare l’intestino dopo alcune malattie che compromettono la microflora intestinale? Senza dimenticare il fatto che il primo ed il secondo molare sono in relazione con l’intestino crasso (colon e retto) e quindi un problema a quei denti (cavitazione, residuo radicolare, devitalizzazione) può concorrere alla malattia. Riepilogando siamo riusciti, facendo una breve panoramica, ad individuare diversi pilastri su cui si fonda la nostra salute, e che possono di converso diventare le cause profonde della nostra malattia se manifestano qualche tipo di cedimento, di squilibrio. Qui di seguito un breve elenco che include anche qualche elemento in più ma che, ciò nonostante, non è necessariamente esaustivo:

   - L’intestino. L’apparato digerente è di centrale importanza, in quanto al suo interno (se tutto procede correttamente) dal cibo vengono estratte tutte le sostanze nutrienti. Se invece il processo digestivo non funziona bene o se il cibo in esso introdotto non è adeguato ai nostri bisogni nutrizionali, si pongono le basi per moltissime malattie. La carenza di batteri benefici e la proliferazione di agenti patogeni, unicellulari e pluricellulari (vermi parassiti), ovvero alla condizione di disbiosi/parassitosi può essere la causa profonda di molti disturbi e malattie, anche croniche e infiammatorie. La disbiosi/parassitosi può anche essere causa di intolleranze ed allergie, le quali a loro volta possono generare disturbi più o meno gravi. La carenza dei batteri benefici porta a carenze vitaminiche e nutrizionali, le tossine di patogeni e parassiti causano molteplici disturbi. Una cattiva alimentazione e/o una condizione di disbiosi possono portare ad avere nell’intestino incrostazioni di materiale fecale la cui espulsione (tramite clisteri o lavaggio intestinale ayurvedico con acqua e sale detto “shankprakshalan”[2]) accelera il processo di guarigione. È da aggiungere infine che nell’intestino risiede materialmente un “secondo cervello”, ed il fatto che molte sensazioni siano dette “viscerali” non è solo un modo di dire. Lo stress psicologico colpisce spesso l’intestino, così come una disbiosi intestinale rende spesso psicologicamente fragili, ansiosi, preda di paure.

- Le barriere tissutali. Il nostro corpo utilizza dei sistemi di filtraggio particolarmente efficaci detti per l’appunto “barriere tissutali”. La più nota è la barriera mucosa intestinale, che se diventa eccessivamente porosa non riesce più ad espletare il suo compito importantissimo di far passare i nutrienti dall’intestino al sangue e di non far passare al contrario le tossine e il cibo incompletamente digerito. Ma ci sono altre barriere importantissime come quella emato-encefalica, un filtro tra il sangue ed il cervello che impedisce ad eventuali tossine (e non solo) presenti nel sangue di arrivare al cervello. Ci sono diversi fattori causali che possono causare una disfunzione delle barriere tissutali, ed alcuni di questi agiscono contemporaneamente su molto di esse, come ad esempio la produzione di citochine pro-infiammatorie (delle particolari proteine che agiscono da “messaggere” e la cui eccessiva produzione contribuisce allo scatenarsi di molte patologie). Una trattazione più dettagliata sulle barriere tissutali la trovate nel mio libro Alimentazione, disbiosi intestinale e parassitosi.

- Il pancreas. È un organo fondamentale per la regolazione del livello di glicemia nel sangue; se viene sottoposto ad uno stress eccessivo che causa picchi di ipoglicemia e di iperglicemia può iniziare a perdere colpi, ma anche la disbiosi e persino i focus dentali possono avere un influsso notevole sul suo funzionamento. Un’alimentazione a base di cereali raffinati, ricca di zucchero, dolci, bibite zuccherate, povera di frutta e verdura, predispone non solo alla carie, ma anche al diabete.

  - I denti. La salute del corpo si regge su quella di ogni singolo dente, che vi piaccia o no. Di conseguenza denti devitalizzati, denti infetti (granulomi apicali), radici relitte (residui di radici “dimenticate” nel corso di un’estrazione e rimaste nella mandibola), denti del giudizio inclusi nell’osso mandibolare (totalmente o parzialmente), cavitazioni (che più spesso si verificano in corrispondenza del sito di estrazione dei molari, ma che si possono trovare anche in corrispondenza di un dente devitalizzato), e malocclusione possono produrre una serie incredibile di disturbi e malattie, infiammatorie (artrite reumatoide) croniche e degenerative (sclerosi multipla, tiroidite cancro). Non è superfluo ribadire che se si mangia bene sin dalla prima infanzia, non solo difficilmente si cariano i denti, ma è più difficile che si sviluppino problemi ortodontici (sebbene questi dipendano molto dallo stato di salute e dallo status nutrizionale della madre nel corso della gravidanza).

  - L’alimentazione. Impossibile spiegare adeguatamente in poche righe l’importanza di tale fattore. Ricordo solo che l’uomo è l’unico essere vivente che vive di cibi artificialmente processati invece che semplicemente raccolti e mangiati. L’ideale sarebbe andare verso una dieta basata su di alimenti naturali, di cibi poco elaborati, il più possibile crudi; ciò non toglie che durante un processo di cura (fase introduttiva della Dieta dei Carboidrati Specifici) abbia senso anche una dieta a base di soli cibi cotti (e quindi facilmente digeribili da un intestino inizialmente in difficoltà). I primati più simili all’uomo vivono di frutta, verdura, semi, foglie, insetti e più raramente (quando sentono delle carenze proteiche) di carne cruda.

- L’infiammazione. Focus dentali, disbiosi e parassitosi, nonché varie infezioni possono portare ad uno squilibrio delle citochine (particolari proteine prodotte dalle nostre cellule), con una sovrapproduzione delle citochine pro-infiammatorie, le quali a loro volta possono danneggiare la funzionalità dei mitocondri e alterare il funzionamento delle barriere tissutali,

  - La respirazione. L’iperventilazione (respirare in fretta, senza darsi delle giuste pause) induce una carenza di ossigenazione degli organi e dei tessuti. Questo succede perché il sangue cede ossigeno ai tessuti ed agli organi solo quando c’è un livello sufficientemente alto di anidride carbonica nel sangue. La respirazione yogica, che è poi molto simile alla respirazione Buteyko, permette di operare tanti piccoli miracoli, specie se abbinata ad altri interventi (dietetici in particolare). Ma questo è solo un aspetto della respirazione, fenomeno molto legato anche alla nostra psiche: lo stato d’animo influenza la respirazione così come la respirazione influenza lo stato d’animo. Abituarsi a pratica una respirazione diaframmatica e fare gli esercizi del pranayama (oppure gli esercizi di respirazione del metodo Buteyko) può essere di molto aiuto per ritrovare il nostro equilibrio psico-fisico. 

- La disintossicazione. La capacità dell’organismo di eliminare le tossine presenti nell’ambiente (aria, cibo, acqua) è fondamentale per impedire che tali tossine si accumulino nei nostri tessuti grassi creando grossi problemi; i metalli pesanti ed alcuni prodotti chimici possono creare da soli moltissime patologie. La disbiosi intestinale inibisce le nostre capacità di disintossicazione, al pari dell’accumulo di mercurio; a sua volta se la disintossicazione non funziona a dovere, è possibile che accumuliamo una grande quantità di tossine anche quando non siamo esposti a grandi fonti di inquinamento. Si tratta di un circolo vizioso che occorre interrompere (per esempio con la dieta paleolitica, con la disintossicazione ionica, con il protocollo CD[3], con il digiuno). Ovviamente un po’ del lavoro di pulizia si svolge attraverso l’intestino, cui il fegato è collegato, e che scarica all’esterno rifiuti e tossine, ed attraverso il sudore (la pelle); in effetti se il corpo non riesce ad espellere abbastanza velocemente le tossine attraverso le feci (intestino) e l’urina (reni) viene utilizzato anche l’altro apparato di espulsione, la nostra pelle.

- Il fegato ed i reni. Come appena accennato fegato e reni sono organi dedicati alla depurazione, ed una loro “pulizia” permette, riattivandoli, di potenziarne l’efficacia, con grande giovamento dell’organismo tutto.

- Le cicatrici. Non solo le cicatrici, ma anche piercing e tatuaggi, rappresentano dei campi di disturbo da trattare con la neural-terapia (iniezioni di procaina). A volte anche collane, braccialetti ed altri monili di metallo possono interferire negativamente con il nostro corpo.

  - La psiche. È noto, e confermato dalle recenti ricerche sulla psico- neuro-endocrino-immunologia, che lo stato di benessere o malessere psichico influisce (tramite il sistema nervoso e l’apparato endocrino) sulla condizione di benessere o malessere dell’organismo nella sua totalità, anche perché modula il funzionamento del sistema immunitario. Traumi subiti e non condivisi con altre persone, lutti mai elaborati, problemi caratteriali, eccessiva timidezza, eccessiva aggressività etc., possono essere cause o concause di malattie anche gravi (persino di tumori). Ma fino a che punto la maniera in cui reagiamo ad uno stress psicologico dipende dal nostro carattere e fino a che punto dipende dall’equilibrio della microflora intestinale e dall’eventuale presenza di parassiti, o dallo stato di salute dei nostri denti? La disbiosi può di per sé causare ansia, l’intolleranza a glutine o caseina (generalmente causata a sua volta dalla disbiosi) può causare persino manifestazioni di vera e propria follia. Lo stesso dicasi dei focus dentali, in particolare denti del giudizio inclusi (ma non solo).

- L’anima … l’anima? Forse non tutti concorderanno nell’attribuire importanza a questa entità, forse qualcuno non crederà nemmeno all’esistenza dell’anima (o spirito che dir si voglia), ed io stesso non mi sento di sbilanciarmi troppo (l’argomento è un po’ troppo delicato, è difficile avere certezze in questo campo); alcuni naturopati danno ad essa una certa importanza nel processo di guarigione/malattia, e secondo me potrebbe essere il caso di prendere in considerazione anche questo aspetto, sebbene con le dovute cautele. Ci sono resoconti di persone che riferiscono di essere guarite da problemi di salute affrontando presunti traumi subiti nel corso di precedenti incarnazioni. Ci sono interessanti testimonianze di persone guarite anche grazie alle intenzioni espresse da persone che pregavano per loro manifestando una precisa intenzione focalizzata al risanamento dell’organo o tessuto malato (vedi per esempio quanto descritto nel libro “La scienza dell’intenzione” di Lynne Mc Taggart), ma è molto difficile in questa sede stabilire fino a che punto ciò possa essere vero. Rischiando di sconfinare in altri campi, ricordo che l’antropologo Carlos Castaneda parlava di entità non fisiche che parassitavano l’anima umana, e non è certo il solo; resto tutti i popoli a torto giudicati “primitivi” da noi progrediti occidentali riteneva reale l’esistenza di entità animiche benevole e malevole. Anche il libro “Sciamani” di Graham Hancock permette di aprire uno squarcio sul rapporto tra il nostro mondo fisico e quello spirituale. Ma se tutto ciò vi sembra assurdo, vi comprendo bene, anche io in fondo lo ritenevo assurdo quando ero ancora un po’ troppo infarcito della retorica scientista propagandata dai mass-media. Adesso mi sembra molto difficile che tutta la realtà si possa ricondurre al solo piano fisico; se non fosse così del resto non si spiegherebbe come mai su questo pianeta vada sempre tutto storto, le malattie croniche siano diffusissime, le guerre siano ovunque, povertà fame e miseria siano endemiche, l’inquinamento del nostro stesso pianeta aumenti in maniera esponenziale … ma anche questo è un discorso che non si può riassumere in poche righe. La parte restante di questo scritto non solo discuterà in maggiore dettaglio alcuni dei “pilastri” cui ho appena accennato, ma tratterà anche delle varie possibili interconnessioni. Ovviamente non sarà mai possibile una trattazione esaustiva, ma si spera di chiarire al lettore almeno gli aspetti fondamentali rimandando poi ad alcuni libri e/o siti di approfondimento tematico. E siccome molti argomenti sono stati sviscerati da ottimi libri di facile reperibilità, mi concentrerò soprattutto su alcune questioni poco conosciute alla maggior parte della gente.







2 - Disbiosi intestinale (e non solo)

Come il paguro e l’attinia vivono in perfetta simbiosi, aiutandosi l’un l’altro (il paguro porta in giro l’attinia che ne approfitta per trovare cibo, mentre l’attinia offre al paguro la difesa dei propri tentacoli urticanti), così succede per il rapporto di simbiosi tra i mammiferi e vari ceppi di batteri, detti per l’appunto batteri “simbionti” (il mammifero ospita i batteri che si trovano al sicuro in una “casa” che corrisponde al corpo del mammifero, ed i batteri in cambio aiutano a digerire ed assimilare il cibo, e persino a fornire alcune sostanze nutritive come alcune vitamine e alcuni aminoacidi). Ci sono popolazioni di batteri che vivono in simbiosi con moltissimi animali multicellulari, uomo compreso, dove le troviamo a popolare le varie mucose: quella dell’intestino (la più estesa e quindi anche la più popolata dai batteri), quelle della bocca e della cavita della faringe, delle tonsille, delle orecchie, della vagina, dei polmoni etc. Anche la pelle ha il suo corredo di batteri simbionti. Ma oltre ai batteri simbionti ci sono anche i cosiddetti “commensali” che non apportano benefici particolari e si limitano generalmente a vivere in un certo ambiente dove trovano di che nutrirsi. Maggiori informazioni potete trovarle nel mio libro Alimentazione, disbiosi intestinale e parassitosi. Una mancanza dei normali batteri simbionti può essere causata da molti tipi di farmaci (antibiotici, antidolorifici, antinfiammatori, anticoncezionali, cortisonici, neurolettici), stress, mancanza di allattamento, parto cesareo e per finire anche dalla nascita da una madre con una carenza di questi batteri (causata ovviamente da una delle cause summenzionate). La microflora intestinale (l’insieme degli organismi unicellulari presenti nell’intestino) contiene di regola oltre ai batteri benefici anche modeste quantità di batteri (nonché di lieviti come la Candida) potenzialmente nocivi, che sono però limitate dalla presenza dei batteri simbionti. Questi ultimi infatti rendono l’ambiente della mucosa sfavorevole alla proliferazione dei batteri patogeni, costituendo quindi una prima linea di difesa da molte infezioni. Quanto detto a riguardo della mucosa intestinale vale anche per le altre mucose dell’organismo, sebbene ogni mucosa abbia delle caratteristiche specifiche anche per quanto riguarda la composizione sia dei batteri simbionti che dei possibili patogeni. Il problema fondamentale è l’equilibrio: all’equilibrio i batteri “amici” (o simbionti) sono molti e tengono a bada quelli patogeni, i quali a volte nelle piccole quantità in cui sono presenti possono anche svolgere una funzione utile all’interno dell’ecosistema complesso delle mucose dei mammiferi. Ma quando i fattori summenzionati sconvolgono l'equilibrio della microflora i batteri patogeni proliferano in maniera indiscriminata; in particolare nell’intestino la Candida Albicans (ed altre specie del medesimo genere Candida) passano da una forma unicellulare presente in piccole quantità, ad una forma pluricellulare che forma ramificazioni che penetrano addirittura nella mucosa intestinale e ne forano la parete contribuendo a causare la cosiddetta “sindrome dell’intestino poroso”. Ciò significa che l’eccessiva permeabilità della barriera intestinale permette sia alle tossine dei patogeni e dei parassiti che a frammenti di cibo indigerito di raggiungere il sangue con tutte le conseguenze negative del caso: le tossine alterano molte funzioni vitali, sia fisiche che mentali, mentre i frammenti di cibo indigerito possono scatenare reazioni anomale del sistema immunitario. L’una cosa è l’altra indeboliscono il sistema immunitario e portano a reazioni autoimmuni, allergie ed intolleranze in primis. Questa situazione a sua volta contribuisce al proliferare dei parassiti (vermi) sia nell’intestino che altrove; infatti le tossine dei microrganismi patogeni alterano la capacità del sistema digestivo e di quello immunitario di tenere a bada questi ospiti indesiderati. Come dice la dottoressa Campbell-McBride, “i parassiti seguono sempre la tossicità”. A loro volta i parassiti generano tossine che perturbano l’equilibrio della microflora rendendo ancora più difficile la correzione del problema: per farla breve la disbiosi intestinale (lo squilibrio della microflora dell’intestino) apre la strada ai parassiti, ma anche la presenza dei parassiti facilita la proliferazione di certi microrganismi patogeni come la Candida e quindi predispone alla disbiosi intestinale. Uno squilibrio della microflora intestinale (la microflora più importante e più numerosa, che corrisponde a circa due chilogrammi di batteri ed altri microrganismi in una persona adulta) si riflette in uno squilibrio della microflora nelle mucose che si trovano in altre parti del corpo. Questa potrebbe essere una delle cause profonde di molte malattie diventate sempre più frequenti nel mondo moderno, e non solo quelle specifiche dell’intestino come la sindrome dell’intestino irritabile o le intolleranze (celiachia compresa), la diarrea e la costipazione, ma anche le allergie (alimentari e non), le malattie autoimmuni (comprese certe dermatiti e la sclerosi multipla), le patologie cosiddette psichiatriche (condizioni etichettate come, iperattività, disturbo dell’attenzione, mania ossessivo compulsiva, depressione, schizofrenia), la disprassia (difficoltà a coordinare i movimenti dei muscoli), e persino autismo, dislessia ed altri “disturbi specifici dell’apprendimento” (discalculia, disgrafia, disortografia), nonché “disturbi a-specifici dell’apprendimento” (come per esempio l’estrema lentezza nello svolgere compiti scritti). Ma quali sarebbero le cause di questa sempre più vasta diffusione della condizione di disbiosi intestinale? La dieta a base di farine raffinate (quelle integrali, come ci fa sapere anche il professor Berrino, dell’istituto contro i tumori di Milano, sono molto più salutari), di alimenti sempre meno genuini e sempre più manipolati a livello industriale, l’uso (ed abuso) di zucchero, una dieta povera di frutta e verdura, l’uso (ed abuso) di antibiotici ed altri farmaci (antidolorifici, anti- infiammatori, neurolettici, chemioterapici, anticoncezionali, cortisonici) che danneggiano la microflora benefica del nostro intestino. È sintomatico il fatto che le donne che assumono la pillola sono più soggette alle infezioni da Candida, e che rischiano di generare figli con diversi problemi di salute. Da ricordare anche l’uso di antibiotici ed ormoni nell’allevamento (anche del pesce), l’uso di pesticidi ed antibiotici in agricoltura (ebbene sì, anche in agricoltura talora si usano antibiotici a livello preventivo). Oltre a tutto ciò dobbiamo menzionare l’avvelenamento da metalli pesanti, in primis il mercurio (la cui presenza nel corpo umano può essere dalle otturazioni dentali in amalgama, dai vaccini conservati con thimerosal, dalla vicinanza di una centrale a carbone, dal consumo di pesce di grossa taglia in cui si accumulano i metalli pesanti) e l’alluminio (contenuto nelle pentole, nelle lattine, nei vaccini, nei farmaci anti-acidità, in certi additivi alimentari, in molti deodoranti spray, a volte persino nel processo di flocculazione per la potabilizzazione dell’acqua). Anche i cosmetici e certi coloranti per tatuaggi possono concorrere all’intossicazione da metalli pesanti. Un capitolo a sé meriterebbe l’uso di diserbanti, in particolare del glifosato (spesso associato alle coltivazioni transgeniche), che utilizzato in maniera sempre più massiccia, contamina gli alimenti di cui ci cibiamo e l’acqua che ci beviamo, sostanza che può causare sintomi del tutto simili a quelli della celiachia (intolleranza al glutine). Ma la lunga lista nera non è finita, perché dobbiamo aggiungere il cloro nell’acqua potabile, le emozioni negative (periodi prolungati di stress, paura, angoscia), e soprattutto l’allattamento con latte artificiale, che impedisce la normale trasmissione della flora intestinale dalla madre al neonato. Essendo questo un volumetto sintetico sulla questione rimando all’altro mio libro (Alimentazione, disbiosi intestinale e parassitosi) l’esposizione di tutte le prove e le ricerche scientifiche che sostanziano le affermazioni su esposte. Un tipico caso di situazione che predispone alla malattia potrebbe essere quello in cui una madre non ha allattato al seno sua figlia, la quale si è trovata così con una flora intestinale già difettosa; se poi questa figlia ha usato la pillola anticoncezionale e si è trovata con una disbiosi ancora più accentuata, quando a sua volta partorirà un figlio questo erediterà dalla madre una flora non ottimale. Se questo bambino a pochi mesi dalla nascita viene sottoposto alle vaccinazioni la sua reazione ad esse potrebbe essere particolarmente accentuata; dal momento che nessuna autorità sanitaria prevede degli accertamenti prima di effettuare le vaccinazioni, dal momento che nessun medico si preoccupa di vagliare quali bambini potrebbero essere (proprio a causa della condizione del proprio intestino) particolarmente vulnerabili alle vaccinazioni, i vaccini potrebbero essere la goccia che fa traboccare il vaso. Oppure se questo bambino viene sottoposto ad una o più cure di antibiotici (magari quando non sarebbero necessarie, come nel caso delle otiti che spesso si possono trattare con gocce antibiotiche locali, o se si preferisce un rimedio naturale con gocce di “olio di aglio”) la situazione già delicata del suo intestino potrebbe precipitare. Chiarite quelle potrebbero essere le cause che portano l’intestino umano ad avere una flora squilibrata ed una permeabilità eccessiva, innescando tutta la serie di patologie sopra descritte, una dieta molto particolare e molto rigida (ma tutto sommato temporanea, da protrarre per uno/due anni a seconda delle situazioni) messa a punto dal dottor Haas per la cura della celiachia e poi riscoperta da Elaine Gotschall (autrice del libro “Guarire l’intestino con la dieta dei carboidrati specifici”) e quindi dalla dottoressa Natasha Campbell (autrice del libro “La sindrome psico- intestinale”) potrebbe curare l’intestino e con esso anche le patologie summenzionate innescate dalla disbiosi. Tale dieta elimina tutti i cibi contenenti amidi, carboidrati, disaccaridi (cereali e pseudo-cereali, patate, pastinaca, tapioca, quasi tutti i legumi con l’eccezione di alcuni tipi di fagioli, quasi tutti i derivati del latte con l’eccezione dei latticini fermentati a casa), permette il consumo di semi di vario tipo specie se previo ammollo in acqua (mandorle, noci, nocciole, semi di zucca, semi di sesamo, noci di cocco) e consiglia l’assunzione di cibi fermentati (come i crauti o lo yogurt/kefir anche di cocco e di mandorla) e di alcuni integratori (per lo più a base di probiotici, i famosi “batteri buoni”). Il fatto è che la carenza di batteri buoni, che aiutano a digerire e ad assorbire le sostanze nutritive, e con la proliferazione degli agenti patogeni che producono tossine, il processo di digestione dei carboidrati complessi (e quindi di cereali e verdure amidacee) è mal funzionante, e tali carboidrati complessi mal digeriti alimentano i patogeni (e i parassiti). Questo spiega come la dieta paleolitica (o dieta dei carboidrati specifici che dir si voglia), possa aiutare a risanare l’intestino e quindi a guarire da molte malattie correlate alla disbiosi. Secondo la dottoressa Campbell i seguenti disturbi possono essere correlati alla disbiosi e quindi trattabili con dieta paleolitica e fermenti lattici: dipendenza (da alcool, droghe o altre sostanze), disturbo dell’attenzione/iperattività, alcoolismo, allergie, anemia, anoressia, ansietà, artrite, asma, problemi autoimmuni (inclusa quindi sclerosi multipla), infezioni da candida e da altri lieviti, colite, costipazione, morbo di Crohn, cistite, problemi dentali, depressione, disordini digestivi, dislessia, infezioni auricolari, eczema, epilessia, intolleranze alimentari (e quindi anche celiachia), FPIES (sindrome da enterocolite indotta dalle proteine del cibo), riflusso gastro-esofageo, allergie da inalanti (oculo-riniti, asma e faringiti allergiche), perdita di capelli, mal di testa, iperattività, problemi di cuore, sindrome dell’intestino irritabile, infertilità, malattia di Kawasaki, Lupus, problemi mestruali, cefalea, narcolessia, disturbo ossessivo compulsivo, PANDAS (disordine autoimmune pediatrico associato con infezione da streptococchi), attacchi di panico, PDD-NOS (disordine dello sviluppo pervasivo non altrimenti specificato), PMS (sindrome pre-mestruale), psoriasi, riflusso, rosacea, schizofrenia, sinusite, apnea durante il sonno, insonnia, attacchi di collera, problemi alla tiroide, tic, colite ulcerosa, problemi urinari, vomito. Ma come vedremo nelle pagine successive anche diabete, prostatite, vertigini, svenimenti ricorrenti, tonsillite, uretrite, appendicite ed altri problemi di salute possono essere originati dalla disbiosi.



3 - I parassiti intestinali (ed anche gli altri)

La presenza di disbiosi intestinale spesso causa una proliferazione di vermi parassiti. A causa della disbiosi intestinale si genera un flusso di tossine rilasciate dagli agenti patogeni che rendono più difficile tutto il processo digestivo (a partire dal livello di acidità dello stomaco che viene diminuito), le difese del sistema immunitario perdono efficienza, e quando le uova dei parassiti si schiudono, i vermi che ne vengono fuori riescono facilmente a diventare adulti e a riprodursi. La dottoressa Campbell afferma che i vermi parassiti seguono sempre la tossicità, e per quanto le infestazioni da parassiti dipendano un poco anche dall’igiene dell’ambiente in cui si vive, occorre ricordare che potremmo ingerire uova di vermi parassiti mangiando alimenti non ben lavati, ma anche semplicemente respirandole, tanto sono piccole e leggere alcune di esse. I carboidrati mal digeriti sono uno dei cibi preferiti dai vermi, motivo per il quale la dieta dei carboidrati specifici può servire anche a togliere il terreno sotto i pieni a tali parassiti, riducendo quantomeno l’intensità dell’infezione (in certi casi la dottoressa Campbell suggerisce l’uso del farmaco mebendazolo nelle notti di luna piena). È importante notare che i vermi parassiti non si trovano solo nell’intestino, ma possono trovarsi anche nel fegato (fasciole epatiche) e in altri organi e tessuti, per cui il danno che possono causare tali ospiti indesiderati è davvero notevole. In certi casi le tenie allo stadio larvale, per esempio, formano delle cisti anche cervello, causando una malattia detta cisticercosi. Alcuni parassiti tropicali (assunti in genere mangiando carne o pesce crudo, ma talora anche verdure non bene lavate cui restano attaccate le uova) possono anche muoversi sotto la pelle, muoversi all’interno del cervello e causare tutta una serie di problematiche. Purtroppo le analisi delle feci per la ricerca di eventuali parassiti non sono abbastanza affidabili sia perché le analisi stesse non sono molto precise, sia perché non è sempre detto che nel campione raccolto si trovino uova, parassiti (in genere essi non lasciano l’intestino a meno che non si assumano sostanze antiparassitarie) o frammenti di tali esseri. Per altro molti genitori che hanno sottoposto i propri figli ad una cura antiparassitaria hanno trovato i vermi nelle feci dei bambini pur se gli esami eseguiti in precedenza risultavano negativi. La lista dei problemi di salute che possono essere causati dai parassiti è davvero lunga, e spesso si tratta di sintomi comuni alla disbiosi intestinale. È anche per questo che spesso occorrerebbe considerare i due disturbi come un’unica manifestazione (disbiosi/parassitosi). Una caratteristica peculiare dei disturbi causati dalla parassitosi è quella di accentuarsi nei giorni (e nelle notti) di luna piena, talvolta anche nelle notti di luna nuova. Ogni plenilunio i vermi parassiti ritornano tutti nell’intestino per accoppiarsi; per essere più precisi essi si accoppiano nelle notti di luna piena, motivo per il quale in quei giorni ed in quelle notti intorno al plenilunio ci si può sentire particolarmente agitati, nervosi, si può soffrire di insonnia, si possono accentuare i sintomi di una dermatite o di una fibromialgia etc. Alcuni indicatori della presenza di parassiti sono: livelli elevati di immunoglobuline (IgE), livelli elevati di eosinofili (un tipo di globuli bianchi), alti livelli di ammoniaca ed ossalati, bassi livelli di ferro (anemia) e di vitamina B12 (di cui si cibano). Una lista parziale di sintomi, disturbi, patologie riconducibili alla parassitosi è la seguente: scarso sviluppo fisico ed intellettuale nei bambini, eruttazione cronica, fame esagerata, brama di dolci e latticini, rabbia, irritabilità, nervosismo, ansia, depressione, confusione, scarsa memoria, scarsa coordinazione, sbalzi d’umore, ossessioni, dolori alle giunture, crampi muscolari, fibromialgia, pancreatite, colite, gonfiore addominale, emorroidi, intestino poroso, malassorbimento, torpore delle mani e dei piedi, tachicardia, epilessia, anoressia, autismo, digrignamento dei denti, crampi, diarrea alternata a costipazione, mal di testa, prurito nella zona anale, pianto o riso incontrollato, impotenza, problemi mestruali, psoriasi, dermatite, secchezza della pelle, orticaria, alito cattivo, cattivo odore del corpo, vista offuscata, debolezza, stanchezza cronica, disturbi del sonno, addormentamento delle estremità, difficoltà ad inghiottire, salivazione eccessiva, accumulo o ritenzione di liquidi durante la luna piena, peritonite, anemia. Le larve dei parassiti, transitando nei polmoni (ebbene sì, i parassiti si muovo all’interno del nostro corpo, anche da un organo all’altro) possono causare anche sintomi a livello respiratorio, asma, bronchite, tosse cronica irritativa, polmonite, crisi respiratoria. Il protocollo antiparassitario Kalcker-Maceda[4] utilizza un’associazione di erbe e di farmaci secondo un calendario basato sul ciclo lunare, per debellare la parassitosi (non sempre basta una dieta paleolitica per sbarazzarsi di questi scomodi inquilini). I principi attivi farmacologici utilizzati sono pirantel pamoato e mebendazolo (commercializzati come Vermox e Combantrim, che però è possibile farsi preparare da una farmacia galenica in modo da avere solo il principio attivo senza le altre inutili e tossiche sostanze chimiche utilizzate come eccipienti), sostanze che danno ben poco assorbimento sistemico al di fuori del tratto intestinale. Trovate una particolare versione del protocollo Kalcker nel libro Guarire i sintomi noti come autismo di Kerri Rivera. 



4 - La tossicità del mercurio (e delle amalgame per otturazioni dentali)

Il mercurio causa problemi molto gravi, al punto che le istituzioni mediche raccomandano alle donne incinte[5] di non mangiare il pesce di grossa taglia (come il tonno o il pesce spada) proprio perché in essi tale metallo pesante si accumula fino a toccare livelli pericolosi per la salute umana. Il mercurio danneggia il sistema nervoso, i reni, danneggia la microflora intestinale causando disbiosi intestinale, e contribuisce così allo scatenarsi di patologie autoimmuni, allergie, malattie mentali. Il mercurio (come l’alluminio) contribuisce alla disfunzione delle barriere tissutali, come mostra l’articolo Blood-brain barrier dysfunction in experimental mercury intoxication (“Disfunzione della barriera emato- encefalica nell’intossicazione sperimentale da mercurio”)[6], e questo meccanismo è una con-causa delle malattie appena citate. Mettere una lega di mercurio ed altri metalli per otturare i denti guasti è stata un’idea folle, criminale, anche se per fortuna tale pratica è sulla via dell’abbandono. Ma se il mercurio fa male, la rimozione e sostituzione delle amalgame può essere persino più rischiosa del loro innesto iniziale, se l’operazione non viene fatta con tutte le precauzioni del caso[7], usando una diga, un forte aspiratore ed altri accorgimenti per evitare che il paziente (ed il dentista, ed il suo assistente) respiri vapori di mercurio o ingurgiti pezzettini solidi di amalgama. Da notare che non andrebbe rimossa più di una otturazione al mese e non andrebbero assunti chelanti di nessun tipo fino a quando l’ultima amalgama non è stata rimossa (finché si ha il mercurio nei denti le sostanze chelanti mobilizzano il mercurio peggiorando la situazione). Finita questa prima bonifica occorre disintossicare il corpo dal mercurio[8] che vi si è accumulato (state attenti a non utilizzare certe sostanze prima di avere tolto tutte le amalgame, altrimenti rischiate di mobilizzare il mercurio e fare ancora più danno). Un metodo è quello di usare tintura madre di coriandolo (appena prima dei pasti) accoppiata all’alga clorella o alla zeolite (mezz’ora prima dei pasti). Un’altra possibilità è l’utilizzo dell’apparecchio Lotus (disintossicazione ionica)[9], macchinario che dovrebbe rimuovere tossine e metalli pesanti facendo circolare una debole corrente in una bacinella dove vengono posizionati due elettrodi: si mettono a mollo per 30 minuti le mani (disintossicazione della parte superiore del corpo) o i piedi (disintossicazione della parte inferiore). C’è invece chi si rivolge alla mineral-test[10], fa un esame del capello e segue i consigli che vengono dall’azienda sugli integratori da assumere per smaltire l’eccesso di mercurio. Esistono anche dei prodotti omeopatici che aiutano in tale processo. Non dobbiamo però dimenticare che per disintossicarsi dai metalli pesanti sono utili anche la vitamina C (e quindi frutta e verdura fresca, intera o spremuta con un estrattore), lo zolfo organico (contenuto nell’aglio, nelle broccolacee, disponibile anche come integratore), il glutatione, e forse anche il resveratrolo. Per motivare quanto su esposto ecco una piccola rassegna di studi scientifici: L’articolo Mercury Concentrations in Urine and Whole Blood Associated with Amalgam Exposure in a US Military Population[11] ci informa che la concentrazione di mercurio nelle urine delle persone con otturazioni in amalgama aumenta all’aumentare della quantità di amalgame stesse; per la precisione c’è una correlazione logaritmica, ovvero la concentrazione aumenta di una unità per un aumento di dieci volte della superficie dentale ricoperta di amalgama. Questo, per chi conosce un po’ meglio la fisiologia del corpo umano, è un chiarissimo indizio che il mercurio dalle otturazioni passa nel resto del corpo e i reni ne riescono ad eliminare una parte con le urine. L’articolo Intra-oral air mercury released from dental amalgam[12], è molto più specifico, in quanto riferisce di uno studio in cui si è misurata la concentrazione di mercurio nel vapore presente nella cavità orale delle persone con e senza amalgame, sia prima che dopo avere masticato. Le persone con amalgame avevano concentrazioni di mercurio nel vapore 9 volte maggiori delle persone senza amalgame e l’atto del masticare aumentava ulteriormente il mercurio nel vapore di un fattore 6, il che vuol dire che ogni volta che una persona con le amalgame in bocca mastica, i livelli di mercurio che passano allo stato di vapore (il mercurio è molto volatile avendo una bassa tensione di vapore) sono 54 volte maggiori rispetto a quelli di una persona senza quelle otturazioni. L’articolo ci informa inoltre della significativa correlazione tra la concentrazione di mercurio nel vapore presente nella bocca delle persone che masticano e il numero delle otturazioni in amalgama; tale misura dipende anche dal tipo di amalgama utilizzata. I reni ed il cervello sono due degli organi in cui si accumula il mercurio, e l’articolo Mercury concentrations in the human brain and kidneys in relation to exposure from dental amalgam fillings (“Concentrazioni di mercurio nel cervello e nei reni umani in relazione all’esposizione da otturazioni dentali in amalgama”)[13] mostra, dati alla mano, che c’è una precisa relazione di causa ed effetto tra la quantità di mercurio accumulate nei tessuti di questi due organi ed il rilascio di vapori di mercurio dalle otturazioni. Simili risultati mostra l’articolo Correlation of dental amalgam with mercury in brain tissue (“Correlazione tra l’amalgama dentale ed il mercurio nel tessuto cerebrale”)[14]. Anche il cuore, oltre al cervello, può risentire gravemente della tossicità del mercurio, come mostra l’articolo Toxic Effects of Mercury on the Cardiovascular and Central Nervous Systems[15]. Ovviamente la presenza di mercurio nel cervello ha delle forti implicazioni sull’equilibrio mentale delle persone, come mostra l’articolo The relationship between mercury from dental amalgam and mental health (“La relazione tra il mercurio delle amalgame dentali e la salute mentale”)[16], il quale relaziona su una ricerca le cui conclusioni affermano che: Comparazioni tra soggetti con e senza amalgama hanno mostrato significative differenze in rapporti soggettivi sulla salute mentale. I soggetti cui sono state rimosse le amalgame hanno riportato che i sintomi della malattia mentale sono diminuiti o sono scomparsi dopo la rimozione. I dati suggeriscono che l’avvelenamento da mercurio inorganico proveniente dalle amalgame dentali influisce negativamente sulla mente e sulle emozioni. L’articolo Behavioral effects of mercury and methylmercury (“Effetti comportamentali del mercurio e del metilmercurio”)[17] afferma a sua volta che: L’intossicazione causata da mercurio elementale [ovvero inorganico come quello delle amalgame – N.d.T.] o da metilmercurio [ovvero mercurio presente in quei composti organici utilizzati nei vaccini – N.d.T.]è rivelato principalmente da cambiamenti nel comportamento o da segni neurologici. Sono stati ampiamente riportati disturbi del movimento e della postura, sia in esperimenti animali che in casi di esposizione umana. Specifici sintomi sensori sono inoltre preminenti nell’avvelenamento umano da metilmercurio. Dati recenti indicano simili sintomi nelle scimmie esposte per lungo tempo al metilmercurio. L’articolo Anti-laminin antibodies in workers exposed to mercury vapour[18], mostra che in 8 62 operai professionalmente esposti al mercurio per circa 5 anni su un totale di 62, si sono formati anticorpi anti-laminina, cosa che non è successa in nessuna persona del gruppo di controllo (soggetti non esposti al mercurio). È questa quindi una ricerca che lega il mercurio allo scatenarsi di malattie auto-immuni. Ma l’articolo che più di ogni altro prova come il mercurio possa essere causa di gravi malattie autoimmuni è Amyotrophic lateral sclerosis recovery and from allergy after removal ofdental amalgam fillings[19] nel quale si descrive il caso di una persona che guarisce dalla sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e dall’allergia dopo la rimozione delle otturazioni in amalgama. Trovate la traduzione di questo articolo insieme a molte altre informazioni sul danno da amalgame sul sito ttsvgel[20]. Ennesimo articolo sul danno da mercurio, che mostra il collegamento tra questo metallo pesante e l’infiammazione, è Mercury induces inflammatory mediator release from human mast cells[21]; in una simulazione in vitro si è osservata l’induzione del rilascio di citochine pro-infiammatorie da parte dei mastociti in presenza del cloruro di mercurio. L’articolo Role of mercury (Hg) in resistant infections & effective treatment of Chlamydia trachomatis …[22] infine, oltre a mostrare la difficoltà nell’eradicare alcune infezioni in presenza di accumuli di mercurio e piombo nell’organismo, prova l’utilità del Coriandolo come strumento naturale per disintossicare l’organismo da questi metalli pesanti (e potere in seguito eradicare l’infezione).

5 - I denti devitalizzati

Per i dentisti è una procedura normale quella di devitalizzare un dente (eseguire una cura canalare) quando il dente è così malmesso da non potersi più curare con una normale otturazione. Eppure alcuni dentisti avevano fatto notare già 100 anni fa la potenziale pericolosità di tale procedura. In effetti un dente cui è stata rimossa tutta la polpa e che è stato devitalizzato è letteralmente un pezzo di tessuto morto (de-vitale) in un organismo vivo, e quindi è una potenziale fonte di infezione, è cibo per batteri anaerobici altamente tossici che possono eventualmente migrare dopo essere passati nel flusso sanguigno, ma possono anche causare (e spesso lo fanno) una infezione all’osso sottostante che diventa necrotico e infiammato (cavitazione osteomandibolare) e produce di conseguenza dei mediatori chimici (citochine) il cui eccesso a sua volta può essere causa di molte malattie croniche ed infiammatorie. Il danno da devitalizzazione (ed anche quello da cavitazione) è però spesso silente, senza sintomi a livello del dente interessato, e per questo generalmente i medici non pensano alla devitalizzazione ed alla cavitazione come una possibile causa di malattie; in effetti la maggior parte di questi denti appaiono sani sia alla vista che agli esami radiografici. Il test della procaina (iniezione di questo anestetico naturale in prossimità del dente) permette spesso di verificare se un certo dente è causa di un particolare problema di salute: in caso affermativo il problema cessa quasi istantaneamente e la remissione permane per circa 8 ore dopo l’iniezione di procaina. Il dottor Weston Price, dentista e ricercatore, iniziò a sospettare già un secolo fa che i denti devitalizzati potessero essere fonti di pericolose infezioni, e così un giorno consigliò ad una donna, in sedia a rotelle da sei anni, di estrarre un dente devitalizzato che pur sembrava sano. Il risultato fu che la donna guarì rapidamente dall’artrite paralizzante di cui soffriva, e poté nuovamente camminare con le sue gambe. Il dottor Price impiantò sotto la pelle di un coniglio quel dente estratto, ed il coniglio non solo sviluppò lo stesso tipo di artrite paralizzante, ma morì nel giro di 10 giorni. Così il dottor Price andò avanti nella sua ricerca scoprendo che molte malattie croniche e degenerative come alcune malattie cardiocircolatorie, malattie delle articolazioni e del sistema nervoso (ma anche ai reni e alle ossa), potevano essere causate dai denti devitalizzati. Il Dott. Meinig, dentista che curava anche molte persone ricche e famose, scoprì nel 1990 il lavoro del dottor Price e dopo 3 anni pubblicò un libro di denuncia sulla pericolosità delle devitalizzazioni. Andiamo adesso a vedere più da vicino la questione della cura canalare, riportando alcune righe da un articolo del dottor Mercola intitolato Il 97% dei malati di cancro terminali è stato sottoposto in passato a questa procedura[23] I denti sono fatti delle sostanze più dure di tutto il corpo. Al centro di ogni dente c’è la camera pulpare, una struttura interna morbida vivente che ospita i vasi sanguigni e i nervi. Intorno alla camera pulpare c’è la dentina, che è composta di cellule viventi che secernono una sostanza minerale dura. Lo strato più esterno e più duro del dente è lo smalto bianco, che avvolge la dentina. Le radici di ogni dente discendono nella mandibola e sono mantenute al loro posto dal legamento parodontale. Nelle scuole per dentisti, si insegna che ogni dente ha da uno a quattro canali principali. Tuttavia, ci sono canali supplementari che non vengono mai menzionati. Sono letteralmente lontani chilometri da come stanno esattamente le cose! Proprio come il corpo ha grandi vasi sanguigni che si ramificano fino ai piccolissimi capillari, ciascuno dei denti ha un labirinto di tubuli molto piccoli che, se messi in fila uno dopo l’altro, si estenderebbero per più di quattro chilometri. Weston Price ha identificato 75 canali supplementari separati in un singolo incisivo centrale (dente anteriore). (…) Organismi microscopici si spostano regolarmente avanti e indietro in questi tubuli, come roditori in tunnel sotterranei. Quando un dentista esegue una cura canalare, svuota il dente, poi riempie la camera vuota con una sostanza (chiamata guttaperca), che taglia fuori il dente dalla circolazione del sangue, e da lì in poi nessun fluido può circolare nel dente. Ma rimane il labirinto dei tubuli minuscoli. E i batteri, tagliati fuori dal loro approvvigionamento alimentare, si nascondono in questi tunnel dove sono al sicuro dagli attacchi di antibiotici e dalle difese immunitarie del corpo. A questo punto è importante precisare che il danno causato dai denti devitalizzati non è necessariamente un danno immediato, ma sicuramente è una spada di Damocle, un problema potenziale che un organismo altrimenti sano può riuscire ad arginare. Un sistema immunitario forte per esempio può bloccare i batteri che si allontanano dal dente infetto, ma se per qualche motivo il sistema immunitario perde forza, come può avvenire in occasione di un incidente, un trauma (anche psichico) o una malattia, l’argine può cedere ed il problema da potenziale può diventare manifesto. Il Dott. Price impiantando frammenti di denti devitalizzati nei conigli, riusciva a causare in essi la stessa malattia che si era manifestata in precedenza nell’essere umano da cui quel dente proveniva. Il Dott. Robert Jones, un ricercatore che ha esaminato la relazione tra denti devitalizzati e tumore al seno, sostiene che il 93% delle donne con cancro al seno aveva denti devitalizzati, il 7% aveva altre patologie orali, e che inoltre i la maggior parte di questi tumori, si erano sviluppati nello stesso lato del corpo dove si trovava il dente devitalizzato (o altra patologia orale). Il Dott. Jones afferma che le tossine prodotte dai batteri in un dente o mandibola infetti (e quindi dai batteri che possono proliferare nei denti devitalizzati e nelle cavitazioni) sono in grado di bloccare la produzione di proteine che inibiscono la crescita del tumore. Il Dott. Josef Issels riferisce che il 97 per cento dei suoi pazienti malati di cancro aveva denti devitalizzati. Se si decide di rimuovere un dente devitalizzato riconosciuto come causa di malattia, occorre però fare le cose per bene, dal momento che ai dentisti viene insegnato a rimuovere il dente ma non il legamento parodontale; tale legamento, una volta estratto il dente, non è più legato ad un tessuto vitale, e finisce facilmente per nutrire dei pericolosi batteri anaerobi. Chi invece ha studiato questo tipo di problematica consiglia di rimuovere il legamento, e con esso un millimetro della parete ossea della cavità nella quale era inserito il dente, in modo da minimizzare il rischio di un’infezione. Se il dente è devitalizzato da molto tempo, al problema della devitalizzazione potrebbe sommarsi quello della cavitazione (infezione ed infiammazione dell’osso mandibolare in prossimità del dente in questione). Occorre quindi rivolgere ad un dentista valido con esperienza nel campo di questo tipo di bonifica, uno dei pochi in grado di leggere una radiografia per valutare le eventuali differenze di densità ossee tipiche delle cavitazioni, e capace anche di rimuovere con precisione le eventuali zone di osso infetto. A tale scopo è utile possedere degli strumenti piezoelettrici e possibilmente anche l’ozono per disinfettare per bene l’osso ad operazione ultimata. Va detto che ci sono anche testimonianze di guarigione dalle cavitazioni con la semplice iniezione di ozono nelle zone interessate (tale tecnica però può funzionare solo se il livello di mercurio nel corpo del paziente è contenuto), e che mezzi più efficaci per verificare lo stato dell’osso mandibolare sono il cavitat (uno strumento ad ultrasuoni e quindi poco invasivo) che però è disponibile solo presso alcuni studi di dentisti in Germania, o la TAC cone-beam, che al contrario è disponibile presso numerosi laboratori di diagnostica per immagini in tutta Italia, ma presenta lo svantaggio di fare assorbire al paziente una certa dose di radiazioni. Rimosso un dente problematico si possono utilizzare protesi mobili (dentiere) o impianti. Questi ultimi però sono costosi e personalmente a me l’idea di mettere una sostanza estranea e fissarla con un perno nell’osso mandibolare non piace per niente (anche se posso comprendere che in certi casi un impianto sia utile per bilanciare la chiusura delle arcate dentali e risolvere problemi di mal occlusione). Se decidete di utilizzare un impianto pensateci bene, e valutate i diversi tipi di materiale (ce ne sono in circolazioni di pericolosi, magari molto economici ma potenzialmente tossici). Bisogna poi fare attenzione alla presenza di eventuale bimetallismo che crea dannose correnti galvaniche (vedi capitolo 10)

Alcune fonti (in inglese) • Weston A. Price Foundation: http://www.westonaprice.org/  • Price-Pottenger Foundation: http://ppnf.org/product/books-1/root-canal- cover-up/ • Weston A. Price Foundation June 25, 2010: http://www.westonaprice.org/holistic-healthcare/root-canal-dangers/  • The Wealthy Dentist July 12, 2011: http://www.thewealthydentist.com/blog/1877/root-canals-are-the-most- profitable-procedure-in-dentistry-video/  • ToxicTeeth.org: http://www.toxicteeth.org/dentistsDoctorsProducts.aspx • The Truth About Root Canals and Cancer: http://www.americanaci.org/aaci- blog/first-post

Ulteriori prove della potenziale pericolosità dei denti devitalizzati, e testimonianze di cura di malattie croniche dopo la loro estrazione, sono disponibili sull’e-book gratuito Bonifica dentale[24] (a cura di Lorenzo Acerra e Corrado Penna).

6 - Le cavitazioni dell’osso mandibolare

L’espressione “cavitazioni dentali” risale al dottor G.V. Black[25] (1836- 1915), sebbene descrizioni di osteiti croniche nella bocca fossero state molto frequenti nella letteratura odontoiatrica precedente. Per cavitazione devono intendersi lesioni cave che spesso si trovano nei siti di vecchie estrazioni dentali. Si parla anche di “necrosi ossee” o “osteiti croniche”.

G.V. Black ai suoi tempi insegnava che il debridement chirurgico di queste lesioni (opera di pulizia e rimozione delle parti malate dell’osso) in determinate condizioni portava alla loro guarigione e, non poco di frequente, portava anche vantaggi in termini di salute generale del paziente. Quando si estrae un dente e non si estrae anche il legamento periodontale, l’osso non può richiudersi correttamente ed inoltre, siccome quel legamento costituisce una parte ormai morta (non più vitale, non più collegata al dente che ormai non c’è più) lasciata all’interno di un organismo vivente, si può generare un’infezione dell’osso che porta alla sua degenerazione; anche in corrispondenza dei denti devitalizzati si possono manifestare delle estese cavitazioni. La cavitazione è per l’appunto una zona di osteonecrosi (tessuto osseo infetto, infiammato e fin troppo cedevole) che a sua volta può innescare la produzione di mediatori chimici che sono mediatori importanti (se non fondamentali) nella genesi di molte malattie croniche, compresa la sclerosi multipla e la sclerosi laterale amiotrofica. Tali sostanze del gruppo delle citochine sono elevate anche in caso di tumore al seno e alla cervice dell’utero. Anche i mal di testa cronici possono essere correlati alle cavitazioni. Molto importante a tale riguardo è l’articolo RANTES and fibroblast growth factor 2 in jawbone cavitations: triggers for systemic disease? (“RANTES e fattore di crescita dei fibroplasti (FGF)-2 nelle cavitazioni dell’osso mandibolare: cause di malattie sistemiche?”)[26]. Tale studio mostra che le cavitazioni sono capaci di produrre citochine pro- infiammatorie, principalmente RANTES e, secondariamente FGF-2, le quali sono implicate in molte gravi malattie. I valori di queste due sostanze rilevati nelle zone di cavitazione dell’osso mandibolare di alcuni pazienti sono notevolmente differenti da quelli dei soggetti sani del gruppo di controllo.  La citochina RANTES ha un valore medio di circa 130 picogrammi al millilitro nel gruppo di controllo (soggetti sani senza osteonecrosi) e di circa 3.800 nei soggetti che presentano cavitazioni dell’osso mandibolare: si tratta di valori circa 30 volte maggiori della norma. La citochina FGF-2, si trova in quantità circa 27 volte maggiore nei soggetti con cavitazioni dell’osso mandibolare (circa 500 picogrammi al millilitro nei soggetti con cavitazioni contro i 18,5 dei soggetti sani). Nei grafici inclusi nel medesimo articolo (figure 6 e 7) vengono mostrati i dati relativi ai valori della citochina RANTES e del FGF-2 per ogni paziente. Le malattie di cui soffrono questi pazienti sono in ordine cancro (specificamente cancro al seno indicato con MaCa), disturbi reumatici (specificamente artrite reumatoide, indicati con Rheuma), tiroidite di Hashimoto, nevralgia, sindrome da stanchezza cronica (CFS), sclerosi laterale amiotrofica (ALS), sclerosi multipla (SM), morbo di Parkinson, allergia, leucemia ed asma. A seconda della differente patologia, i livelli di RANTES passano da “appena” 9 volte quelli riscontrati nel gruppo di controllo, fino ad oltre 70 volte tale valore di riferimento.

7 - Residui di radici (e di denti)

Dopo quanto è stato detto su denti devitalizzati e cavitazioni, è facile immaginare come lasciare una radice del dente nell’osso mandibolare, ovvero lasciare tessuto morto dentro un organismo vivo, possa causare infezione e quindi essere origine di svariate malattie. Lo stesso dicasi per pezzi di dente che possono restare dentro l’osso in seguito ad una estrazione difficile (come può avvenire per un dente del giudizio incluso, anche solo parzialmente, nell’osso mandibolare). 



8 - Il problema dei denti del giudizio

L’analisi degli antichi teschi, come mostra anche il dentista W. A. Price nel suo libro Nutrition and physical degeneration, ci indica che anticamente tutti i denti degli esseri umani, compresi quindi i denti del giudizio (terzi molari) avevano lo spazio necessario per inserirsi correttamente nell’arcata dentale. Peraltro lo studio dei reperti fossili dei nostri più antichi progenitori mostra una incidenza della carie davvero bassissima, persino inferiore a quella degli animali ad essi contemporanei. Tutto ciò indica uno stato di salute ottimale, conseguenza di uno stato nutrizionale perfettamente adeguato: cibo naturale, assolutamente mai processato, cibo raccolto e mangiato, eventualmente cotto, ma non certo adulterato come nell’epoca moderna, dove la maggior parte del cibo è raffinato, processato, additivato, dolcificato, sottoposto a manipolazione industriale. Solo alcune popolazioni rimaste allo stato “primitivo”, che continuano ad alimentarsi come i loro antichi antenati, hanno mantenuto fino a tempi recenti una simile condizione di salute (dentale e generale). Essendoci sempre posto per tutti i denti (denti del giudizio compresi), mancando problemi ortodontici di qualsiasi genere in conseguenza dell’ottimo stato nutrizionale (vedi sempre il succitato libro di W. A. Price), essendo la carie pressoché sconosciuta, nei tempi antichi l’uomo sostanzialmente sconosceva i problemi di salute di cui abbiamo appena discusso, e quindi anche tutti quei problemi legati all’applicazione di cattive procedure odontoiatriche (otturazioni con metalli pesanti, denti devitalizzati, cavitazioni, malocclusione, correnti galvaniche). Man mano che l’alimentazione dell’essere umano è cambiata, è peggiorato sia lo stato di salute generale che lo stato di salute dei denti, ed in più si è manifestata una degenerazione sempre più frequente e sempre più marcata, con sempre maggiori casi di problemi ortodontici (denti sporgenti e/o storti, casi di malocclusione, denti affollati per mancanza di spazio nelle arcate dentarie, denti del giudizio inclusi totalmente o parzialmente nell’osso mandibolare, denti del giudizio storti, o addirittura ruotati di 90 gradi rispetto alla loro posizione naturale). Allo stato attuale è molto difficile trovare degli esseri umani nei quali i denti del giudizio spuntano fuori per come dovrebbero essere (ovvero per come succedeva ai nostri lontani antenati); secondo alcuni dentisti circa il 90% dei denti del giudizio della popolazione attuale sono problematici e rappresentano quindi possibili fonti di problemi. I denti del giudizio secondo lo studio del dottor Voll (inventore dell’EAV, elettro-agopuntura secondo Voll) sono in relazione all’intestino tenue, alla spalla, al gomito, all’orecchio intermedio ed ai nervi periferici, ma è noto ormai nella letteratura scientifica che i denti del giudizio inclusi o parzialmente inclusi, insomma male innestati nell’osso mascellare, possono essere causa di mal di testa ricorrenti (e molto dolorosi) di nervosismo e altre manifestazioni di “malattia mentale”. Purtroppo però, se i denti del giudizio possono essere alla base causa di molti problemi, una loro estrazione eseguita senza rispettare precise procedure può causare nuovi problemi, o causare alla lunga gli stessi problemi di prima (giacché il sito compromesso, seppure in maniera differente, è sempre lo stesso). In particolare, se non viene rimosso il legamento parodontale (un tessuto che sta intorno al dente, e che si rimuove facilmente con una semplice fresatura alla fine dell’estrazione), si lascia in quel sito una sostanza morta che diviene facilmente cibo per i batteri anaerobi. In tal maniera si può sviluppare un’infezione dell’osso mandibolare che va avanti in maniera asintomatica (non si sente dolore nel sito del dente estratto) ma ciò nonostante può causare, come abbiamo appena visto, una serie di problemi anche gravi, finanche malattie infiammatorie e croniche (artrite, tiroidite, cancro, sclerosi multipla etc.). In realtà sono ben pochi i dentisti consapevoli di questi problemi, quasi nessuno elimina il legamento parodontale, e quasi nessuno usa la neural-terapia (iniezioni di procaina) per eliminare ulteriori problemi post-estrattivi. È quindi un dilemma di difficile soluzione: tenersi un dente del giudizio che crea problemi anche a distanza (focus dentale) o estrarlo rischiando problemi a volte anche peggiori? L’unica soluzione in tal caso (come in tanti altri consimili) pare sia innanzitutto trasformarsi in pazienti informati e consapevoli, leggendo e studiando, quindi scegliere uno dei pochi dentisti affidabili, eventualmente spostandosi anche di qualche centinaio di chilometri per una semplice estrazione, oppure rivolgersi ad un chirurgo maxillo-facciale che segua le vostre indicazioni. In effetti non tutti i dentisti sono in grado di estrarre i denti del giudizio, specie quelli inclusi, ed i più onesti demandano spesso l’operazione per l’appunto ad un chirurgo specializzato (maxillo-facciale); tante volte l’estrazione del dente del giudizio si dilunga per un tempo lunghissimo e a volte un pezzetto di quel dente resta dentro l’osso, altra evenienza che può a lungo andare creare dei problemi, proprio perché si tratta (come nel caso del legamento parodontale) di un pezzo di dente ormai morto (scollegato dal tessuto vitale) che resta a marcire dentro la mandibola, con tutti i problemi che ne conseguono. Un esempio di studio molto recente sugli aspetti focali dei denti del giudizio descritto nell’articolo Impacted third molars (“wisdom” teeth): a new risk factor for depression in young adults and adolescents? (“Terzi molari inclusi (“denti del giudizio”): un nuovo fattore di rischio per la depressione nei giovani adulti e negli adolescenti?”)[27] scritto da Henny A. Solleveld, PhD (Diagnostico clinico, Soest, Olanda), ed Erik Jan de Wilde, PhD (Università di Leiden, Dipartimento di Psicologia Clinica e della Salute, Leiden, Olanda.)  In tale articolo leggiamo che:  giovani adulti e adolescenti con un terzo molare incluso nell’osso mandibolare (ovvero completamente circondato dal tessuto osseo della mandibola) hanno mostrato valori di depressione significativamente maggiori degli altri soggetti coinvolti nello studio. Nell’articolo si ricorda anche che “la depressione e episodi di umore nero si manifestano in molte persone durante l’adolescenza, nello stesso periodo in cui i terzi molari stanno spuntando. Prima dell’età di dodici anni questi sentimenti sono estremamente rari (Rutter, Tizard & Whitmore, 1970) [13], ma non durante l’adolescenza: Kandel & Davies[8] hanno riportato in un campione di 8.000 studenti tra i 14 e i 18 anni oltre il 40% dei ragazzi e quasi il 60% delle ragazze hanno segnalato di avere sofferto regolarmente episodi di umore nero e depressione.  Nell’articolo si riferisce anche che alcuni dati indicherebbero che la presenza di molari inclusi posizionati sul lato sinistro sia associata ad una maggiore intensità degli stati depressivi.



9 - La malocclusione

La malocclusione è un’altra causa nascosta di malattie legate allo stato dei nostri denti. La conoscenza della malocclusione e le sue possibili implicazioni sulla salute si sta però diffondendo sempre di più, basti pensare che in campo sportivo molti atleti stanno ricorrendo a procedimenti per la riduzione della malocclusione in modo da ottimizzare le proprie prestazioni. Vedi ad esempio i due lunghi e dettagliati articoli http://www.calciatori.com/notizie/luso-del-bite-negli-sportivi http://www.ap.pr.it/new/pdf/articolo1ita.pdf Per spiegare sinteticamente cosa sia la malocclusione, possiamo dire che le due arcate dentali, in condizioni ottimali, chiudono perfettamente l’una sull’altra, si adattano l’una all’altra come il coperchio ad una scatola. Le problematiche che possono portare ad una chiusura della “scatola dei denti” irregolare sono: otturazioni dentali non condotte alla perfezione (per quanto riguarda l’altezza della parte del dente ricostruita), otturazioni che col tempo si usurano e quindi perdono spessore, denti che vengono a mancare perché per un motivo o per l’altro si è costretti ad estrarli, ed infine problematiche di ortodonzia che, come mostra il dentista Weston A. Price nel suo libro già citato, derivano soprattutto dall’alimentazione carente della madre (prima e durante il periodo della gestazione). Tale sbilanciamento è di per sé nocivo perché espone a tutta una serie di problematiche, che vanno ben al di là della scatola cranica (dove tuttavia si possono avere problemi all’articolazione temporo-mandibolare). Si tratta di tutta una serie di problematiche posturali (lordosi, scoliosi, cifosi), di problematiche classificate come “disturbi mentali”, ma anche, sindrome del colon irritabile, emicrania, ernia. Per avere maggiori informazioni sull’argomento ricordo l’ottimo lavoro dell’associazione costituita da un gruppo di pazienti (APPIM) che si sono rimboccati le maniche, studiano, si informano e informano la gente cercando di autogestire il più possibile la propria malocclusione. Sul loro sito http://www.appim.it potete trovare tantissime informazioni, ed è attivo anche un gruppo facebook: https://www.facebook.com/groups/APPIM.BILANCIAMENTO/. La malocclusione, sostengono, può provocare tutta una serie di malesseri quali: mal di schiena, artrosi, emicrania, senso di freddo, pessimismo, aggressività, timidezza, logorrea, lordosi, scoliosi, cifosi, ernie, cervicalgia, periartrite, ronzii alle orecchie, stanchezza cronica, fragilità di nervi, vizio del fumo e del chewing-gum, tendenza all’isolamento e al pianto, comportamenti prepotenti, anca sbilanciata, zoppicamenti, osteoporosi da ridotta attività, dolori trigeminali, debolezza muscolare, nervosismo cronico, depressione, panico, insicurezza, introversione, ipereccitabilità, ipersensibilità, colon irritabile, gambe pesanti, aritmie, tachicardie, rachitismo da contrattura, stress, ansia, sensi di angoscia e di inferiorità, fobie, disturbi maniacali, disagio psichico, tendenza alle emorroidi, perdita dell’equilibrio, disturbi della lacrimazione, camminata instabile, instabilità caratteriale, masochismo e sadismo, deviazioni mentali, demenze transitorie. Da notare anche che, sebbene molte malattie moderne siano connesse alla disbiosi intestinale, alcune patologie che spesso sono originate dalla disbiosi possono essere invece originate da problemi dentali (malocclusione compresa) ed è spesso difficile, molto difficile capire a priori se una certa problematica di salute può essere causata dall’una o dall’altra delle problematiche summenzionate (per non parlare di eventuali blocchi energetici/psichici che possono causare/concausare vere e proprie manifestazioni patologiche). A volte si arriva alla vera radice del problema solo per tentativi successivi. La malattia è una questione complessa che dipende da molte con-cause che interagiscono l’una con l’altra, con meccanismi di interrelazione spesso ramificati tra malocclusioni, focus dentali, disbiosi, cattiva alimentazione e blocchi energetici/psichici. Per esempio una disbiosi potrebbe causare malassorbimento di sostanze nutritive utili alla salute dei denti, innescare la carie e quindi tutte le altre problematiche a livello di focus dentali e malocclusione. Oppure una malocclusione potrebbe causare problemi “mentali” che a loro volta possono avere ripercussioni psico-somatiche sul sistema digestivo. Per altro a volte uno solo di questi elementi non basta ad innescare la malattia, ma quando se ne aggiunge un secondo ecco che il problema potrebbe manifestarsi di colpo. È la solita questione della rete complessa di interconnessioni dalla quale dipendono la salute e la malattia del nostro corpo. Per avere maggiori informazioni sul problema della malocclusione potete leggere il libro La Teoria di Occlusione Muscolare di Adriana Valsecchi (Ed. Valsecchi).



10 - Microcorrenti galvaniche (effetto galvanico del bimetallismo in bocca)

Tutti abbiamo studiato a scuola le prime esperienze degli scienziati con le correnti elettriche causate dalla presenza di due elettrodi di metalli diversi in una soluzione elettrolitica (la pila di volta). Ebbene, la nostra saliva è una soluzione elettrolitica, e se in bocca abbiamo due metalli che entrambi sono bagnati dalla stessa saliva si viene a creare nella nostra bocca una pila elettrochimica che genera correnti di una intensità dell’ordine del micro-ampère. Tale correnti sono molto più forti delle normali correnti che possono fluire nel nostro corpo per effetto del suo stesso funzionamento fisiologico (il nostro corpo è anche un organismo elettrico, come dovremmo tutti sapere) ed il loro effetto può essere molto negativo per la nostra salute. Nel paragrafo 72.12 del libro Alimentazione, disbiosi intestinale e parassitosi, trovate una lunga dissertazione sul rapporto tra i campi elettromagnetici e la salute, che aiuta a capire fino a che punto può essere rischioso avere questo ulteriore elemento di perturbazione dello stato naturale del nostro corpo. Ma come può essere che nella nostra bocca sia presente questo bimetallismo? Il cosiddetto progresso ha portato ad intervenire sul crescente numero di denti cariati e denti mancanti (causato anche dall’alimentazione sempre più scadente, come viene spiegato in dettaglio nel succitato libro sull’alimentazione) con un impiego sempre più massiccio di metalli e di leghe. Tanto per cominciare le amalgame al mercurio sono delle leghe metalliche, e basta che tali amalgame siano state realizzate con una composizione differente (dei vari metalli che ne compongono la lega) affinché ai fini dell’effetto galvanico si possano considerare come due metalli (in quanto la loro differente composizione è causa di una, sia pur piccola, differenza di elettronegatività). Ma soprattutto adesso abbiamo ponti metallici (realizzati per altro sacrificando dei denti tramite la devitalizzazione per utilizzarli come strutture portanti), corone metalliche (per esempio in oro), impianti, ed in mezzo a loro molti di noi hanno ancora delle otturazioni in amalgama. Se fra tutta questa “ferramenta” che ci portiamo in bocca (quasi fossimo degli esseri bionici) ci sono due metalli differenti a contatto tra di loro direttamente, o indirettamente attraverso la saliva, si creano quindi delle micro-correnti elettriche. E come le correnti galvaniche possono essere utilizzate per la galvanizzazione, ovvero per la ricopertura di alcuni oggetti con una sottile patina metallica, così le micro-correnti galvaniche presenti in bocca possono far sì per esempio che i metalli presenti in bocca trasmigrino da un metallo all’altro, ricoprendolo per l’appunto con una patina. In questo processo alcuni ioni metallici ovviamente non finiscono per ricoprire un altro oggetto metallico (che funge da elettrodo della “pila”) ma finiscono per essere assorbiti dall’organismo, e se uno di questi metalli è il mercurio (come spesso capita) il fenomeno del galvanismo orale aumenta notevolmente la tossicità delle amalgame. Di articoli scientifici che mostrano il danno che può scatenare la presenza nelle nostre bocche di tale galvanismo ce ne sono fin troppi. In questa sede ne citiamo solo alcuni, per dare un’idea del fenomeno e per provare che si tratta di un problema reale: - Electric current around dental metals as a factor producing allergenic metal ions in the oral cavity (“La corrente elettrica intorno a metalli dentali come un fattore che produce ioni metallici allergenici nella cavità orale”)[28]. - A galvanic study of different amalgams (“Uno studio galvanico di amalgame differenti”)[29]. - Mercury concentration in the mouth mucosa of patients with amalgam fillings (“Concentrazione di mercurio nella mucosa orale dei pazienti con otturazioni in amalgama”)[30]. - Localized galvanic shock after insertion of an amalgam restoration (“Schock galvanico localizzato dopo l’inserzione di una restaurazione in amalgama”)[31]. - Release of Elements due to Electrochemical Corrosion of Dental Amalgam (“Rilascio di elementi dovuti alla corrosione elettrochimica dell’amalgama dentale”)[32], Per maggiori dettagli e per visionare ulteriori ricerche scientifiche che confermano quanto summenzionato, potete leggere gli articoli Amalgama e galvanismo orale, sul sito ttsvgel (sito di un’azienda che produce materiali per le otturazioni dentali alternativi alle amalgame)[33] e Correnti endorali e vega test, sul sito del dottor Federico Palermo[34].



11 – Patologie causate da problemi periodontali

L’articolo Associations Between Systemic Status, Periodontal Status, Serum Cytokine Levels, and Delivery Outcomes in Pregnant Women with a Diagnosis of Threatened Premature Labor[35] quale mostra che le donne a rischio di parto prematuro hanno un cattivo stato periodontale, con conseguente rilascio di citochine pro-infiammatorie. Ma questo è solo di uno degli innumerevoli esempi di come un cattivo stato periodontale possa causare un danno sistemico. Un interessantissimo articolo al riguardo è Association between periodontitis and the development of systemic diseases (“L’associazione tra la periodontite e lo sviluppo delle malattie sistemiche”)[36], si tratta di un articolo che passa in rassegna 75 studi scientifici e mostra come tale meccanismo possa causare malattie cardiovascolari, problemi in gravidanza, diabete mellito e malattie respiratorie. Da tale articolo è possibile apprendere che mediamente 8 adulti su 10 hanno almeno un dente colpito da una patologia del periodontio, la cui causa primaria è la placca batterica. I meccanismi che possono spiegare la relazione tra periodontite ed altre malattie sono: l’ulcerazione del tessuto (al progredire della malattia) può facilitare l’ingresso nel circolo sanguigno dei batteri della placca, che possono così arrivare ad infettare altri organi e tessuti distanti; i batteri patogeni della placca e le loro tossine innescano la produzione di citochine pro- infiammatorie che passano nel sangue e possono causare problemi anche a distanza (per esempio riducendo l’attività dei mitocondri e causando la disfunzione delle barriere tissutali); i batteri della placca possono infettare direttamente altri organi passando attraverso la trachea. Un altro interessantissimo articolo di rassegna (che si basa sulla consultazione di ben 158 altri studi scientifici) e che conferma quanto appena riportato è Systemic Diseases Caused by Oral Infection[37].



12 - L’infiammazione

L’articolo che adesso presento, traducendo buona parte del sommario (abstract) è illuminante sotto molti riguardi. Esso spiega per esempio come le citochine pro-infiammatorie inibiscano la funzionalità dei mitocondri. Non meraviglierà scoprire allora che Kerri Rivera, nel suo libro sulla cura dell’autismo, testimonia che molti bambini autistici con disfunzioni mitocondriali superano tale problema riacquistando salute ed energia, grazie al biossido di cloro, una sostanza che distrugge i patogeni (clostridi, candida etc. etc.). Questi patogeni, è noto sono causa di infiammazione, e quindi di eccessiva produzione di citochine pro- infiammatorie, le quali vengono prodotte in maniera eccessiva anche in corrispondenza dei focus dentali (denti devitalizzati, cavitazioni dell’osso mandibolare, etc.). Nell’articolo Human malarial disease: a consequence of inflammatory cytokine release (“La malaria umana: una conseguenza del rilascio delle citochine infiammatorie”)[38], leggiamo infatti: La malaria causa un’acuta malattia sistemica umana che porta molte somiglianze, sia dal punto di vista clinico che da quello dei meccanismi, a quelle causate da batteri, rickettsia e virus. Negli ultimo pochi decenni è emersa una letteratura che afferma che per la maggior parte delle patologie viste in tutte queste malattie infettive vengano spiegate dall’attivazione del sistema infiammatorio, con l’equilibrio tra citochine pro e anti- infiammatorie spostato verso l’infiammazione sistemica (…) c’è, se ci si riconduce all’essenza biochimica, un largo consenso sul fatto che l’infezione da parte del parassita falciparum malaria è spesso fatale perché i mitocondri sono incapaci di generare sufficiente ATP per mantenere la normale funzione cellulare. La maggior parte delle persone però, obietterà che ciò succede soprattutto perché il fatto che i globuli rossi siano colpiti dal parassiti impedisce che una quantità sufficiente di ossigeno arrivi dove è necessario. Questa rassegna considera le prove che un meccanismo ugualmente o forse anche più importante che causa la carenza di ATP nella malaria, così come in altre malattie infettive, è l’incapacità dei mitocondri di utilizzare l’ossigeno disponibile, a causa degli effetti delle citochine infiammatorie sulla loro funzione. L’attività di queste citochine oltre alla loro capacità di controllare i meccanismi attraverso i quali viene limitato il rifornimento di ossigeno ai mitocondri (particolarmente attraverso un sequestro diretto ed una induzione dell’anemia), si combinano per fare dalla malattia indotta dal parassita falciparum malaria una patologia causata principalmente dalle citochine infiammatorie. Se a questo aggiungiamo il fatto che la citochine pro-infiammatorie possono alterare il funzionamento delle varie barriere tissutali (con tutte le conseguenze a volte gravissime che ciò comporta) si può ben comprendere come l’infiammazione sia un importantissimo causativo di molte patologie.



13 - L’alimentazione

Si potrebbe affermare molto semplicemente che l’uomo sia l’unico animale che crea per sé del cibo artificiale, e che sia così folle da mangiarselo, e per molti versi ciò è vero. Non per questo mi sento di demonizzare ogni cibo cotto (perché non mangiarsi un uovo alla coque, o un cavolfiore leggermente stufato per esempio?) specialmente perché (come vedremo) nel corso di un processo curativo anche i cibi cotti possono essere utili: un intestino mal funzionante certe volte non regge una dieta a base di soli cibi crudi, mentre trova giovamento da una dieta a base di cibi cotti. Se andiamo per gradi possiamo iniziare a notare che molti disturbi si possono evitare rimuovendo dalla dieta glutine e caseina (quindi latte e latticini, eccezion fatta per il burro chiarificato, specie se biologico, un alimento che non contiene né lattosio né caseina) possibilmente lievito di birra e soia (si tratta di sostanze che possono generare reazioni di intolleranza, e per altro il lievito di birra è un ottimo cibo per la Candida, un fastidiosissimo patogeno. Sicuramente è sempre da evitare lo zucchero. Se non avete ancora eliminato dalla vostra dieta lo zucchero (quello bianco in primis, ma anche quello integrale) o se non vi decidete ad eliminarlo, vi consiglio caldamente di farlo subito. Lo zucchero bianco, carboidrato puro, è dannosissimo perché causa un picco glicemico sottoponendo quindi il pancreas ad un forte stress. Predisporre il nostro corpo a sviluppare il diabete non è una scelta molto sensata. Per altro lo zucchero, per essere metabolizzato dal nostro corpo, ci sottrae magnesio, un elemento essenziale per il funzionamento del nostro sistema immunitario, per non parlare del fatto che i cibi e le bevande zuccherate favoriscono l’insorgenza della carie. Di motivi per evitare lo zucchero ce ne sarebbero molti altri, e chi vuole può approfondire la questione leggendo per esempio il libro “Sugar blues” di William Dufty. Se però travisate queste righe immaginando che io consigli di sostituire lo zucchero con sostanze artificiali come aspartame, acesulfame, o semi- naturali come lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio (sostanza che vedo con molto sospetto, anche perché in alcuni campioni analizzati negli USA sono state trovate tracce di metilmercurio) vi sbagliate di grosso. Il miele integrale biologico, la stevia pura, il malto di riso (o d’orzo, ma contiene il glutine) o lo sciroppo d’agave sono già un’altra cosa, ma in realtà dovremmo renderci conto che il vero sapore dolce adatto per un essere umano è quello della frutta, delle carote, delle cipolle, delle zucche, delle patate americane. È un desiderio un po’ infantile quello di deliziare il palato con dolci golosità, specie se in cambio si ricava una salute malferma. Chi vuole approfondire la questione dei dolcificanti artificiali può leggere il libro Sugar blues 2, di Lorenzo Acerra.

13.1 - Il glutine

L’elenco di malattie e sindromi che possono essere scatenate o con- causate dal glutine (e che di conseguenza possono guarire almeno parzialmente con una dieta senza glutine) è piuttosto lungo. Una più succinta classificazione è la seguente: • disturbi gastrointestinali di vario tipo • vari tipi di malattie autoimmuni • vari tipi di malattie infiammatorie • disturbi dell’apparato genitale femminile e aborti spontanei • epatite, anemia, nefropatia, neuropatia • malassorbimento, problemi di mineralizzazione ossea, osteoporosi • difficoltà di crescita, perdita di peso • alcuni tipi di malattie cardiache, pressione alta • anoressia, disturbi mentali • artrite, dermatiti • disturbi della tiroide • autismo, iperattività e disturbi dell’apprendimento • emicrania, stanchezza cronica • epilessia • carenze del sistema immunitario • alcuni tipi di tumore Un elenco più dettagliato è invece il seguente: lupus eritematoso, pancreatite, osteomalacia, emorroidi, vertigini, acufene, attacchi d’ansia, stress, prolasso della valvola mitralica, colite, perdita di capelli, crisi anafilattiche gravi dolori addominali, gonfiore addominale, dermatite erpetiforme, psoriasi, sarcoidosi cutanea, monoartrite, artrite reumatoide, morbo di Sjogren, altre forme di artrite, diabete, epatite, tiroidite, paratioridite ed altre malattie della tiroide, linfomi e alcuni tipi di tumore, epilessia, infertilità femminile, aborto spontaneo, amenorrea, menarca ritardata, menopausa precoce, dismenorrea, diarrea, costipazione, gas e brontolio nello stomaco, duodeno-digiuno- ileite ulcerosa, colite ulcerosa, rettocolite ulcerosa, morbo di Crohn, laringo-spasma, afte, difetti allo smalto dentale, ipertensione, iper- colesterolemia, psicosi, ansia, depressione, schizofrenia (o cosiddetta tale), fibromialgia, stanchezza, dolori articolari, anemia, osteoporosi, mal di testa, emicranie secondarie ad ipoperfusione cerebrale, leucopenia (e quindi carenze del sistema immunitario con conseguente suscettibilità alle infezioni), tubercolosi (nei soggetti con intolleranza al glutine tale malattia è più aggressiva, presumibilmente a causa delle carenze del sistema immunitario), iperattività, autismo, difficoltà di crescita, perdita di peso, indebolimento, osteomalacia, anoressia, malassorbimento, steatorrea, demineralizzazione ossea (incluse le malattie da demineralizzazione periodontali), atassia, corea di Huntington, nefropatie, neuropatie.  Quello che occorre fare presente è che alcune di queste malattie si possono manifestare anche: a) prima ancora che sia rilevabile il danneggiamento dei villi intestinali, ed in tal caso si tratta di segnali precoci della sensibilità al glutine dell’individuo che evolverà in celiachia vera e propria b) in assenza di danneggiamento dei villi intestinali (ovvero di celiachia conclamata) che potrebbe non verificarsi mai; in tal caso si parla di “sensibilità al glutine non celiaca”. Un concetto va rimarcato, le analisi standard per il riconoscimento della celiachia hanno dei grossi limiti. Infatti le analisi standard riconoscono solo 4 o 5 anticorpi collegati alla sensibilità al glutine sui 28 fino ad ora scoperti (che non è detto per altro che siano tutti quelli esistenti), e quindi la migliore e più affidabile tecnica di controllo potrebbe essere costituita dall’adozione per almeno un mese (a volte anche molto di più) di una dieta senza glutine. In certi casi particolarmente gravi o cronicizzati però il miglioramento si nota solo dopo diversi mesi (in casi estremi persino dopo un anno e mezzo) di dieta strettamente senza glutine. Per capire come mai si possa diventare intolleranti al glutine bisogna comprendere che la predisposizione genetica (che porta a tale intolleranza) si manifesta solo quando si verificano certe condizioni ambientali. Sfortunatamente viviamo in un periodo in cui le condizioni ambientali, ovvero l’inquinamento di aria acqua e cibo, agevolano la manifestazione di queste predisposizioni all’intolleranza al glutine. Tra i tanti veleni che possono innescare questo fenomeno uno dei più importanti è il mercurio (rilasciato dalle otturazioni in amalgama, dalle centrali elettriche a carbone, e presente nei pesci di grande stazza quali ad esempio il tonno e il pesce spada). A tutto questo si aggiunge il fatto che il grano per fare la pasta è stato modificato numerose volte facendolo diventare sempre più glutinoso; è diventato del 30% più glutinoso con lo sforzo agricolo della prima metà del XX secolo; è diventato mostruosamente più glutinoso nella seconda metà del XX secolo, mediante esposizione a raggi gamma del Cobalto radioattivo (ENEA, istituto della Casaccia, Roma), la prima volta per ottenere una semenza di colture nanizzate, la seconda volta per ottenere la pasta di grano che non scuoce (ovvero la specialità “Creso”). Un altro motivo di grande rilievo che ha portato ad un incremento delle manifestazioni di sensibilità al glutine è la già citata disbiosi intestinale causata dall’uso e dall’abuso di farmaci e dell’allattamento artificiale (in sostituzione di quello al seno) a causa della quale il glutine non viene scisso negli aminoacidi costituenti ma proprio in quei peptidi che possono dare origine alla reazione di intolleranza. In effetti un intestino sano, equipaggiato della corretta microflora intestinale e privo di parassiti, difficilmente genera dei peptidi come risultato finale della digestione del glutine e difficilmente presenta una porosità tale da permettere a tali peptidi di essere assorbiti, di finire nel circolo sanguigno, e quindi di fare reagire il sistema immunitario. C’è da segnalare che molti medici non sono aggiornati rispetto alle più recenti scoperte nel campo della sensibilità al glutine e potrebbero convincere il paziente che in assenza di danneggiamento dei villi (rilevato con la biopsia) la presenza degli anticorpi rilevata con le analisi del sangue sia poco significativa; a volte capita persino che quando il paziente sta meglio dopo avere adottato una dieta senza glutine, il medico gli dica di “stare tranquillo” e mangiare quello che vuole se l’intolleranza non è confermata dalle analisi. In chiusura c’è da segnale l’importante questione della relazione tra l’aumentata porosità intestinale e l’acuirsi delle sintomatologie fin qui discusse. Maggiore è la porosità intestinale e maggiore la possibilità che i grossi peptidi originatisi dalla digestione del glutine possano attraversare la membrana mucosa intestinale, finire nel sangue e da lì nel resto del corpo. Tale aumento della porosità intestinale si verifica nell’infanzia, nella vecchiaia e durante il periodo mestruale. Di conseguenza a volte capita di osservare una crisi celiaca infantile seguita da un lungo periodo di normalità. La normalità è spesso solo una normalità apparente, un periodo di latenza durante il quale si possono attivare processi tanto silenti quanto dannosi per l’organismo che potrebbero essere riconosciuti troppo tardi. Anche il manifestarsi della sensibilità al glutine in tarda età può essere spiegato da tale meccanismo, così come alcune fastidiose manifestazioni ricorrenti durante il periodo mestruale. Anche la sindrome premestruale quindi potrebbe essere correlata alla sensibilità al glutine. E adesso parliamo di glutine e di reazioni incrociate. È noto che le persone allergiche al polline della parietaria (per esempio) spesso reagiscono anche a certi cibi come piselli, melone e gelsi. In tal caso si parla di reazione incrociata (cross-reaction): alcune sostanze contenute in questi alimenti hanno una struttura chimica che somiglia al polline in questione e causano una sorta di intolleranza (problemi digestivi, a volte persino diarrea). Anche il glutine, a cui molte persone sono intolleranti (seppure molte di loro non lo sanno e non lo sospettano) e/o alcuni peptidi (catene di aminoacidi) che derivano dalla sua digestione possono somigliare chimicamente a delle strutture proteiche presenti in vari tessuti ed organi del nostro corpo. Se il glutine venisse sempre digerito correttamente fino ad ottenere una completa scissione negli aminoacidi di cui è composto e se la barriera mucosa dell’intestino facesse sempre il suo dovere non lasciando passare nel circolo sanguigno i peptidi, il problema non si porrebbe; purtroppo al giorno d’oggi farmaci, cattiva alimentazione, metalli pesanti e veleni chimici causano fin troppo spesso disbiosi intestinale (a sua volta responsabile dell’incompleta digestione del glutine) e intestino poroso. Di conseguenza il flusso sanguigno porta dei frammenti di glutine che il sistema immunitario può riconoscere come estranei ed attaccare; la gliadina è uno dei più noti di questi peptidi derivati dalla digestione del glutine, ma ce ne sono molti altri. Il guaio è che, come nel caso di altre reazioni incrociate, il sistema immunitario può reagire contro altri tessuti, organi, nervi del corpo umano che hanno una somiglianza con questi peptidi derivati dalla scissione del glutine. E se il danno si presenta ad un nervo, viene a mancare anche qualsiasi segnale del danno stesso, fino a quando il tessuto o l’organo che è servito da quel nervo inizia a funzionare male. Il dottor Rodney Ford, MD, nel libro The Gluten Syndrome: Is Wheat Causing You Harm (“La sindrome da sensibilità al glutine: è il grano a farti male”)[39] sostiene che si tratti per prima cosa di una malattia neurologica, che danneggia e rende silenti i nervi, compromettendo la salute e la funzione dei tessuti da essi serviti. Un esempio interessante è quello di una bambina da lui seguita che non riusciva a controllare gli sfinteri e che ha risolto il problema adottando una dieta senza glutine; i nervi interessati erano danneggiati da questa reazione incrociata (o mimica molecolare) correlata al glutine, per cui rimuovendo il glutine dalla dieta e fatta cessare la reazione, i nervi hanno ripreso a funzionare restituendo alla bambina quelle sensazioni che le segnalavano di doversi recare al bagno. Qui sotto la traduzione di parte dell’abstract (riassunto) dell’articolo del dottor Rodney Ford intitolato The Gluten Syndrome: A Neurological Disease (“La sindrome da glutine:una malattia neurologica”)[40] che discute una possibile larga diffusione di danni neurologici causati dall’assunzione di glutine: Molti pazienti celiaci sperimentano sintomi neurologici spesso associati con un malfunzionamento del sistema nervoso autonomo. Questi sintomi neurologici possono presentarsi in pazienti celiaci che sono ben nutriti. Il punto cruciale, tuttavia, è che la sensibilità al glutine può anche essere associata con sintomi neurologici in pazienti che non hanno alcun danno alla mucosa dell’intestino (ovvero che non soffrono di celiachia). Il glutine può causare danno neurologico attraverso una combinazione di anticorpi che hanno reazioni incrociate, malattia da complessi immuni e tossicità diretta. Questi effetti sul sistema nervoso includono: cattiva regolazione del sistema nervoso autonomo, atassia cerebellare, ipotonia, ritardo dello sviluppo, disturbi del comportamento, depressione, cefalea e mal di testa. Se il glutine è il sospetto agente dannoso, allora non c’è bisogno di invocare il danno intestinale e la carenza nutrizionale per spiegare la miriade di sintomi sperimentati da coloro che soffrono di celiachia e di sensibilità al glutine non celiaca. Questo è ciò che viene detta “Sindrome di sensibilità al glutine.”

La questione del glutine (e della caseina) è centrale anche riguardo alle cosiddette malattie mentali. Se la rimozione di glutine e caseina (proteine che in presenza di disbiosi intestinale vengono maldigerite portando alla produzione di peptidi oppioidi detti esorfine, come le caseomorfine e le gluteomorfine) non è sufficiente a produrre significativi miglioramenti o guarigioni in tutti i pazienti, è pur vero che la presenza di anticorpi a glutine e caseina nel 90% di essi è indicativo di un serio problema a livello intestinale (che potrebbe non essere l’unico). Tali dati sono presi dall’articolo Autism and schizofrenia: Intestistinal disorders (“Autismo e schizofrenia: disordini intestinali”)[41]. Per approfondimenti sulla questione del glutine consiglio la lettura dell’e-book gratuito di Lorenzo Acerra Il mal di glutine (seconda edizione), reperibile al link http://scienzamarcia.altervista.org/glutine.doc.



13.2 - La caseina

Quanto appena detto spiega abbastanza bene come il ruolo di glutine e caseina sia molto simile: proteine complesse che in presenza di disbiosi/parassitosi intestinali, non vengono scisse negli aminoacidi di cui sono costituite, generando delle catene di aminoacidi più piccole dette peptidi, alcune delle quali morfinosimili. Anche in questo caso le analisi per l’individuazione dell’intolleranza alla caseina non sono sufficienti a rilevare tutti i casi di intolleranza a questa molecola del latte, ed anche in questo caso se sospendendo l’assunzione dei prodotti contenenti caseina (latte e derivati) si sta meglio, non si vede perché ci si debba poi preoccupare di avere conferme diagnostiche di sorta. Va detto tra l’altro che il latte comunemente consumato al giorno d’oggi è ben diverso dal latte crudo di una volta, in quanto è pastorizzato ed omogeneizzato, a volte sottoposto anche ad altri trattamenti industriali; tutto ciò rende ancora più difficile digerire efficacemente il latte e si potrebbe anche presentare il caso di una persona che non è di per sé intollerante al latte in sé, ma che ugualmente non tollera il latte processato che viene commercializzato ai giorni nostri. Asma, allergie, dermatite atopica, diabete, possono essere messi in relazione all’assunzione di latte pastorizzato (che se poi è pure scremato è peggio ancora, perché quelli che sono presenti nel latte sono grassi buoni, salutari). Al contrario ci sono esperienze abbastanza positive di reintroduzione dei latticini sotto forma di yogurt fatto fermentare in casa (per 24 ore circa) partendo da latte crudo (magari scaldato prima della fermentazione per uccidere eventuali batteri patogeni, se non ci si fida troppo). Una volta fermentato per 20-24 ore o anche di più, la caseina presente nello yogurt viene digerita quasi completamente dai fermenti lattici. Spesso è più facilmente tollerato lo yogurt di capra; molto meglio partire da latte di sicura provenienza biologica. Tale reintroduzione dello yogurt viene eventualmente fatta solo qualche tempo dopo avere iniziato a seguire la dieta dei carboidrati specifici, e solo quando l’intestino è pronto. In realtà però il vero latte fermentato utilizzato tradizionalmente dalle popolazioni che ne traevano grandi benefici era il kefir, che si produce a partire dal latte crudo, e che aveva in sé quei microrganismi che aiutavano a pre-digerire la caseina. Lo yogurt attuale, che contiene solo due fermenti lattici, ha rispetto al Kefir il solo vantaggio di durare di più sullo scaffale del supermercato e di essere pronto in tempi minori. Personalmente non mangio niente che contenga lattosio e caseina; l’unico prodotto a base di latte che entra in casa mia è il burro chiarificato, che scelgo in base al colore: più è giallo e più è buono. Il burro chiarificato contiene solo i grassi del latte e non contiene né lattosio né caseina (sebbene possa contenere dei residui minimi di queste due sostanze). I meccanismi che possono portare ad un problema di salute innescato dall’assunzione di latte e latticini dipendono più che dall’eventuale intolleranza al lattosio (che è ugualmente un meccanismo importante, ma che si potrebbe forse risolvere integrando i probiotici del ceppo di Nissle) dalla difficoltà di digerire la caseina e dalle reazioni di intolleranza ad essa, nonché da reazioni di sensibilità al glutine collegate anche alla reazioni incrociate. Nella sostanza si ritrovano dei meccanismi causali molto simili a quelli che abbiamo già visto per il glutine, a cui però ne vanno aggiunti molti altri che dipendono dal fatto che la pastorizzazione del latte (procedimento applicato al 99% del latte in commercio) rende ancora più difficile la digestione della caseina e sottopone il nostro corpo ad uno stress che a volte riesce davvero debilitante. Per aggiungere qualche riferimento preciso e motivare quanto appena detto cito alcuni articoli scientifici. L’articolo Milk-responsive atopic dermatitis is associated with a casein- specific lymphocyte response in adolescent and adult patients[42] ci informa che “una risposta del sistema immunitario alla caseina mediata dalle cellule T si riscontra nel sangue dei pazienti adulti e adolescenti con una esacerbazione della dermatite atopica indotta dal latte” ovvero che in un discreto sottoinsieme di malati di dermatite atopica la caseina del latte scatena una risposta del sistema immunitario che aggrava il problema della pelle. In realtà ci sono casi di dermatite che scompaiono quasi completamente rimuovendo latte e derivati dall’alimentazione. L’articolo Cell-mediated immune response to beta casein in recent-onset insulin-dependent diabetes: implications for disease pathogenesis[43] ci informa che bere il latte delle mucche sin da piccoli può innescare una reazione incrociata; è proprio il meccanismo già incontrato nelle reazioni incrociate scatenate dall’intolleranza e/o sensibilità al glutine. al glutine. In questo caso le cellule beta del pancreas (l’organo che produce l’insulina e la cui disfunzione porta al diabete) sono costituite da diverse molecole che hanno una sequenza di aminoacidi molto simile a quella della beta-caseina del latte. Quando il sistema immunitario produce anticorpi contro la caseina, può aggredire anche le cellule beta del pancreas perché in esse riconosce delle sequenze di aminoacidi molto simili, causando in tal modo il diabete. Anche l’articolo Type I (insulin- dependent) diabetes mellitus and cow milk: casein variant consumption[44] ci mostra il legame tra assunzione di caseina (e quindi di latte e derivati del latte) e diabete mellito. Un’ottima rassegna dei possibili danni causati dall’assunzione di latte la troviamo nel paragrafo 1.3 dell’articolo Cow’s milk allergy: From allergens to new forms of diagnosis, therapy and prevention (“Allergia al latte di mucca: dagli allergeni a nuove forme di diagnosi, terapie e prevenzione”)[45]: problemi gastrointestinali (diarrea, nausea, vomito, costipazione, colite, sindrome dell’intestino irritabile, esofagite gastroenterite), malattie della pelle (vari tipi di dermatite ed eczemi) e malattie dell’apparato respiratorio (oculo-rinte, raffreddore, tosse, aggravamento dei sintomi dell’asma, rantoli, edema della laringe). Per approfondimenti sul latte consiglio di leggere il libro Il mal di latte di Lorenzo Acerra; un nuovo e più approfondito libro sui danni arrecati dal latte alla salute umano è in via di realizzazione da parte dello stesso autore.

13.3 - La Dieta dei Carboidrati specifici (dieta paleolitica)

La Dieta dei Carboidrati Specifici (SCD) è stata ideata dal dottor Haas per curare i pazienti sofferenti di celiachia ed altri problemi intestinali, ed ha fornito la base alla dottoressa Campbell-McBride per formulare la sua dieta GAPS grazie alla quale sono guariti molti casi di autismo, dislessia, iperattività, depressione, epilessia etc. Tale dieta è confermata su basi scientifiche anche dal lavoro della biologa Elaine Gotschall[46]. Tale dieta è rivolta innanzitutto a chi soffre di disturbi gastrointestinali, morbo di Crohn, colite ulcerativa, celiachia, diverticolite, diarrea cronica, ma l’applicazione su alcuni pazienti con problemi intestinali ha dimostrato di curare al contempo anche altre afflizioni, dalla fibrosi cistica all’autismo, passando per dermatite atopica, psoriasi ed eczema. Quando si parla di carboidrati specifici si intende che sono ammessi gli zuccheri sotto forma di monosaccaridi (come quelli contenuti nella frutta, che dovrebbe essere mangiata matura), che hanno la struttura di una singola molecola e sono facilmente assorbiti dalle pareti intestinali. Sono invece banditi da questa dieta i carboidrati più complessi come disaccaridi (molecole doppie come lo zucchero di canna per esempio) e polisaccaridi (catene di molecole come nei carboidrati dei cereali, dei tuberi, degli pseudo-cereali come grano saraceno, quinoa ed amaranto). Tra i cibi ricchi di amidi (una forma di carboidrati complessi) che vanno esclusi ci sono patate, patate dolci (dette anche patate americane), tapioca, ma anche altri vegetali con una quantità minore di amido sono esclusi dalla dieta (in particolare quasi tutti i legumi, il topinambur, la frutta acerba). Un intestino malato non riesce a digerire correttamente cibi che contengono disaccaridi e polisaccaridi, che finiscono per nutrire i batteri patogeni nel nostro intestino. La dieta SCD sostanzialmente mira a ripristinare l’equilibrio della microflora intestinale facendo morire di fame la candida ed i batteri patogeni e dando la possibilità ai batteri benefici di riprendere vigore (è utile a tale scopo l’assunzione di fermenti lattici e cibi fermentati, iniziando da dosi molto piccole ed aumentando gradualmente). Come si trova scritto sul sito http://www.breakingtheviciouscycle.info: Una permeabilità intestinale alterata è stata trovata nel 43% dei pazienti autistici, ma non è stata trovata in nessuna delle persone del gruppo di controllo (Harvard University). La permeabilità intestinale, comunemente detta “intestine poroso”, significa che ci sono spazi più larghi del normale tra le cellule delle pareti intestinali. Quando ci sono questi spazi nel piccolo intestino, cibo maldigerito ed altre tossine possono penetrare nel circolo sanguigno. Quando cibi incompletamente digeriti arrivano nel corpo, il sistema immunitario lancia un attacco contro questi “stranieri” causando a sua volta sensitività ed allergie. Il rilascio di anticorpi scatena le reazioni di infiammazione quando i cibi vengono mangiati nuovamente. L’infiammazione cronica abbassa i livelli di IgA. Livelli sufficienti di IgA sono necessari per proteggere il tratto intestinale dai clostridi e dai lieviti. La diminuzione dei livelli di IgA permette un’ulteriore proliferazione microbica nel tratto intestinale. A causa dell’intestino poroso si sono osservate anche carenze di vitamine e minerali. (…) Una delle tossine prodotte dal lievito è in realtà un enzima che permette al lievito di penetrare nella parete intestinale. Da notare che la dieta si basa su una fase introduttiva, nella quale si possono mangiare solo frutta e verdura cotta (senza semi né buccia), brodo di ossa, uova, carne e pesce ben cotti. Poi man mano che l’intestino si risana, si valuta quando si è pronti al reinserimento di altri cibi come frutta cruda, verdura, noci e semi. Per seguire correttamente questa dieta è utile (se non indispensabile) leggere il libro Intestino sano con la dieta dei carboidrati specifici di Elaine Gottschall (Macro Edizioni). La dieta è basata sostanzialmente sui cibi che mangiavano gli uomini primitivi prima dell’introduzione dell’agricoltura, ed è per questo che viene considerata una forma di “dieta paleolitica”. Numerosi altri libri sono ormai disponibili, anche in italiano, sulla dieta paleolitica; numerosi anche i siti sulla dieta paleo e sulle ricette paleo.

13.4 - Il crudismo

Mangiare solo cibi crudi non è poi una grande innovazione, ma è un ritorno alle origini, e del resto la stragrande maggioranza dei cibi che si possono mangiare crudi sono cibi che rientrano tra quelli permessi dalla dieta SCD. L’unico inconveniente del crudismo è che, se il proprio sistema digestivo non è ancora stato risanato, spesso non tollera troppi cibi crudi, ed ha bisogno di un periodo di transizione con cibi cotti, come specificato nelle pagine precedenti. Per il resto è evidente che l’uomo allo stato di natura non poteva mangiare cibi cotti, e che quindi il suo cibo naturale poteva essere costituito solo da frutta, verdura, insetti (crudi) e uova (crude), eventualmente frutti di mare (crudi) e pochi altri cibi che è possibile raccogliere o catturare con le mani. Il cibo crudo contiene la massima concentrazione possibile di vitamine ed enzimi, che mancano nel cibo cotto, ed uno strumento che può essere utile per chi vuole seguire una tale dieta è l’estrattore di succhi (non la centrifuga, che gira troppo velocemente per preservare enzimi e vitamine, ma l’estrattore che si basa più sul principio della spremuta vera e propria e che lavora a minore velocità). Da notare che il metodo Gerson per la cura del cancro si basa sull’assunzione di 13 spremute di frutta e verdura (ottenute con uno specifico estrattore professionale dal costo di circa 2.000 euro), oltre a clisteri di caffè per disintossicare il fegato e integratori di potassio per contrastare i danni dell’accumulo di sodio (dovuto al sale da cucina – cloruro di sodio – che per gran parte della vita è stato assunto col cibo).

Come dicevo prima sono pochi i cibi crudi che sono vietati dalla dieta SCD, per esempio le carrube e le fave, e quindi è facile comprendere come tutte le malattie che si possono curare correggendo la disbiosi con la dieta paleolitica (o GAPS o SCD che dir si voglia) si possano anche curare con la dieta crudista; ricordo però che (almeno in certi casi) sarebbe meglio iniziare con una dieta introduttiva di transizione, con poche fibre, se non addirittura con la dieta introduttiva SCD, per poi passare piano piano al crudismo quando l’intestino inizia a risanarsi. 



13.5 - Dieta a basso tenore di carboidrati (e alto tenore di grassi buoni)

In molti casi si è scoperto che una dieta con pochi carboidrati è particolarmente utile per risolvere casi molto problematici di disbiosi intestinale; tale dieta (che taluni seguono per un periodo transitorio e taluni scelgono di mantenere a vita) non è poi tanto strana, dal momento che gli eschimesi tradizionalmente vivevano di caccia, pesca, e di pochissima frutta (per lo più frutti di bosco raccolti nella buona stagione e conservati sotto ghiaccio). Si tratta di una dieta paleolitica con pochissimi carboidrati (poca frutta). Spesso nella dieta a basso tenore di carboidrati (così come nella dieta paleo in generale) si includono molti cibi ricchi di grassi naturali, buoni, come l’olio di oliva extravergine spremuto a freddo, l’olio di cocco, l’avocado (frutto ricco di grassi, una sorta di “frutto” sui generis) burro chiarificato (possibilmente biologico), lardo ed altri grassi animali naturali (possibilmente biologici). I grassi di origine animale è decisamente meglio sceglierli biologici dal momento che tutti gli animali accumulano le tossine proprio nei tessuti grassi. Gli oli spremuti a caldo e le varie margarine o altri alimenti “grassi” a base di oli sottoposti a procedimenti industriali sono tutt’altra cosa, e sono esclusi da tale dieta.  Ci sono anche casi estremi, come quelli di un crescente gruppo di persone che mangia solo carne e beve solo acqua, e che a leggere i loro resoconti non solo sta benissimo, ma ha sconfitto anche diverse malattie croniche di cui alcuni di loro soffrivano. Del resto l’assenza di carboidrati dalla dieta la rende una forma molto particolare di dieta paleo che sicuramente affama patogeni e parassiti. Sul fatto che sia o meno squilibrata non mi pronuncio; in fondo il cibo tradizionale degli eschimesi è carne pesce e ogni tanto un po’ di bacche che vengono raccolte in primavera. Chissà se queste persone sono tutte del gruppo sanguigno 0 (vedi uno dei prossimi paragrafi).



13.6 - Dieta chetogenica

È un tipo di dieta caratterizzato da basso tenore di carboidrati (ma non esclude quelli complessi come i cereali e le verdure amidacee), e si è dimostrata valida contro l’epilessia. In realtà una dieta paleo/SCD secondo la dottoressa Campbell-McBride è molto più valida per affrontare tale malattia. È pur sempre possibile riuscire a seguire una dieta chetogenica (ovvero con pochi carboidrati ed una maggiore quantità di grassi e proteine) anche selezionando solo cibi senza carboidrati complessi (ovvero senza cereali, pseudo-cereali, tuberi ed altre verdure amidacee). Ci sono interessanti studi su una possibile validità della dieta chetogenica nella cura del cancro. 





13.7 - Dieta Gerson

È una dieta in gran parte crudista, basata su 13 succhi di frutta e verdura spremuti con un particolare estrattore molto lento (e costoso), ben diverso dalle centrifughe che sono veloci e danneggiano enzimi e vitamine. Oltre a questo concentrato di enzimi e vitamine somministrato 13 volte al giorno, si mangia anche una particolare zuppa con un po’ avena, e si utilizzano clisteri al caffè per disintossicare il fegato, e integratori di potassio (per contrastare il sodio accumulato mangiando sale da cucina); le proteine animali sono escluse da tale dieta. Questo è in sintesi il metodo Gerson per la cura di tubercolosi, tumori ed altre malattie degenerative. 



13.8 - Dieta del gruppo sanguigno

Indicare quale sia la dieta ideale per l’uomo è davvero un arduo compito. Ho conosciuto persone guariti da gravi malattie con dieta crudista, con dieta vegana, con dieta paleolitica. So di chi è guarito dalle sue afflizioni semplicemente evitando i prodotti alimentari processati industrialmente ed evitando zucchero, soia, latticini e/o glutine. Ho conosciuto persino uomini che mangiano solo carne e bevono solo acqua e si sentono benissimo. Il dottor Price, nel suo libro che descrive l’alimentazione dei popoli “primitivi” descrive popolazioni di agricoltori, di allevatori, di cacciatori, con diete alquanto differenti le une dalle altre, ma tutte in buona salute: dagli eschimesi che mangiano quasi esclusivamente carne cacciata, agli abitanti di una valle isolata della svizzera che mangiano soprattutto pane di segale, latte e formaggio (prodotto a partire dal latte crudo delle proprie mucche, non sottoposto a nessun processo industriale), passando per altri popoli di agricoltori (che però mangiano anche carne e pesce). Come fare a mettere assieme tutti questi dati, come giustificarli razionalmente?  La prima idea che viene spontanea è che l’uomo è fondamentalmente onnivoro, o quanto meno predisposto ad adattarsi a diete differenti per potersela cavare nelle circostanze più disparate, per sopravvivere in diversi tipi di ambienti. Di sicuro egli non ha la dentatura di un erbivoro, è dotato di canini e di incisivi affilati, ha uno stomaco dotato di succhi acidi adatto a digerire la carne, ed è molto simile a primati come gli scimpanzé, che mangiano frutta, verdura, semi, miele, corteccia, foglie, gemme, insetti (ne vanno ghiotti), uova di uccello ed anche carne cruda (di uccelli, mammiferi di media e piccola taglia, nonché scimpanzé di altri gruppi ai quali contendono il territorio ove raccogliere il cibo). Detto questo occorre ricordare che lo scimpanzé vive soprattutto di frutta. Ma c’è da considerare anche il fatto che non siamo tutti uguali. Sono ormai pochi gli uomini che hanno una microflora intestinale equilibrata. Dopo 3 o 4 generazioni di vaccini, antibiotici, antidolorifici, psicofarmaci, pillole anticoncezionali, allattamento artificiale e cibi artefatti, la salute dell’uomo comune è andata rapidamente deteriorandosi, ed è quindi comprensibile come una persona seriamente malata possa avere difficoltà a digerire ed assimilare un cibo che risulta invece digeribile e nutriente per chi è in un migliore stato di salute. Inoltre gli uomini non sono necessariamente tutti uguali. Che le si chiamino razze, varietà, risposte adattive ai cambiamenti ambientali, sta di fatto che la diversità tra gli esseri umani c’è, e non è solo di pelle. Ma se fosse anche il gruppo sanguigno ad indicare quale sia la dieta più appropriata per noi? L’ipotesi è interessante, sebbene al momento non esistano molte “conferme scientifiche” (ma forse ad un certo sistema una forma di terapia basata sull’alimentazione invece che sul farmaco da un po’ fastidio, e quindi si evita di ricercare in certe direzioni). Ci sono tuttavia numerose testimonianze di guarigione. Secondo tale ipotesi, sostenuta in Italia dal dottor Piero Mozzi, la dieta del gruppo 0 sarebbe molto più basata sulla carne, quella del gruppo A sui vegetali (non escludendo certe carni), quella del gruppo B comprenderebbe anche i latticini, e quella del gruppo AB sarebbe una via di mezzo tra le ultime due. Il dottor Mozzi ad ogni modo consiglia di limitare (se non escludere) i prodotti contenenti glutine e caseina, e questo già spiega come tale dieta possa aiutare tutti quei soggetti intolleranti a queste due sostanze, che non avevano ancora provato ad eliminare certi alimenti dalla propria dieta. Per maggiori informazioni leggete il libro La dieta del dottor Mozzi e consultate il sito http://dietagrupposanguigno.it/.



13.9 - Il digiuno

Nel 1918 il dottor Richard G. Cabot (che lavorava all’Ospedale Generale del Massachussets nonché alla Scuola di Medicina dell’Università di Harvard) scriveva nel suo libro A Layman’s Handbook of Medicine (“Manuale di medicina per i profani”)[47]: “Come regola, la semplice diarrea o la colite acuta, negli adulti, guarisce in una settimana o dieci giorni. Le cure sono il riposo, il calore e il digiuno”. Questa è solo una delle testimonianze più recenti di un approccio nei confronti della malattia e della cura totalmente differente da quello attuale, incentrato sulla somministrazione dei farmaci. La dottoressa Natasha Campbell-McBride considera quell’epoca, antecedente allo sviluppo della farmacologia moderna, come l’epoca d’oro della medicina, quando i trattamenti erano basati su un’alimentazione specifica per ogni malattia, estratti erboristici, ed eventualmente pulizia intestinale (clisteri) e digiuno. In effetti la dottoressa Campbell ricorda nel suo libro “Sindrome psico-intestinale” come la prima cura mai sperimentata con un certo successo per l’epilessia, sia stata il digiuno protratto per 21 giorni. La citazione di apertura di questo articolo l’ho tratta dal libro Il digiuno può salvarti la vita, scritto dell’igienista Herbert M. Shelton. In tale libro vengono riportati aneddoti di guarigione, o di grande miglioramento delle condizioni di salute, di pazienti che soffrivano delle più disparate malattie. Il concetto di base è che quando l’organismo smette di alimentarsi, non si utilizza più l’energia per il processo di digestione ma si utilizza tutta l’energia disponibile per portare avanti il processo di disintossicazione. In tal modo il corpo si libera della tossiemia, degli accumuli di sostanze tossiche di vario tipo (tossine ambientali, metalli pesanti, tossine endogene dovute a cattiva alimentazione e cattiva digestione, tossine rilasciate da parassiti e patogeni) e riprende il suo normale funzionamento. In tale libro la spiegazione delle cause di alcune patologie risulta a volte un poco carente, soprattutto perché non vi è traccia in tale libro del problema della disbiosi e della parassitosi, ma occorre ricordare che il libro è stato scritto sul finire degli anni ‘60 del secolo scorso, ed è pur vero che la dieta consigliata (prima e dopo il digiuno) coincide per molti versi con quella che toglie terreno a patogeni e parassiti: tanta frutta e verdura cruda, pochi cereali e pochi vegetali amidacei. D’altronde lo stesso digiuno toglie ogni fonte di sostegno a gran parte dei patogeni e dei parassiti (purtroppo ce ne sono alcuni che si cibano anche direttamente del nostro sangue). Da notare che nel libro si consiglia di introdurre verdure amidacee (come patata, igname, patata americana, tapioca, manioca, taro etc.) e carboidrati in piccole dosi dopo qualche giorno a base di frutta e verdura, e di non associare mai verdure amidacee e carboidrati con le proteine animali (dieta dissociata). Detto questo occorre precisare che Shelton non consiglia a nessuno di fare digiuni “fai da te”, bensì digiuni in un ambiente controllato sotto la supervisione medica. Tra l’altro egli fa notare come sia difficile, se non impossibile, digiunare quando si debba badare al lavoro e/o alla famiglia e quindi consiglia che la persona che si dedica al digiuno si rechi presso un istituto all’interno della quale si possa dedicare al digiuno in tutta tranquillità, riposare ed essere seguito da un medico (che verifichi continuamente le condizioni del digiunante segnalando se e quando sia il caso di riprendere immediatamente, benché gradualmente, l’alimentazione). Molto interessante è, all’interno del libro di Shelton, il resoconto delle guarigioni e/o dei notevoli miglioramenti riscontrati nelle persone da lui assistite nel corso del digiuno. Alcune di queste persone soffrivano di malattie che sono ritenute ufficialmente incurabili, croniche progressivamente degenerative. Un elenco sommario delle malattie per le quali Shelton testimonia di avere ottenuto risultati positivi tramite il digiuno è: sclerosi multipla, asma, artrite, ulcera, emicrania, allergia agli inalanti, colite, psoriasi, eczema, gonorrea, morbo di Parkinson, nefrite, ingrossamento della prostata, calcoli biliari, alcune malattie cardiache tra le quali l’angina, pressione alta, raffreddore, sterilità femminile. Per quanto riguarda il cancro Shelton afferma: “mentre ho visto casi di cancro diminuire notevolmente durante un digiuno, non ne ho mai visto uno guarire completamente (...) in alcuni casi questo [il cancro] continua a crescere anche durante un digiuno di lunga durata. A volte, la crescita cancerosa viene notevolmente ridotta nella misura, ma non ne ho mai visto uno scomparire totalmente. I tumori benigni spesso vengono intaccati e riassorbiti.” Occorre segnalare anche che il digiuno non può e non deve essere considerato una panacea per ogni persona e per ogni malattia. Riporto anche in questo caso le testuali parole di Herbert Shelton: “Ma vi sono anche condizioni in cui un digiuno di qualsiasi durata è sconsigliabile, addirittura impossibile. Negli stati di debolezza, di gravi malattie di cuore, di cancro, di diabete e nella tubercolosi avanzata, digiunando non si ottiene nulla. Nei casi di tumore al fegato e al pancreas è meglio evitarlo. Quando si ha molta pura del digiuno, è meglio non intraprenderlo.” C’è da aggiungere che, per una donna che allatti, il digiuno ha come effetto collaterale negativo la diminuzione della produzione di latte materno.



14 - La neural-terapia, le cicatrici ed i campi di disturbo

Una osservazione casuale sull’effetto dell’anestetico procaina da parte dei fratelli Huneke (due medici) portarono pian piano a scoprire che tale sostanza (o anche la lidocaina, ad essa molto simile) quando iniettata in prossimità di una cicatrice (di vario tipo, operazioni chirurgiche, tagli, suture, quella causata dalla vaccinazione contro il vaiolo), un dente devitalizzato, una cavitazione, un residuo radicale, un dente del giudizio incluso, un piercing (e quindi anche i buchi dove si inseriscono gli orecchini, laddove le orecchie sono una zona molto sensibile e ricca di punti di agopuntura collegati ai meridiani energetici), un tatuaggio, un sito di estrazione dentale (laddove il dente è stato tolto), le tonsille (laddove sono state rimosse) risolve problemi a volte nella stessa zona, a volte in una zona anche distante del corpo; a quanto pare la procaina riesce a normalizzare una polarizzazione elettrica errata delle cellule lungo certi particolari percorsi che partono dalle cicatrici. Tutti questi “campi di disturbo” possono essere bonificati con una o più applicazioni di procaina, e generalmente ad ogni applicazione l’effetto risanatore dura per un tempo maggiore, fino ad essere permanente. Se ciò non succede è perché il campo di disturbo si rigenera continuamente, come quando è causato da alcuni focus dentali permanenti come cavitazioni, denti devitalizzati, residui radicali, denti del giudizio inclusi nell’osso; in tali casi se la procaina può essere d’aiuto nel processo di bonifica, non si può mai arrivare ad una risoluzione definitiva finché non si affronta il focus in questione. Da notare che in alcuni casi rappresenta un campo di disturbo anche la cicatrice ombelicale (soprattutto quando da piccoli l’ombelico sanguinava spesso e faticava a cicatrizzare). Le cicatrici più in rilievo, più “dure” possono essere di particolare rilevanza, ma la loro grandezza conta poco e sarebbe doveroso testarle tutte, perché ognuna può rappresentare un campo di disturbo. Curiosamente (ma chi si occupa di kinesiologia lo sa bene) anche il portare oggetti di metallo sul corpo (come collane, braccialetti, orecchini) può rappresentare un campo di disturbo. 



15 - La respirazione

L’ossigeno che respiriamo si lega all’emoglobina, e viene ceduto ai tessuti ed agli organi (irrorati dalla rete dei capillari) ma affinché ci sia una buona ossigenazione, ovvero una cessione rilevante di ossigeno, serve che il sangue contenga una quantità sufficiente di anidride carbonica. A tale fine la respirazione superficiale, frettolosa, ansiosa è quanto di peggio ci possa essere, mentre una respirazione calma, scandita nei tempi con opportune pause, permette di ossigenare appieno il nostro intero organismo.  Il dottor Buteyko è stato il primo medico di formazione occidentale a studiare i benefici di una specifica respirazione ed a mettere a punto un metodo per affrontare i sintomi di diverse patologie. Uno degli esercizi più semplici della respirazione Buteyko è quello della respirazione quadrata: inspirare (introdurre l’aria) lentamente per la durata di due o tre secondi, trattenere per lo stesso tempo, espirare (buttare fuori l’aria) lentamente per due o tre secondi, trattenere ancora una volta per lo stesso tempo (se poi i tempi di questi movimenti non sono perfettamente uguali poco importa in realtà). La respirazione oltre a seguire questi movimenti dovrebbe essere di tipo diaframmatico. Secondo gli insegnamenti di Buteyko occorrerebbe attenzione a respirare SEMPRE con il naso, anche la notte (con gli adulti si può usare anche del nastro adesivo per chiudere letteralmente la bocca di notte) e dormire coricati sul fianco sinistro, o quanto meno dormire supini con la testa abbastanza sollevata (un cuscino più alto, due cuscini più sottili messi uno sotto l’altro). In tal modo il dottor Buteyko ed i medici formatisi alla sua scuola, riescono a trattare casi di asma, pressione alta, pressione bassa, glaucoma ed altri disturbi, ottenendo anche dei miglioramenti nei casi di allergia agli inalanti. La tecnica di respirazione yogica descritta nel pranayama ha molti punti di contatto con gli esercizi di respirazione Buteyko, e quindi apprendere tale tecnica porta presumibilmente a risultati simili. In Italia la tecnica Buteyko[48] è stata introdotta dalla dottoressa Fiamma Ferraro, autrice di un libro sull’argomento (Attacco all’asma e non solo). Sebbene molte delle seguenti condizioni patologiche possano avere anche un’altra causa (specie l’accoppiata disbiosi/parassitosi), secondo il dottor Buteyko e la dottoressa Ferraro diversi disturbi possono migliorare e col tempo in certi casi essere risolti semplicemente correggendo la maniera in cui quotidianamente si respira: depressione, fibromialgia, asma, allergia, stanchezza cronica, glaucoma, bassa e alta pressione sanguigna. Il dottor Ferenc Holecz invece suggerisce degli esercizi di respirazione differenti, più impegnativi, da associare alla sua “cucina energetica” (zuppe di cereali integrali e verdure nelle quali per prima cosa si tostano i cerali per tre minuti, farinacei ammessi solo se si usa farina macinata sul momento). In realtà le antiche popolazioni agricole macinavano i cereali almeno giorni 15 giorni, in modo da consumare cibo sano e nutriente. La farina vecchia si ossida, perde molte sostanze nutritive, sebbene continui a fornire energia (i carboidrati), ed è per questo che l’alimentazione moderna è così povera di sostanze nutritive sebbene ricca in carboidrati: essa è infatti basata sul consumo di prodotti a base di farine macinate, conservate, raffinate, ed infine mangiate anche diverse settimane o mesi dalla macinazione (o dalla cottura). Inoltre le farine sono spesso addizionate con sostanze per impedire che la farina faccia grumi a causa dell’umidità, e con sostanze per impedire che ammuffisca e che “faccia i vermi”; tali sostanze spesso sono prodotti chimici dannosi per la salute umana. Per avere maggiori informazioni sul lavoro del dottor Holecz consiglio la lettura del suo libro Cucina energetica e curativa. 



16 - I traumi psichici ed il rapporto mente-corpo

Ci sono ormai in circolazione tantissimi libri di psico-neuro-endocrino- immunologia. Il fatto che l’equilibrio psichico sia fondamentale per mantenere la salute, in quanto influenza il sistema immunitario (e non solo) attraverso la mediazione del sistema endocrino e di quello nervoso, è ormai accertato. I traumi forti, soprattutto quando non vengono condivisi con qualcuno, possono causare sofferenze profonde anche nel fisico. Tenendo sempre presente che quello psicologico è solo uno dei tanti fattori che va visto come uno dei tanti tasselli intercorrelati del puzzle della salute e della malattia, sono interessanti i libri di Claudia Rainville (Meta medicina, ogni sintomo è un messaggio) e di R. G. Hamer (Il capovolgimento diagnostico) i quali, in maniera molto differente (più empirica, il primo, più scientifica il secondo) mettono in relazione uno stato di malattia che interessa un dato organo, tessuto, parte del corpo, ad un particolare tipo di trauma psichico. Il libro di Hamer si concentra soprattutto sulla genesi del tumore. Da notare che il dottor Hamer era un oncologo che usava la chemioterapia sui propri pazienti; poi, scoprendosi malato di un cancro ai testicoli pochi mesi dopo la morte del figlio comprese, la correlazione tra mente e malattia. Da allora in poi, per il solo fatto di avere difeso le sue idee, sostanziate anche da riconoscimenti ufficiali, è stato oggetto di una forte repressione (come tutti i medici che scoprono e propongono cure a basso costo che rischiano di distruggere i fiorente mercato dei farmaci), ed ha dovuto anche affrontare il carcere. Personalmente ritengo che le teorie di Hamer a di Rainville siano interessanti, ma occorre evitare di assolutizzarle: possono fornire delle indicazioni su possibili cause e concause dello sviluppo di una malattia, ma credo sia riduttivo limitarsi ad affrontare la malattia solo su un piano psichico. Per fare un esempio, secondo Claudia Rainville una malattia alla pelle come la psoriasi o la dermatite atopica, potrebbe essere il sintomo di qualcosa che non va in relazione al contatto con gli altri e/o al rapporto con il mondo esterno. Ma è pur vero che spesso e volentieri c’è di base un problema di disbiosi/parassitosi (basti pensare che la microflora presente sulla pelle risulta alterata nei soggetti che soffrono di questi problemi). Se quindi la psiche ha un suo ruolo, il problema probabilmente si manifesterebbe in maniera molto leggera in assenza di disbiosi. Tra l’altro il rapporto con l’esterno dipende anche molto da come lo si vive, ovvero dal fatto che si è timidi ed introversi piuttosto che espansivi ed estroversi, ma il cosiddetto carattere dipende molto anche dall’equilibrio della microflora intestinale (per non parlare di eventuali presenze di parassiti). La proliferazione di candida e/o di parassiti nell’intestino può causare timidezza, introversione, ma anche crisi di rabbia. Siamo di fronte alla solita rete di interconnessioni: se non la teniamo presente rischiamo di vedere le cose in un’ottica sbagliata o parziale. Un altro esempio è la donna che sviluppa un tumore al seno perché, secondo Hamer, è angosciata per i figli (o i nipoti), oppure perché figli non ne ha ancora avuti/allattati (che ne sia cosciente o meno la donna soffre della mancanza della maternità, a volte in maniera davvero pesante, e le statistiche mostrano che una donna che ha un figlio in giovane età e lo allatta, ha meno probabilità di sviluppare un cancro al seno). Ma se la donna ha anche un dente devitalizzato, delle cavitazioni osteomandibolari, e magari una forma di disbiosi intestinale con episodi di candidosi ricorrente, possiamo davvero affermare che l’unica causa del tumore sia il suo trauma in relazione ai figli? O forse dobbiamo pensare che in un organismo già provato da varie situazioni di squilibrio, il trauma psichico è l’ultima goccia che fa traboccare il vaso? Fatte queste precisazioni, ritengo ugualmente che il rapporto mente/corpo a volte può costituire una parte importantissima del problema di salute di alcuni individui, e concludo ricordando che le tecniche di meditazione sono un ottimo mezzo per ritrovare l’equilibrio psicologico e con esso anche quello fisico. Lo stesso dicasi della pratica dello yoga associata ad un preciso metodo di respirazione (pranayama).



17 - Il trauma della nascita ed il rebirthing

La maniera in cui si vive la propria nascita, il fatto di venire facilmente fuori, di presentarsi podalici, di essere ben accolti nella nuova famiglia, oppure di essere il classico frutto di una gravidanza indesiderata, viene percepito in maniera forte e precisa dal feto prima, dopo, durante il parto. Le sensazioni ed i traumi vissuti in quella sede possono condizionare fortemente la vita futura senza che ce ne si possa rendere conto in maniera cosciente. La tecnica del “rebirthing”, basata essenzialmente sul respiro, intende portare alla luce queste esperienze, queste emozioni e questi traumi legati alla nascita, in modo che il soggetto ne diventi cosciente, li affronti e li superi (vedi a tal riguardo il libro “Il segreto della Personalità”, di Sondra Roy e Bob Mandel).  Un’altra cosa da tenere in considerazione è che ci hanno abituato all’idea di una nascita in mezzo a persone estranee, sotto forti luci, e spesso in mezzo ad un forte vociare di medici ed infermieri. Invece il parto, per essere un’esperienza bella, positiva, naturale, dovrebbe essere sperimentato in un locale calmo, poco rumoroso, con luci soffuse, possibilmente in presenza di persone legate al bambino ed alla madre da sentimenti di grande affetto. La madre dovrebbe essere contenta di partorire in un luogo familiare, vicino a parenti ed amici affettuosi. L’ideale quindi sarebbe un parto in casa, un parto in acqua, un parto in un ospedale dove si seguono le indicazioni per un parto dolce, naturale, senza violenza, senza nessuna fretta di tagliare il cordone ombelicale (si può aspettare fino a quando non smette di pulsare) poggiando il bambino subito sul seno della madre e lasciandolo lì per tutto il tempo che vuole perché è lì che deve stare dopo il parto, e non in una culla, staccato dal calore, dalla sicurezza, dall’affetto materno. Tra l’altro bisogna fare in modo che si attacchi al seno il prima possibile per succhiare il colostro e incentivare così la successiva produzione delle ghiandole mammarie: prima il bambino si attacca al seno e maggiore è la probabilità che l’allattamento prosegua senza problemi di sorta. Su questo argomento consiglio la lettura del libro di Lorenzo Braibanti intitolato Parto e nascita senza violenza. Dalla gravidanza al parto, ai primi mesi di vita. Anche se qui da noi potrebbe apparire incredibile, esistono nazioni come l’Olanda dove si pratica di regola il parto in casa (in tal caso un’ambulanza è sempre pronta a portare il neonato al più vicino ospedale se dovesse risultare necessario). I dati dimostrano che il parto in casa è più sicuro[49] (oltre che risultare più economico per il sistema sociale). In Olanda sconsigliano pure l’epidurale[50], ed è giusto che tale procedura sia limitata ai soli casi indispensabili, visto che il farmaco utilizzato per l’anestesia ha effetti collaterali di un certo rilievo sul neonato; diversi studi indicano che l’epidurale può avere come conseguenze problemi nell’allattamento al seno, depressione respiratoria, mal posizionamento fetale, aumento della variabilità della frequenza cardiaca fetale. In realtà se la donna mangiasse come i nostri antichi progenitori probabilmente avrebbe anche meno difficoltà nel partorire. Questo è almeno quanto si evince dalla lettura del libro del dottor Price, il quale testimonia come alcune donne indigene, quando è ora di partorire, escono dal villaggio con uno scialle e ritornano col neonato avvolto in quel tessuto. Di regola al bambino appena nato somministrati Vitamina K e un collirio antibiotico. Ci sono molti sospetti sulla vitamina K sintetica e sui possibili effetti avversi della sua somministrazione ai neonati; in realtà la vitamina K2 viene prodotta dai batteri della nostra flora benefica intestinale, e quindi dovrebbe venire passata naturalmente dalla madre al figlio attraverso il latte materno, a meno che la madre soffra di disbiosi, mentre la vitamina K1 si trova nelle foglie verdi. Anche la somministrazione preventiva di un collirio antibiotico a tutti i neonati, mi lascia alquanto perplesso, anche perché si tratta di una misura profilattica risalente a molti decenni fa e ancora in uso nonostante non ci siano più i presupposti sanitari per l’implementazione di tale procedura. Del resto somministrare antibiotici in maniera preventiva, per quanto lo si faccia localmente, non lo ritengo per niente sensato. È possibile opporsi ad entrambe le pratiche se il proprio bambino nasce in ospedale.  Ricordo ancora che in natura i neonati dei primati stanno attaccati alla mamma tutto il tempo. Non vedo perché mai noi dobbiamo separare i nostri cuccioli dalla mamma mettendoli in una culla: meglio tenerli in braccio, nel letto accanto a sé, o attaccati ad una fascia o marsupio come è d’uso presso molti popoli “primitivi”. Il passeggino in fondo può essere utile come carrello quando si fa la spesa, o magari potrà servire per portare in giro il bambino quando è già più grande (per ulteriori approfondimenti su questa tematica rimando al libro di Michel Odent, Abbracciamolo subito (Red Edizioni).



18 - I pilastri della malattia (1): i vaccini

Se i vaccini contenessero solo le sostanze che innescano la produzione di anticorpi da parte del sistema immunitario forse potrebbe avere un senso utilizzarli (anche se in realtà la difesa immunitaria non si basa solo sulla produzione di anticorpi). Purtroppo i vaccini, oltre agli antigeni (sostanze che stimolano la produzione di anticorpi) hanno sempre presentato al loro interno sostanze tossiche e potenzialmente pericolose. I vaccini a virus vivo a volte non sono stati attenuati a sufficienza, ed hanno causato così in alcuni soggetti la stessa malattia da cui dovevano difendere. I vaccini ottenuti coltivando l’agente infettivo su cellule di rene di scimmia a volte sono stati infettati con il virus SV-40[51], un virus di cui sono portatrici solo le scimmie (per le quali è relativamente innocuo) e che in natura non passerebbe mai all’uomo. Solo grazie a questi vaccini il virus SV-40, per la prima volta, ha contaminato degli esseri umani, causando gravi effetti sulla salute di un grandissimo numero di persone. Nei vaccini più vecchi, ma anche in molti vaccini multi-dose ancora in uso, si trova un composto a base di mercurio utilizzato come conservante (il thimerosal). Il mercurio è oltremodo tossico per l’organismo, al punto che alle donne incinte si sconsiglia l’assunzione di pesce di taglia grossa come il tonno o il pesce spada, pesci all’apice della catena alimentare, che accumulano alti livelli di mercurio. Che dire allora dell’usanza di iniettare mercurio nei bambini appena nati? I medici consigliano di stare alla larga dal mercurio durante la gravidanza ma considerano sicuro iniettare del mercurio ad un bambino di due mesi e mezzo? In molti vaccini troviamo alluminio, tossico per il sistema nervoso, che può creare problemi alla guaina mielinica che assorbe i neuroni; la guaina di mielina è essenziale per il corretto funzionamento delle cellule nervose; immaginate l’effetto che possa fare l’alluminio in un corpicino impegnato a formare il proprio sistema nervoso e a dotarlo della ricopertura di mielina. Pensate che la presenza dell’alluminio ha come sola giustificazione una maggiore produzione di antigeni, e quindi un risparmio sui costi della produzione: i produttori risparmiano, e la gente rischia di rimetterci la salute. Di recente è stata studiata una sindrome detta ASIA (Sindrome Autoimmune Infiammatoria indotta da Adiuvanti). Le sostanze “adiuvanti”, che “aiutano” a sviluppare una maggiore quantità di anticorpi, infatti spesso stimolano così tanto il sistema immunitario che esso reagisce anche contro le cellule del nostro stesso corpo causando così malattie autoimmuni e infiammatorie[52]. Tra gli adiuvanti che possono causare tale sindrome  autoimmune e/o infiammatoria troviamo l'idrossido di alluminio, che si trova in gran parte dei vaccini attualmente in circolazione, lo squalene, che si trova (assieme al polisorbato 80 all'interno del composto MF-59) nei nuovi vaccini anti- influenzali e nei vaccini contro il papilloma virus). Si legge nell’abstract dell'articolo Autoimmune/inflammatory syndrome induced by adjuvants (Shoenfeld's syndrome): clinical and immunological spectrum. Un adiuvante è una sostanza che aumenta la risposta immunitaria antigene-specifica, induce il rilascio di citochine infiammatorie, ed interagisce con i recettori di tipo Toll e con l'inflammasoma NALP3. La conseguenza immunologica di queste azioni è quella di stimolare la risposta immunitaria innata e quella adattiva. L'attivazione del sistema immunitario per mezzo di adiuvanti, un effetto desiderabile, potrebbe innescare manifestazioni di autoimmunità o di malattia autoimmune. Recentemente una nuova sindrome è stata considerata, la sindrome autoimmune/infiammatoria indotta da adiuvanti (autoimmune/inflammatory syndrome induced by adjuvants - ASIA), che include fenomeni postvaccinali, miofascite macrofagica, Sindrome del Golfo Persico e siliconosi. Questa sindrome è caratterizzata da manifestazioni autoimmuni nonspecifiche e specifiche. Le sostanze principalmente associate con la sindrome ASIA sono lo squalene (Sindrome del Golfo Persico), l'idrossido di alluminio (feonomeni postvaccinali, miofascite macrofagica) ed il silicone in rispetto alla siliconosi. Anche oli minerali, guaiacol e gadital iodico sono spesso associati con l'ASIA. È notevole il fatto che l’alluminio, spesso utilizzato come adiuvante causi disfunzione delle barriere tissutali, e che le citochine pro- infiammatorie, il cui rilascio è indotto dagli adiuvanti, concorrono a causare lo stesso tipo di problema[53]. In alcuni vaccini troviamo formaldeide, sostanza utilizzata per uccidere quegli agenti infettivi che servono ad innescare la produzione di anticorpi (altrimenti ci troveremmo l’agente infettivo ancora vivo nel vaccino stesso), ma la formaldeide è quella sostanza che troviamo sulle superfici dei mobili, ed a causa della quale si consiglia di arieggiare molto bene la casa quando arrivano mobili nuovi, per evitare di respirare, per l’appunto vapori di formaldeide. Nei vaccini possiamo trovare anche antibiotici, ed è noto che esistono persone allergiche a certi antibiotici; come fare a sapere se un bambino di due mesi e mezzo di vita è allergico o no agli antibiotici? Nella preparazione dei vaccini spesso si fa propagare del virus su uova embrionate di pollo; qui il problema si ripete rispetto all’allergia alle proteine dell’uovo (che in media colpisce il 2,6% della popolazione). Da qualche anno a questa parte, specie nei vaccini anti-influenzali e nei vaccini contro il papilloma virus, troviamo il polisorbato 80 (detto anche tween 80) e lo squalene. Sono proprio quelle sostanze utilizzate come adiuvanti nei famosi vaccini contro l’influenza suina, quei vaccini contro il cui uso moltissime persone (anche molti medici) si erano schierate nel 2009; una delle preoccupazioni principali era la presenza di queste due sostanze chimiche nei vaccini. Ma la gente non sa che adesso le si trova nei nuovi vaccini contro l’influenza e contro il papilloma virus. L’articolo Delayed effects of neonatal exposure to Tween 80 on female reproductive organs in rats[54], ci informa che il polisorbato 80 sperimentato su piccole femmine di ratto ha causato malformazioni agli organi genitali, ma nonostante ciò lo si usa proprio nei vaccini dedicati alle donne (quelli contro il papilloma virus). Esiste anche un articolo scientifico che descrive il caso di una ragazza che è entrata in menopausa subito dopo la somministrazione di quel vaccino[55], e i medici in quell’occasione hanno escluso ogni altra possibile causa. Il vaccino contro l’influenza suina, che conteneva questa sostanza, ha causato molti aborti[56], riportati dagli organi di stampa di diversi paesi. Lo squalene è stato considerato da due ricerche scientifiche[57] una sostanza che, iniettata col vaccino può causare malattie autoimmuni, ma dopo questi due studi scientifici ne sono stati pubblicati altri due che dimostrerebbero tutto il contrario[58]. Indovinate chi ha finanziato questi studi che assolvono l’uso dello squalene nei vaccini? Proprio un’azienda che usa tale sostanza nei propri vaccini! Un cenno va fatto infine alla tecnologia genetica per la produzione dei vaccini. A volte si utilizzano tecniche di manipolazione genetica per forzare un lievito a produrre le proteine della capsula del virus. A tali proteine si aggiunge poi come adiuvante un composto a base di alluminio, che servirebbe a potenziare la risposta immunitaria. Però la sanevax, un’associazione che si batte per la sicurezza dei vaccini, ha commissionato delle ricerche sulla presenza di DNA del virus del Papilloma Virus, ed ha scoperto la presenza di questo DNA nel sangue delle persone che avevano ricevuto il vaccino. Ripeto nel vaccino ci dovevano essere solo le proteine della capsula del virus, non il DNA del virus, e questo può essere uno dei motivi che spiegano il danno vaccinale. Di recente, nel 2012, il dottor Montanari e la dottoressa Gatti hanno analizzato 21 campioni di vaccini e li hanno trovati TUTTI contaminati da micro e nano particelle di acciaio, bario, silicio, calcio. Dopo quanto appena esposto è difficile pensare che i vaccini possano essere sicuri. Però per rispondere con esattezza a questa domanda dovremmo fare un esperimento scientifico serio, con un campione di controllo. Ciò vuol dire prendere ad esempio 1000 bambini vaccinati e 1000 bambini non vaccinati, e verificare quale gruppo nel corso degli anni manifesta maggiori problemi di salute, verificare se i vaccinati davvero sono al riparo dalla malattia per cui hanno ricevuto il vaccino, verificare se il loro stato di salute generale è migliore o peggiore dei bambini non vaccinati. Ecco questi esperimenti NON SONO MAI STATI ESEGUITI DALLE ISTITUZIONI! Quando ho chiesto conto alla mia ASL locale, mi sono sentito dire che non hanno avuto il tempo di fare simili controlli … dopo appena 120 anni di campagne di vaccinazione! Se le istituzioni non hanno mai fatto questi controlli, ci sono delle organizzazioni di genitori che si sono date da fare per raccogliere questi dati, una in germani ed una in Nuova Zelanda: il risultato di queste indagini[59] è un aumento molto notevole di malattie come asma, allergia e intolleranze alimentari nei soggetti vaccinati rispetto ai soggetti non vaccinati. Ci sono sentenze passate in giudicato che hanno portato ad un forte risarcimento dei genitori il cui bambino è diventato autistico in seguito alla vaccinazione; l’autismo, in un documento ufficiale della FDA[60] (Food and Drug Administration, ente che dovrebbe controllare la sicurezza di farmaci e alimenti) viene citato come possibile effetto collaterale della vaccinazione DPT difterite tetano e pertosse. Ci sono studi che mostrano come la mortalità neonatale aumenti all’aumentare delle dosi vaccinali somministrate[61], e studi che mostrano come l’ospedalizzazione dei bambini aumenti all’aumentare delle dosi di vaccino ricevute[62]. Nell’articolo Pertussis infection in fully vaccinated children in day- care centers, Israel (“Infezione di pertosse in bambini completamente vaccinati negli asili nido in Israele”)[63] discute del caso di 46 bambini vaccinati morti di pertosse e viene ammesso nell’abstract (riassunto) che “i soggetti vaccinati possano essere portatori sani della malattia”. Questo è molto importante perché il concetto della cosiddetta immunità di gregge viene ad esse inficiato. Se anche tutti fossimo vaccinati, non è detto che per questo l’infezione non potrebbe circolare. Con le vaccinazioni sicuramente si ottengono grandi profitti, lucrando non più solo sulle malattie attuali dei malati, ma persino su quelle ipotetiche future delle persone attualmente sane. Occorre ricordare che negli anni ‘40 il dottor Nouveau scoprì che il cloruro di magnesio guariva la polio e le altre malattie infettive tipiche dell’infanzia, ma proprio in quei tempi si lavorava alacremente alla preparazione dei vaccini, e di lì a non molto iniziarono le prime campagne di vaccinazione di massa contro la poliomielite. È evidente che curare solo quelli che si ammalano, con un prodotto a bassissimo costo (come il cloruro di magnesio) non produce business, non produce un alto volume di affari per le industrie farmaceutiche. Vaccinare tutti invece, ovvero vendere un preparato farmacologico a tutti i soggetti sani, è molto ma molto redditizio Vaccinare un bambino quando il sistema immunitario non è ancora formato può essere rischioso, e l’usanza delle vaccinazioni multiple (esavalenti, trivalenti, pentavalenti) moltiplica questo rischio. La dottoressa Usman e la dottoressa Campbell McBride, due autorità nel campo della cura e della prevenzione dell’autismo, sconsigliano le vaccinazioni multiple e consigliano di verificare lo stato del sistema immunitario prima delle vaccinazioni. E questo è un altro grosso problema; le vaccinazioni vengono fatte a tappeto senza nessun controllo preliminare sullo stato del sistema immunitario del bambino e delle sue possibili allergie a dei componenti vaccino. E dopo tre o quattro generazioni di consumatori di antibiotici ed altri farmaci, lo stato del sistema immunitario di molti bambini è compromesso sin dalla nascita. Gli antibiotici, è noto, danneggiano la microflora intestinale, così come fanno antidolorifici, cortisonici, anti-infiammatori, pillole anticoncezionali, neurolettici. Venendo a mancare i batteri buoni proliferano quelli cattivi, e proliferano anche i lieviti come la Candida. Il guaio è che la madre trasmette al figlio la sua microflora e quindi il danno si trasmette di madre in figlio e finisce per aggravarsi di generazione in generazione. Secondo studi recenti l’80% del funzionamento del sistema immunitario dipende dall’equilibrio della microflora intestinale sia direttamente che indirettamente. I batteri amici ci aiutano a digerire i cibi ed assorbire il nutrimento, ed una loro carenza porta a deficit nutritivi: il sistema digestivo, il sistema immunitario e molte altre funzioni del nostro organismo vengono così compromesse. L’articolo Nasopharyngeal microbiota in infants with acute otitis media[64], ci informa che il microbiota nasofaringeo degli infanti cambia in maniera significativa anche dopo ad esposizione agli antibiotici ed al vaccino eptavalente “conjugated pneumococcal polysaccharide vaccine” (PCV7). Sembra la conferma che anche i vaccini contribuiscono a danneggiare la microflora dell’intestino.  Ma come se non bastasse la disbiosi intestinale, ovvero questo squilibrio della flora intestinale, predispone allo sviluppo della parassitosi, dell’infestazione da parte di vermi parassiti, che a loro volta possono danneggiare il sistema immunitario e quello digestivo, oltre che causare insonnia, irritabilità, rabbia, autolesionismo, difficoltà di concentrazione. Da notare che il dottor Kalcker, ideatore con la dottoressa Maceda di un apposito protocollo antiparassitario, definisce l’autismo una “parassitosi vaccinale”: secondo lui i vaccini predispongono all’infezione dei parassiti. Ulteriori informazioni sui vaccini le potete trovare nei libri La scienza marcia e il sistema di menzogne mondiale, Dalla scienza marcia al nuovo ordine mondiale, nell’opuscolo Vitamina C, e nei libri Vaccinazioni tra scienza e propaganda e Curarsi con il magnesio (vedi l’appendice).

19 - Prevenzione del danno vaccinale

19.1 - Vitamina C e vaccini

Le campagne di vaccinazione in Australia sugli aborigeni fortemente denutriti, che assumevano dal cibo pochissima vitamina C, è stata un disastro, con fortissime reazioni avverse e molti morti dopo la vaccinazione. Il dottor Robert F. Cathcart, nel suo articolo Vitamin C, titration to bowel tolerance, anascorbemia, and acute induced scurvy[65], lega i casi di “sindrome da morte in culla” (SIDS) a carenza di vitamina C; se è vero che la SIDS può essere correlata al vaccino[66] ne possiamo probabilmente dedurre che la vitamina C è protettiva almeno rispetto ad alcuni effetti collaterali dei vaccini. Inoltre è plausibile che la reazione al vaccino causi delle reazioni fisiologiche che consumino la nostra scorta di vitamina C. L’articolo Elevated blood histamine caused by vaccinations and Vitamin C deficiency may mimic the shaken baby syndrome[67] ci mostra infatti il rischio derivante dalla carenza di vitamina C e dal concomitante alto livello di istamina nel sangue scatenato dalla vaccinazione. A ulteriore conferma cito il dottor Thomas E. Levy che in un suo articolo intitolato Vitamin C deficiency puts you at risk for vaccine damage (“La carenza di vitamina C di mette a rischio di danno vaccinale”)[68] scrive: La Vitamina C è l’ottimo antidoto non specifico per tutte le tossine e per lo stress ossidativo[69]. Non ci sono tossine note che la vitamina C non possa neutralizzare, e sono state esaminate davvero molte tossine. La ragione per questo è che tutte le tossine infliggono il loto effetto tossico incrementando lo stress ossidativo in una o più aree del corpo. Questo significa che importanti biomolecole vengono ossidate e perdono la loro funzione. La Vitamina C può sia neutralizzare la tossina direttamente che riparare il danno da stress ossidativo se la tossina non viene neutralizzata prima.

Da notare anche il fatto che l’integrazione di vitamina C (almeno nei porcellini d’India) non solo aumenti gli anticorpi prodotti dopo la vaccinazione, ma che difenda dall’anafilassi sistemica (una grave reazione che può portare anche alla morte)[70]. 19.2 - Equilibrio della flora intestinale e vaccini

Quanto già detto sulla disbiosi intestinale (ed ampiamente sviluppato nel libro Alimentazione, disbiosi intestinale e parassitosi) mostra che un sistema immunitario equilibrato si fonda su una flora intestinale equilibrata. Se il sistema immunitario è squilibrato, l’organismo è più soggetto al danno vaccinale. Il metodo GAPS della dottoressa Campbell aiuta a riequilibrare le difese dell’organismo e a tollerare meglio sia i vaccini che le cure antibiotiche (quando siano necessarie). Una valutazione del funzionamento del sistema immunitario o della microflora intestinale possono aiutare a comprendere se un organismo potrebbe essere più o meno suscettibile al danno vaccinale.



20 - I pilastri della malattia (2): le radiazioni elettromagnetiche

Le radiazioni da cellulari e wi-fi sono state “messe sul mercato” senza che nessuno si preoccupasse del principio di precauzione, non diversamente da come in precedenza si era fatto con le onde radio per la trasmissione delle trasmissioni radiotelevisive, anche’esse notoriamente dannose. Per chi non sapesse o non ricordasse, segnalo il caso delle antenne di Radio Maria, accusate di produrre leucemia e linfomi, come riporta un articolo di Repubblica intitolato Radio Vaticana, una perizia conferma il nesso tra le onde delle antenne e i tumori nei bimbi[71]: Nel 2005 la sentenza storica, con condanne simboliche, per il reato 674 del codice penale, "gettito pericoloso di cose". (…) Nel dossier si legge che poiché la leucemia è una patologia "relativamente rara" negli adulti, l'esposizione di lungo periodo (oltre dieci anni) alle antenne di Radio Vaticana per i bambini fino a 14 anni di età, che hanno abitato nella fascia tra 6 e 12 km dalle antenne, ha determinato un eccesso di incidenze di leucemie e linfomi.

Anche nel caso degli ormoni presenti nella carne degli animali ingrassati grazie alla somministrazione artificiale di tali sostanze, si sono dovuti aspettare molti anni prima che i dati scientifici si accumulassero fino a rendere chiaro alla scienza (e quindi anche all’opinione pubblica) quanto fossero dannosi. Ma di fronte ad interessi economici (per non parlare di altro) qualsiasi precauzione va accantonata. Adesso, come nel caso della carne gonfiata dagli ormoni, l’evidenza sui danni causati da tali radiazioni va accumulandosi. E se gli studi commissionati dalle compagnie di telefonia mobile (quelle che vendono il servizio) mostrano un leggero aumento di rischio di contrarre certi tipi di cancro, gli studi portati avanti da studiosi indipendenti mostrano un aumento di rischio decisamente maggiore. Del resto basta barare con i dati, scegliere opportunamente i campioni su cui operare i calcoli statistici, per potere “dimostrare” ciò che si vuole. Se ad esempio le persone che usano il telefono portatile vengono messe tra gli utilizzatori della telefonia mobile si ottengono risultati più preoccupanti. Se tali persone vengono inserite nel gruppo di controllo, si aumenta artificialmente il tasso di tumori nel gruppo di controllo “non esposto alla radiazione”. Molti dei seguenti articoli sono purtroppo compiuti su animali, anche perché purtroppo è difficile trovare ormai esseri umani che non usino cellulari e wi-fi o che non siano sottoposti alla fruizione passiva di tale tecnologie. Alcuni di questi esperimenti sono anche crudeli (i topi vengono alla fine “sacrificati” ovvero uccisi). Ma vi sono anche sono studi in vivo su cellule e tessuti umani. Per quanto io roditori siano differenti da noi bisogna anche dire che non ci sono molti motivi per sospettare una differente risposta alle radiazioni da parte delle cellule umane; in ogni caso, dal momento che prima dell’approvazione di un farmaco lo si testa sugli animali, anche solo utilizzando la logica corrente (secondo la quale un farmaco viene scartato quando si notano effetti dannosi nelle cavie che lo assumono), la tecnologia dei cellulari e dei wi-fi dovrebbe essere resa illegale. Consultando le ricerche scientifiche condotte sull’argomento, per esempio partendo da dall’archivio pubmed, si scopre che la maggior parte di esse riferiscono di effetti dannosi causati da tali radiazioni, sia sui tessuti (spesso tramite il meccanismo dello “stress ossidativo”[72]) che sull’espressione dei geni del DNA[73]. Una minoranza di articoli mostrano che tali radiazioni non hanno influenza su alcuni aspetti della fisiologia animale, mentre altri parlano di effetti possibili ma non molto chiari e invocano studi più precisi sull’argomento. Il quadro che ne viene fuori è oltremodo preoccupante. Alcuni dei motivi per i quali studi apparentemente simili portano a risultati opposti, viene chiarito da alcuni articoli che mostrano come l’effetto biologico delle radiazioni dipende da cellula a cellula, da tessuto a tessuto[74], o per dirla in termini tecnici, dal genoma (l’insieme dei geni) e dal proteinoma (l’insieme delle proteine) cellulare[75]. Del resto persino un ente ufficiale come l’Organizzazione Mondiale per la Sanità ha stabilito, il 31 maggio 2011 che le radiofrequenze, comprese quelle dei cellulari e dei wi-fi, sono un possibile cancerogeno umano a causa dell’aumento di rischio di contrarre glioma (una forma maligna di cancro al cervello) associato all’uso del cellulare[76]. La presa di posizione dell’OMS di per sé dovrebbe essere sufficiente a generare un atteggiamento di preoccupazione e di precauzione nell’uso di tali tecnologie. Anche l’assemblea parlamentare della Commissione Europea ha approvato una risoluzione (n. 1815 del 2011) che invita tra l’altro a utilizzare nelle scuole collegamenti via cavo piuttosto che wireless[77]. La corte di cassazione , dal canto suo, ha confermato con una sua sentenza che ci sono motivi medico-scientifici per riconoscere almeno nel caso in oggetto, il nesso di causa-effetto tra uso professionale del cellulare e tumore al cervello[78]. Il fatto che nei pressi delle più potenti antenne per la telefonia mobile ci sia una “epidemia” di cancro è ugualmente significativo e preoccupante. L’articolo 14 die of cancer in seven years living next to phone mast with highest radiation levels in UK, ci informa per l’appunto che sono avvenute 14 morti per cancro in sette anni fra le persone che vivevano vicino ad una torre per le antenne dei cellulari coi più alti livelli di radiazione nella Gran Bretagna, e che altri 20 residenti hanno sviluppato tumori negli ultimi 7 anni, ma sono sopravvissuti[79]. E adesso veniamo agli articoli scientifici, a partire da Acute effects of 30 minutes of exposure to a smartphone call on in vitro platelet function[80], il quale ci informa che con un esperimento in vivo (ovvero su cellule e tessuti umani isolati dall’intero organismo) si sono riscontrati modificazioni significative della forma e della funzionalità delle piastrine sanguigne dopo una esposizione di 30 minuti alla radiazione di uno smartphone. L’articolo Effects of Long Term Exposure of 900-1800 MHz Radiation Emitted from 2G Mobile Phone on Mice Hippocampus- A Histomorphometric Study[81], mostra che in seguito all’esposizione a lungo termine ad una radiazione 2G (compresa tra i 900 e i 1800 Mhz) emessa da cellulari si sono osservate delle modificazioni nelle cellule nervosa dell’ippocampo: minore densità di neuroni e minore dimensione del diametro del nucleo di tali cellule. L’articolo Effect of mobile phone radiation on pentylenetetrazole-induced seizure threshold in mice[82] dimostra che in seguito ad esposizione prolungata alle frequenze elettromagnetiche dei cellulari si verifica un abbassamento della soglia di innesco degli attacchi epilettici indotti dal pentilenetetrazolo nei topi. L’articolo Radiofrequency radiation (900 MHz)-induced DNA damage and cell cycle arrest in testicular germ cells in swiss albino mice[83] mostra che la radiazione da 900 Mhz causa danni alle cellule seminali nei testicoli dei topi (sebbene un certo grado di recupero si nota dopo la sospensione definitiva dell’irradiazione. L’articolo Effects of long-term exposure to 900 megahertz electromagnetic field on heart morphology and biochemistry of male adolescent rats[84], ci informa che in seguito all’esposizione di maschi di ratto alle frequenze di 900 MHz per un’ora al giorno nel corso dell’adolescenza si è indotto uno stress ossidativo che ha causato alterazioni strutturali nei tessuti cardiaci. Lo stesso team di studiosi ha rilevato che lo stesso tipo di esposizione nell’adolescenza ha causato danneggiamento al midollo spinale degli animali[85]. Simili risultati si sono ottenuti esponendo femmine di ratto incinte a una radiazione di 900 Mhz per 24 ore al giorno per 20 giorni di seguito (i danni al fegato causati dall’esposizione durante la vita fetale sono stati permanenti anche una volta che, cessata l’irradiazione, gli animali sono cresciuti e diventati adulti), come mostra l’articolo Lasting hepatotoxic effects of prenatal mobile phone exposure[86]. L’articolo Effects of 900 MHz electromagnetic field on TSH and thyroid hormones in rats[87] mostra che nei ratti le radiazioni da 900 MHz emesse dai telefoni cellulari diminuisce i livelli nel siero sanguigno degli ormoni TSH (ormone stimolante della tiroidee) e degli ormoni tiroidei T3 e T4. Similmente l’articolo Pulse modulated 900 MHz radiation induces hypothyroidism and apoptosis in thyroid cells: a light, electron microscopy and immunohistochemical study[88], parla chiaramente di induzione di ipotiroidismo e apoptosi (“suicidio”) delle cellule della tiroide dei ratti. L’articolo 900 MHz pulse-modulated radiofrequency radiation induces oxidative stress on heart, lung, testis and liver tissues[89], mostra che le radiazioni emesse da cellulari e antenne causa danno da stress ossidativo nel fegato, nei polmoni, nei testicoli e nei tessuti cardiaci anche a causa della soppressione del meccanismo di difesa antiossidante. Molto preoccupanti sono i risultati dello studio Nerve cell damage in mammalian brain after exposure to microwaves from GSM mobile phones[90], che riferisce di chiare prove di danno alle cellule neuronali nella corteccia, nell’ippocampo e nei gangli basali dei ratti esposti per due ore a campi elettromagnetici da cellulari GSM di differenti intensità. L’articolo Electromagnetic fields and the blood-brain barrier (“I campi elettromagnetici e la barriera emato-encefalica”)[91] mostra che i campi elettromagnetici da radiofrequenze che aumentano la temperatura cerebrale di più di un grado centigrado possono aumentare temporaneamente la permeabilità di quella barriera che funziona da filtro per proteggere il cervello dalle tossine (e non solo); un cattivo funzionamento di tale barriera può ovviamente avere effetti negativi sul funzionamento e sulla salute del cervello, ed essere una delle concause del morbo di Alzheimer[92]. L’articolo del 2012 intitolato Microwave electromagnetic field regulates gene expression in T-lymphoblastoid leukemia CCRF-CEM cell line exposed to 900 MHz[93], afferma che la ricerca sui campi magnetici a frequenza estremamente bassa (ELF) ha mostrato in maniera consistente un aumento di rischio per la leucemia infantile. Per quanto riguarda le radiofrequenze da telefonia mobile gli autori scrivono che la ricerca è ancora in una fase iniziale “per la quantità e qualità dei dati disponibili”, anche perche la tecnologia in oggetto cambia costantemente. Per ciò che concerne invece la ricerca specifica descritta nell’articolo si riferisce di una influenza sull’espressione dei geni indotta dalle radiazioni elettromagnetiche da 900 Mhz su alcune cellule tumorali di una particolare forma di leucemia. A questo punto ci ricolleghiamo a quanto detto in apertura sul possibile danno creato dai ripetitori radiotelevisivi. Essi operano nel range dei Megahertz (frequenze pari a milioni di vibrazioni al secondo e lunghezza d’onda relativamente piccola) ma possono emettere anche le pericolose onde ELF (frequenze fino 30 Hertz, ovvero 30 vibrazioni al secondo, e lunghezza d’onda enormi)[94]. Gli elettrodotti (cavi dell’alta tensione e antenne) emettono onde di frequenza appena superiore, ed è per questo che sono state approvate normative che impongono una distanza minima di tali strutture dalle strutture abitate (purtroppo ci sono situazioni in cui case e antenne sono state posizionate in epoca antecedente all’approvazione della legge). Le “normali” radiazioni da 50 Hz (la frequenza che passa nella rete elettrica domestica) non sono infatti innocue. L’articolo Evaluation of cell viability, DNA single-strand breaks, and nitric oxide production in LPS-stimulated macrophage RAW264 exposed to a 50-Hz magnetic field[95] riferisce di danni al DNA dovuti alla contemporanea presenza di stress ossidativo e campo magnetico a 50 Hz (0,5 millitesla). L’articolo Effects of 50 Hz magnetic fields on gap junctional intercellular communication[96] mostra delle alterazioni indotte da un campo a 50 Hetz e 0,8 millitesla, che suggeriscono come certi campi magnetici possano essere promotori del cancro. L’articolo Toxic effects of 50 Hz electromagnetic field on memory consolidation in male and female mice[97] infine mostra che l’esposizione per 4 ore ad un campo di 8 Tesla e frequenza 50 Hz 4 ha “effetti devastanti sul consolidamento della memoria nei topi maschi e femmine” (ma è da notare bene l’enormità del campo, cui in realtà è difficile essere sottoposti). Detto questo occorre distinguere tra esposizione agli elettrodotti, laddove i campi magnetici variabili possono essere di intensità rilevante, ed esposizione agli elettrodomestici. Benché nel primo caso sussista ovviamente un pericolo maggiore che nel secondo, bisogna valutare da una parte l’esposizione cronica (praticamente a vita, a meno che non si passi molto tempo all’aperto) e dall’altra la distanza dagli elettrodomestici stessi. Ad una distanza inferiore a 10 cm da un apparecchio elettrico domestico può essere superato il valore considerato (limite per la sicurezza) di 100 microtesla (ovvero 0,1 mT)[98]. Il lettore capirà quindi che fa male asciugare i capelli mettendo il phon troppo vicino alla testa, avere la testa troppo vicina a monitor e schermi etc. Ma il valore limite non è uguale per tutti, in quanto ci sono persone più o meno sensibili ai campi elettromagnetici, e il limite legale non corrisponde necessariamente ad una soglia biologica, al di sotto della quale non si verifica nessun effetto. Due studi dei dottori Johansson e Gangi mostrano che anche solo stare seduti di fronte a video terminali (monito o televisione) porta ad una attivazione dei mastociti cutanei, i quali a loro volta rilasciano istamina e possono portare quindi persino ad eritemi sulla pelle dei soggetti più sensibili[99]. Di recente sono stati svolti diversi studi sull’influenza delle radiazioni elettromagnetiche sull’espressione dei geni (che può essere sopra-regolata o sotto-regolata, cioè incrementata o diminuita); una modifica del’espressione dei geni può portare ovviamente a danni conclamati. Cito a tal proposito l’articolo GFAP expression in the rat brain following sub- chronic exposure to a 900 MHz electromagnetic field signal[100] nelle cui conclusioni leggiamo che un’esposizione per due mesi a tale radiazione può danneggiare il cervello anche perché ci sono segni di una potenziale gliosi (proliferazione delle cellule dette astrociti in zone dove i neuroni sono stati danneggiati) , un fenomeno che si manifesta in diverse malattie neurologiche come l’Alzheimer e a volte anche nel morbo di Parkinson e nella Sclerosi Multipla. Le radiazioni possono anche modificare e rompere il DNA e modificare un altro equilibrio, quello tra i segnali che porta la cellula a continuare a vivere e i segnali che portano la cellula all’apoptosi[101]. Particolarmente significativo, in un’epoca in cui la fertilità sta crollando a picco, è l’articolo Electromagnetic radiation at 900 MHz induces sperm apoptosis through bcl-2, bax and caspase-3 signaling pathways in rats[102] che mostra come tali radiazioni inducano apopoptosi nello sperma. Anche il wi-fi da poco inizia ad essere studiato e si iniziano a raccogliere primi riscontri che lo stresso ossidativo del wi-fi, similmente a quello dei cellulari dipende dalla distanza della fonte di radiazioni[103]. Inoltre si è scoperto che le radiazioni del wi-fi, come quelle del cellulare riducono la mobilità delle cellule spermatiche What is harmful for male fertility: cell phone or the wireless Internet?[104]. Ma di ricerche sui danni da wi-fi, da cellulari e da antenne dedicate alla trasmissione di tali frequenze ce ne sarebbero ancora moltissime, impossibili da analizzare in questo breve spazio. Chi volesse approfondire l’argomento può consultare il sito wifiinschools[105]. Per terminare cito due articoli sulle modificazioni biologiche indotte da questo tipo di radiazioni: Microwave irradiation affects gene expression in plants[106], che mostra come anche segnali di bassa intensità e breve durata possano modificare l’espressione dei geni, e Reduced growth of soybean seedlings after exposure to weak microwave radiation from GSM 900 mobile phone and base station (“Crescita ridotta delle piantine di soia dopo esposizione a una debole radiazione di microonde da cellulari e antenne GSM 900”)[107], il cui titolo dice già tutto; nelle conclusioni si afferma in particolare che gli effetti osservati dipendono dall’intensità del campo elettromagnetico e dalla modulazione della sua ampiezza. Infine consiglio caldamente la visione di un documentario di Tele Monte Orlando Gaeta che mostra i danni subiti dalle piante di una terra vicino alla quale sono state installate antenne per la telefonia mobile[108]. NB: è in fase di sviluppo (ma già utilizzata in alcune località) una tecnologia detta li-fi che potrebbe sostituire il wi-fi, basata sull’utilizzo di particolari frequenze luminose opportunamente modulate, ma essendo una tecnologia ancora più recente e meno studiata, il principio di precauzione andrebbe applicato a maggior ragione in questo caso. L’articolo DNA breathing dynamics in the presence of a Terahertz field[109] indica che le onde Terahertz utilizzate per questa trasmissione dati, potrebbero essere pericolose per il DNA influendo negativamente sulla sua replicazione e la sua espressione genetica.



21 - Protezione dalle radiazioni elettromagnetiche e dalle radiazioni ionizzanti

Per quanto detto prima, e come è notorio, la vitamina C è utile a combattere almeno parzialmente il danno causato dalle onde elettromagnetiche rimediando allo stress ossidativo. Il dottor Pantellini ha affermato dal canto suo che l’ascorbato di potassio (un sale dell’acido ascorbico, ovvie una forma della vitamina C) sia utile anche in caso di radiazioni ionizzanti (radiazioni nucleari e raggi x). Ovviamente anche altri antiossidanti naturali possono concorrere a generare questo tipo di protezione. Molto interessanti sono al riguardo gli studi di Nicola Limardo, che da architetto si è interessato di fisica sanitaria al punto tale da riuscire a ideare e brevettare dei dispositivi Skudo che proteggono almeno in parte dalla radiazione elettromagnetiche dei cellulari (si possono semplicemente incollare al telefono) e dei “materassini” che isolano dalle radiazioni, che si possono mettere sotto il letto (per isolare la zona della casa dove si passa il maggior numero di ore) e dietro la testata (per isolare anche dalle radiazioni a 50 Hz della rete domestica). Un interruttore presente nella stanza da letto che scollega tutta la rete elettrica di quella stanza potrebbe essere un ottimo mezzo alternativo all’isolamento della testata. Di Nicola Limardo consiglio di leggere in particolare il libro Salute dell’Habitat (Anima Edizioni, 2007). Secondo quanto si legge in tale testo per diverse persone l’isolamento della zona dove si dorme è stato decisivo per curare le più svariate patologie[110]. Una cosa notevole è che, dopo avere visitato molte case e realizzato diverse bonifiche, ha scoperto che praticamente tutti i casi di bambini nati con un qualche handicap congenito sono stati concepiti in un luogo insalubre dal punto di vista delle radiazioni. Conosco diverse persone che da quando usano lo “skudo” sentono meno fastidi quando usano il cellulare. È inoltre possibile schermare le finestre dalle radiazioni esterne con particolari tende isolanti[111], ed esistono anche alcuni particolari magneti che pare riescano a “decontaminare” l’ambiente dagli effetti nocivi delle radiazioni e per difendere il proprio corpo dalle radiazioni ambientali[112]. Purtroppo so bene che è difficile dimostrare (senza ricorrere ad apparecchiature costose) se certi strumenti sono efficaci o meno, per quante siano le prove portate dal produttore. Anche alcune piante pare che aiutino a difendersi dall’elettrosmog, come l’Areca palmata, la Tillanza (Tillandsia tyanea) , il Cereus peruvianus (un cactus) e il Phylodendrum. Per quanto detto nei paragrafi precedenti le sostanze antiossidanti naturali (vitamina C, glutatione, succo di acai, frutta e verdura fresca e cruda, spremute di frutta e verdura fatte in casa, etc.) proteggono dal danno ossidativo indotto dalle radiazioni, che siano ionizzanti (Come le radiazioni nucleari) o non ionizzanti, come le radiazioni delle trasmissioni senza fili.



22 - La radiazione naturale e i danni causati dalla sua schermatura

Un ultimo punto, che viene descritto egregiamente in un interessantissimo libro di Bartolomeo Audisio intitolato Le case moderne e la salute (Nuova Ipsa Editore, 1989) è quello del rapporto tra la radiazione elettromagnetica naturale e la corretta polarizzazione delle cariche elettriche cellulari. Le nostre cellule hanno bisogno di radiazioni elettromagnetiche che sono (o almeno erano) normalmente presenti in natura ma che adesso, da quando viviamo al “riparo” di mura di cemento armato, vengono schermate. Il libro mostra prove sufficienti che indicano come queste radiazioni, presenti in misura maggiore ad alta quota (e qui il pensiero corre al mitico e longevo popolo degli Hunza), aiutano a prevenire molte malattie, che invece sono aumentate sempre più man mano che si sono sviluppate le costruzioni in cemento armato, che sono delle enormi “gabbie di faraday” che schermano dalla radiazione naturale (mentre purtroppo non riescono a schermare dalla più potente radiazione artificiale). Il rimedio proposto dall’autore consiste (oltre a passare un po’ di tempo all’aria aperta), nell’utilizzare una particolare “piastra” in materiale elettricamente isolante e facilmente elettrizzabile per strofinio, e porlo quotidianamente vicino alla zona malata per un breve periodo di tempo. Nel libro (per quanto possa essere strabiliante, e sicuramente aneddotico) vi sono testimonianze di guarigione anche dal tumore con questo semplicissimo metodo. Per i dettagli vi rimando al libro stesso[113]. Appendice: un piccolo elenco di libri e siti consigliati

Alimentazione, disbiosi intestinale e parassitosi – Corrado Penna – E- book gratuito[114] La scienza marcia e il sistema di menzogne mondiale – Corrado Penna – E- book gratuito[115] Bonifica dentale – A cura di Lorenzo Acerra e Corrado Penna – E-book gratuito[116] Dalla scienza marcia al nuovo ordine mondiale – Corrado Penna – E-book gratuito[117] Vitamina C – rassegna di studi scientifici a cura di Corrado Penna – E- book gratuito[118] Zolfo e zolfo organico – traduzione a cura di Corrado Penna – E-book gratuito[119] Il mal di glutine (seconda edizione) – Lorenzo Acerra – E-book gratuito )[120] Intestino sano con la dieta dei carboidrati specifici – Elaine Gotschall – Macro Edizioni La Sindrome Psico-Intestinale – Natasha Campbell-McBride – Holocleanse La cura di tutte le malattie – Hulde Regehr Clark – Macro Edizioni La cura di tutti i cancro avanzati – Hulde Regehr Clark – Macro Edizioni Gurire il cancro con il metodo Gerson – Charlotte Gerson, Beata Bishop – Macro Edizioni Ripulire i propri organi – Simone Pellizzari – Il punto d’incontro Il mal di latte – Lorenzo Acerra – Macro Edizioni Vaccinazioni tra scienza e propaganda – F. Ambrosi, C. Rosa, C Benatti – Il leone Verde Curarsi con il magnesio – Raul Vergini – Red Edizioni Magnesio – Lorenzo Acerra – Macro Edizioni Attacco all’asma e non solo – Fiamma Ferraro – Bis edizioni Neuralterapia - Le infiltrazioni antidolorifiche che curano dolori reumatici, mal di testa, nevralgie – Paolo Cataldi – Red Edizioni Cucina energetica e curativa – Ferenc Holecz – Tecniche Nuove Andreas Mortiz – Guarire il fegato con il lavaggio epatico – Macro Edizioni Metamedicina, ogni sintomo è un messaggio – Claudia Rainville – Amrita La mente che guarisce – Douglas Colligan, Steven Elliot Locke – Giunti La scienza dell’intenzione – Lyne McTaggart – Macro Edizioni La medicina sottosopra, e se Hamer avesse ragione? - Giorgio Mambretti, Jean Seraphin – Amrita Il capovolgimento diagnostico, la genesi delle malattie e in particolare del cancro – Ryke Geerd Hamer – Amici di Dirk Ilsegreto della personalità - Sondra Roy, Bob Mandel - Armenia Parto e nascita senza violenza - Lorenzo Braibanti – Red edizioni Sugar Blues – William Dufty - Macro edizioni Sugar Blues 2 – Lorenzo Acerra - Macro edizioni Guarire i sintomi noti come autismo – Kerri Rivera – (di prossima pubblicazione) Abbracciamolo subito! – Michel Odent – Red Edizioni Il digiuno può salvarti la vita – Herbert M. Shelton – Igiene Naturale Srl La dieta del dottor Mozzi – Piero Mozzi – Mogliazze Odontoiatria tossica, odontoiatria Vitale – Antonio Miclavez – Miclavez editore La Teoria di Occlusione Muscolare –Adriana Valsecchi – Ed. Valsecchi La malattia focale odontostomatogena, antiche e recenti controversie sull’ipotesi di una correlazione tra i foci infettivi del cavo orale e alcuni tipi di patologie – Antonio Nicolin – Edizioni Martina Toxic dentistry exposed – Graeme Robert Munro-Hall – Bertrams Print on Demand



Siti internet

http://neuralterapia-in-italia.webs.com/ – Neuralterapia http://www.ilrebirthing.it/ – Rebirthing http://codicepaleo.com/ http://www.paleodiet.it/  http://paleopertutti.blogspot.it/

http://www.andreaskalcker.com/en/health/parasite/116-parasite.html – Protocollo antiparassitario Kalcker-Maceda

http://tuttocrudo.blogspot.it/2008/07/shankprakshalan-la-depurazione.html – Shankprakshalan, lavaggio intestinale ayurvedico con acqua e sale



----------------------- [1] http://www.buteyko.it/. [2] http://tuttocrudo.blogspot.it/2008/07/shankprakshalan-la- depurazione.html. [3] CD è un acronimo che indica il Biossido di cloro (Chlorine Dioxid in inglese), prodotto boicottato dalla medicina ufficiale e dalle case farmaceutiche, che vogliono far credere che sia nient’altro che “candeggina”, mentre si tratta di ben altro composto chimico. Il suo uso per ingestione orale in piccole quantità è stato dimostrato sicuro per l’essere umano, ma una sua eventuale assunzione va fatta secondo uno schema graduale ed un preciso protocollo. Riscoperto per uso medico da Jim Humble, è stato estensivamente studiato ed utilizzato da Kerri Rivera, autrice del libro “Guarire i sintomi noti come autismo” che illustra il protocollo CD ed anche il protocollo antiparassitario Kalcker. [4] http://www.andreaskalcker.com/en/health/parasite/116-parasite.html, vedi anche le informazioni contenute nel libro Alimentazione, disbiosi intestinale e parassitosi. [5] http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/ESTERI/pesce_spada_donne_incinte_mercu rio/notizie/739687.shtml. [6] Pubblicato su Acta Neuropathologica 1972;21(3):179-84, autori Chang L W, Hartmann H A; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/5056005. [7] http://www.cristianadistefano.it/consigli_rimozione.html. [8] http://dioni.altervista.org/dioni_0374.html. [9] http://www.lotus-xe.com/home.htm. [10] http://www.mineral-test-sas.com/. [11] Pubblicato su Journal of Dental Research 1998 Mar;77(3):461-71, autori Kingman A, Alnbertini T, Brown L J; abstract su http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9496919, articolo completo su http://jdr.sagepub.com/content/77/3/461 [12] Pubblicato su Journal of Dental Research 1985 Aug;64(8):1069-71, autori Vimy M J, Lorscheider F L; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/3860538. [13] Pubblicato su Swed Dent J. 1987;11(5):179-87, autori Nylander M, Friberg L, Lind B; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/3481133. [14] Pubblicato su J Prosthet Dent. 1987 Dec;58(6):704-7, autori Eggleston D W, Nylander M; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/3480359. [15] Pubblicato su Journal of Biomedicine and Biotechnology. 2012; 2012: 949048, autori Bruna Fernandes Azevedo, Lorena Barros Furieri et al.; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3395437/. [16] Pubblicato su American Journal Am J Psychotherapy. 1989 Oct;43(4):575- 87, autore Siblerud R L; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/2618948. [17] Pubblicato su Federation proceedings 1975 Aug;34(9):1858-67, autori Evans H L, Laties V G, Weiss B; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1149894. [18] Pubblicato su Toxicol Lett. 1983 Jun;17(1-2):113-6, autori Lauwerys R, Bernard A, Roels H, Buchet J P, Gennart J P, Mahieu P, Foidart J M; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6684809. [19] Pubblicato su International Journal of Risk & Safety in Medicine, 4 (1994) 229-236, autori Olle Redhe, Jaro Pleva; http://toxcenter.org/artikel/Amyotrophic-lateral-sclerosis-Recovery-from- allergy-after-removal-of-dental-amalgam-fillings.pdf. [20] http://www.ttsvgel.it/download/89-intossicazioni-da- amalgama.html?showall=&start=5. [21] Pubblicato su Journal of Neuroinflammation 2010, 7:20, autori Duraisamy Kempuraj, Shahrzad Asadi et al.; http://www.jneuroinflammation.com/content/7/1/20. [22] Pubblicato su Acupuncture & Electrotherapeutics Research. 1995 Aug- Dec;20(3-4):195-229, autori Omura Y, Beckman S L; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8686573. [23] http://articles.mercola.com/sites/articles/archive/2012/02/18/dangers- of-root-canaled-teeth.aspx?e_cid=20120218_DNL_art_1. [24] http://scienzamarcia.altervista.org/denti.doc. [25] http://www.glidewelldental.com/dentist/chairside/issues/fall2011/figures-in- dentistry-spotlight.aspx. [26] Pubblicato su International Journal of General Medicine, 2013 Apr 22;6:277-90, autori J. Lechner, V. von  Baehr; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3636973/. [27] http://www.praktijksolleveld.nl/publicaties/Thirdmolars.pdf. [28] Pubblicato su Nihon Hifuka Gakkai Zasshi. 1989 Nov;99(12):1243-54, autore Nogi N; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/2622059. [29] Pubblicato su Journal of Oral Rehabilitation 1977 Jan;4(1):23-7, autori Wang Chen C P, Greener E H; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/265360. [30] Pubblicato su Deutsche medizinische Wochenschrift 1992 Nov 13;117(46):1743-7, autori Willershausen-Zönnchen B, Zimmermann M, Defregger A, Schramel P, Hamm G; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1425293. [31] Compendium. 1993 Oct;14(10):1302, 1304, 1306-7, autori Owens B M, Schuman N J; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8118833. [32] Pubblicato su Journal of Dental Research (Impact Factor: 4.14). 02/1994; 73(1):33-43, autori S. Olsson, A. Berglund, M. Bergman; abstract reperibile su http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8294616 , articolo completo su http://www.researchgate.net/publication/14903915_Release_of_Elements_due_to_ Electrochemical_Corrosion_of_Dental_Amalgam. [33] http://www.ttsvgel.it/download/89-intossicazioni-da- amalgama.html?showall=&start=9. [34] http://www.drfedericopalermo.it/correnti-endorali-e-vegatest.html. [35] Pubblicato su Journal of Periodontology December 2003, Vol. 74, No. 12, Pages 1764-1770, autori Kozue Hasegawa, Yasushi Furuichi et al.; http://www.joponline.org/doi/abs/10.1902/jop.2003.74.12.1764. [36] Pubblicato su Oral biology and dentistry 2014; 2:4. autori Kimihiro Igari1, Toshifumi Kudo et al.; http://www.hoajonline.com/oralbioldent/2053- 5775/2/4. [37] Pubblicato su Clinical Microbiology Reviews, autori Xiaojing Li, Kristin M. Kolltveit1, Leif Tronstad, Ingar Olsen; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC88948/. [38] Pubblicato su Malaria Journal 2006, 5:85, autori Ian A Clark, Alison C Budd, Lisa M Alleva, William B Cowden; http://www.malariajournal.com/content/5/1/85. [39] http://www.amazon.com/The-Gluten-Syndrome-Wheat-Causing/dp/0473124726.

[40] Pubblicato su Medical Hypotheses 2009 Sep;73(3):438-40; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19406584. [41] Pubblicato su Nutritional Neuroscience, 3: 1, 57 - 7(2000), autori Cade Robert, Privette Malcolm, Fregly Melvin, Rowland Neil, Sun Zhongjie Zele Virginia, Wagemaker Herbert ed Edelstein Charlotte; http://www.fooddetective.pl/download/No%2038.%20Cade%20Autism%20and%20Schizo phrenia%20Paper.pdf. [42] Pubblicato su Journal of Allergy and Clinical Immunology. 1997 Jan;99(1 Pt 1):124-33, autori Werfel T, Ahlers G, Schmidt P, Boeker M, Kapp A, Neumann C; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9003220. [43] Pubblicato su Lancet. 1996 Oct 5;348(9032):926-8, autori Cavallo M G, Fava D, Monetini L, Barone F, Pozzilli P; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8843812. Nell’abstract dell’articolo leggiamo: “l’associazione tra il diabete dipendente da insulina e la precoce assunzione di latte vaccino può essere spiegata dalla generazione di una specifica risposta del sistema immunitario alla beta-caseina. L’esposizione al latte vaccino innesca una risposta immunitaria cellulare ed umorale che può avere una reazione incrociata con un antigene della cellule beta. É interessante notare che esistono omologie di sequenza tra la beta caseina e diverse molecole delle cellule beta”. [44] Pubblicato su Diabetologia. 1999 Mar;42(3):292-6, autori Elliott R B, Harris D P, Hill JP, Bibby N J, Wasmuth H E; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10096780. [45] Pubblicato su Methods. 2014 Mar 1; 66(1): 22–33, autori Hochwallner H, Schulmeister U, Swoboda I, Spitzauer S, Valenta S; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3969108/. [46] http://www.breakingtheviciouscycle.info/p/about-the-author/.

[47] https://archive.org/details/laymanshandbooko00cabo. [48] http://www.buteyko.it. [49] http://culture.you-ng.it/2013/07/06/studio-olandese-parto-in-casa-piu- sicuro-di-quello-in-ospedale/. [50] http://epidurale.blogspot.it/2011/08/olanda-paese-che-vai-parto-che- trovi.html. [51] http://www.disinformazione.it/sv40.htm [52] Pubblicato su Expert Review of Clinical Immunology, 2013 Apr;9(4):361- 73, autori Vera-Lastra O, Medina G, Cruz-Dominguez Mdel P, Jara LJ, Shoenfeld Y; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23557271. [53] Vedi gli articoli scientifici citati a tal proposito nel libro Alimentazione, disbiosi intestinale e parassitosi; http://scienzamarcia.altervista.org/disbiosi.doc [54] Pubblicato su Food and Chemical Toxicology 1993 Mar;31(3):183-90, autori Gajdová M, Jakubovsky J, Války J; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8473002. Nell’articolo si segnalano lo sviluppo di ovaie senza corpo luteo, la degenerazione dei follicoli ed altri problemi all apparato riproduttivo. [55] Premature ovarian failure 3 years after menarche in a 16-year-old girl following human papillomavirus vaccination, pubblicato su British Medical Journal Case Reports 2012, auenerazione dei follicoli ed altri problemi all’apparato riproduttivo. [56] Premature ovarian failure 3 years after menarche in a 16-year-old girl following human papillomavirus vaccination, pubblicato su British Medical Journal Case Reports 2012, autori Deirdre Therese Little, Harvey Rodrick Grenville Ward; http://casereports.bmj.com/content/2012/bcr-2012- 006879.abstract.

[57] Vedi per esempio i 5 casi di aborto segnalati nell’articolo Fick vaccinet – barnet dog, pubblicato sul giornale svedese Aftonbladet il 2009- 12-05; http://www.aftonbladet.se/nyheter/article12170774.ab. Nell’articolo si descrive di un caso di aborto correlato al vaccino e si fa cenno agli altri 4 casi precedenti. [58] Antibodies to squalene in Gulf War syndrome, pubblicato su Experimental and molecular pathology 2000 Feb;68(1):55-64, autori Asa P B, Cao Y, Garry R F; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10640454. Antibodies to squalene in recipients of anthrax vaccine, pubblicato su Experimental and molecular pathology 2002 Aug;73(1):19-27, autori Asa P B, Wilson R B, Garry R F; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12127050. [59] Per esempio il primo firmatario dell’articolo Vaccines with the MF59 adjuvant do not stimulate antibody responses against squalene (“I vaccine con l’adiuvante MF59 non stimolano risposte anticorporali contro lo squalene”) pubblicato su Clinical and Vaccine Immunology 2006 Sep;13(9):1010-3, è Del Giudice Giuseppe, che ai tempi della ricerca lavorava al Centro di Ricerca di Siena della Novartis Vaccini. [60] http://dionidream.wordpress.com/2013/01/17/i-bambini-vaccinati- rischiano-di-sviluppare-fino-al-500-di-patologie-in-piu-rispetto-ai-non- vaccinati/. [61] Diphtheria and Tetanus DTaPToxoids and AcellularPertussis Vaccine AdsorbedTripedia® http://www.fda.gov/downloads/biologicsbloodvaccines/vaccines/approvedproduct s/ucm101580.pdf. [62] Infant mortality rates regressed against number of vaccine doses routinely given: Is there a biochemical or synergistic toxicity? Pubblicato su Human & Experimental Toxicology. 2011 Sep; 30(9): 1420–1428, autori Neil Z Miller, Gary S Goldman; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3170075/. [63] Relative trends in hospitalizations and mortality among infants by the number of vaccine doses and age, based on the Vaccine Adverse Event Reporting System (VAERS), 1990–2010 Pubblicato su Human & Experimental Toxicology. 2012 Oct;31(10):1012-21, autori Goldman GS, Miller NZ; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3547435/. [64] Pubblicato su Emerging Infectious Diseases. 2000 Sep-Oct; 6(5): 526–529, autori I. Srugo, D. Benilevi et al.; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2627963/. [65] Pubblicato su Journal of infectious diseases, 2012 Apr 1;205(7):1048- 55, autori Hilty M, Qi W, Brugger SD, Frei L, Agyeman P, Frey P M, Aebi S, Mühlemann K; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22351941. [66] Pubblicato su Medical Hypotheses 2004;62(4):533-6, autore Clemetson CA; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15050101. [67] Possible temporal association between diphtheria-tetanus toxoid- pertussis vaccination and sudden infant death syndrome, pubblicato su Pediatric Infectious Disease 1983 Jan-Feb;2(1):7-11, autori Baraff LJ, Ablon WJ, Weiss RC; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6835859. Sudden infant death following hexavalent vaccination: a neuropathologic study, pubblicato su Current Medicinal Chemistry 2014 Mar;21(7):941-6, autori Matturri L, Del Corno G, Lavezzi AM; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24083600. . [68] Pubblicato su Medical Hypothesis 7:1359-1376, 1981; http://www.medical- hypotheses.com/article/0306-9877(81)90126-2/pdf. [69] http://www.naturalhealth365.com/vaccine_damage.html/. [70] Uno squilibrio dovuto ad un eccesso di sostanze ossidanti, le quali a loro volta creano radicali liberi i quali possono creare danno a livello cellulare. [71] Enhancement of antibody production and protection against systemic anaphylaxis by large doses of vitamin C, pubblicato su Research Communication in Chemical Pathology and Pharmacology. 1982 Nov;38(2):313- 33, autori Feigen GA, Smith BH, Dix CE, Flynn CJ, Peterson NS, Rosenberg LT, Pavlović S, Leibovitz B; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/7163630.. [72] Pubblicato il 13 luglio 20120; http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/07/13/news/onde_elettromagnetiche- 5565454/. [73] Uno squilibrio dovuto ad un eccesso di sostanze ossidanti, le quali a loro volta creano radicali liberi i quali possono creare danno a livello cellulare. [74] L’espressione del gene indica che viene codificata la molecola (generalmente una proteina) indicata dalle informazioni contenute nel gene stesso. [75] Gene expression changes in human cells after exposure to mobile phone microwaves, pubblicato su Proteomics 2006 Sep;6(17):4745-54, autori Remondini D, Nylund R, et al.; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16878293. [76] Mobile phone radiation causes changes in gene and protein expression in human endothelial cell lines and the response seems to be genome- and proteome-dependent, pubblicato su Proteomics 2006 Sep;6(17):4769-80, autori Nylund R, Leszczynski D; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16878295. [77] Vedi per esempio l’articolo Oms, verdetto su cellulari e wireless "Potrebbero causare il cancro", pubblicato su Repubblica il 31 maggio 2011; http://www.repubblica.it/salute/ricerca/2011/05/31/news/oms_i_cellulari_poss ono_causare_il_cancro-17035258/. [78] http://assembly.coe.int/nw/xml/XRef/Xref-XML2HTML- en.asp?fileid=17994&. [79] Vedi l’articolo “Quel tumore è per l’abuso di cellulare". La Cassazione riconosce legame e danno pubblicato 18 ottobre 2012 su Repubblica e scritto da Riccardo Stagliano; http://www.repubblica.it/salute/2012/10/18/news/cassazione_riconosce_danno_d a_abuso_di_cellulare-44780091/. [80] Pubblicato il 23 giungo 2008 sul Daily Mail e scritto da Rebecca Camber; http://www.dailymail.co.uk/health/article-1027699/14-die-cancer- seven-years-living-phone-mast-highest-radiation-levels-UK.html. [81] Pubblicato su Blood Transfusion. 2016 May 6:1-5 [Epub ahead of print], autori Lippi G, Danese E, Brocco G, Gelati M, Salvagno GL, Montagnana M; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27177410. [82] Mobile phone radiation causes changes in gene and protein expression in human endothelial cell lines and the response seems to be genome- and proteome-dependent, pubblicato su Proteomics 2006 Sep;6(17):4769-80 Nylund R, Leszczynski D. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16878295. [83] Pubblicato su Iranian Journal of Basic Medical Science 2016 Jul;19(7):800-3, autori Kouchaki E, Motaghedifard M, Banafshe HR; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27635206. [84] Pubblicato su Toxicology and Industrial Health. 2016 Oct 13 [Epub ahead of print], autori Pandey N, Giri S, Das S, Upadhaya P; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27738269. [85] Pubblicato su Biotechnic & Histochemistry 2016 Aug 11:1-10. [Epub ahead of print], autori Kerimoğlu G, Mercantepe T, Erol HS, Turgut A, Kaya H, Çolakoğlu S, Odac E. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27715326. [86] Adverse effects in lumbar spinal cord morphology and tissue biochemistry in Sprague Dawley male rats following exposure to a continuous 1-h a day 900-MHz electromagnetic field throughout adolescence, pubblicato su Journal of Chemical Neuroanatomy 2016 Sep 17;78:125-130 [Epub ahead of print], autori Kerimoğlu G, Aslan A, Baş O, Çolakoğlu S, Odac E; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27650207. [87] Pubblicato su Journal of Maternal Fetal & Neonatal Medicine 2016 Aug 10:1-5. [Epub ahead of print], autori Yilmaz A, Tumkaya L, Akyildiz K, Kalkan Y, Bodur AF, Sargin F, Efe H, Uydu HA, Yazici ZA; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27427155. [88] Pubblicato su Toxicology Letters 2005 Jul 4;157(3):257-62, autori Koyu A, Cesur G, Ozguner F, Akdogan M, Mollaoglu H, Ozen S; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15917150. [89] Pubblicato su International Journal of Radiation Biology 2010 Dec;86(12):1106-16, autori Eşmekaya MA, Seyhan N, Ömeroğlu S; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20807179. [90] Pubblicato su General Physiology and Biophysics, 2011 Mar;30(1):84-9, autori Esmekaya MA, Ozer C, Seyhan N; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21460416. [91] Pubblicato su Environmental Health Perspective 2003 Jun;111(7):881-3; discussion A408, autori Salford LG, Brun AE, Eberhardt JL, Malmgren L, Persson BR; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12782486. 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[109] Mutazioni genetiche su ortaggi, https://www.youtube.com/watch?v=mVN_br7spDQ. [110] Pubblicato su Physics Letters A, Volume 374, Issue 10, 2010, autori B. S. Alexandrov, V. Gelev, A. R. Bishop, A. Usheva, K. O. Rasmussen; https://arxiv.org/abs/0910.5294. [111] I prodotti da lui brevettati (ed anche i suoi libri) si possono acquistare sul sito http://www.geoprotex.com/wordpress/. [112] Vedi ad esempio http://www.elettrosmogtex.com/. [113] http://www.geolam.org/geolam/Prodotti/Trasmission.html?v=34. [114] http://www.geolam.org/geolam/Prodotti/Trasmission.html?v=34. [115] http://scienzamarcia.altervista.org/disbiosi.doc (per questo e-book e per i successivi, se non parte subito lo scaricamento, occorre fare click sulla scritta “QUI” alla fine della frase che compare nel browser). [116] http://scienzamarcia.altervista.org/marcia.doc. [117] http://scienzamarcia.altervista.org/denti.doc. [118] http://scienzamarcia.altervista.org/nuovo.doc. [119] http://scienzamarcia.altervista.org/vitac.doc. [120] http://scienzamarcia.altervista.org/zolfo.doc. [121] http://scienzamarcia.altervista.org/glutine.doc.

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